PINOT GRIGIO ORALE

CHIACCHIERE AL MAS DE LA FAM

Mas de la FamMas de la Fam  con questo nome di ristorante che sembra un ossimoro perchè si mangia benissimo e la fam non ha nulla a che vedere a ben vedere, ospiterà venerdì prossimo alle 17.00  l’attesissima, quantomeno da me, chiacchierata sul Pinot Grigio “Tutte le sfumature del Pinot Grigio”.

Per chi non lo sa il Ristorante è in via Stella, 18, Ravina di Trento 0461-349114.

Parlare del pinot grigio è come parlare della storia dell’Unione Sovietica. C’è dentro di tutto ed alla fine è impossibile parlarne compiutamente perchè non si può fare la storia dettagliata di tutto. Perciò finisce che se ne parla per capitoli. E allora via con il pinot grigio come mancato evocativo di una zona, come mancato descrittore del territorio, ma anche come fonte continua e cospicua di guadagno, come uniformazione del gusto, come impedimento alle selezioni di qualità.

Il Mas de la Fam organizza il classico uovo di Colombo: un assaggio di Pinot Grigio in quanto vino.

Non è una cattiva idea e dopo tanto pinot grigio orale (se ne è parlato  qui, qui, qui, qui,  su questo Osservatorio del Vino, qui, qui il post dal pazzesco numero di commenti -363!!!!qui su Trentino Wine Blog; qui invece il comunicato istituzionale sui numeri del Pinot grigio ) ecco il pinot grigio effettivo, assaggiabile.

Ci vediamo lì? Ecco il programma

Ore 17.00: breve prolusione sul tema “Pinot Grigio, commodity o descrittore del territorio?, condotta da Augusto Marasca.
Ore 17.30: inizio delle conversazioni libere fra gli intervenuti, dialoghi in libertà fra i partecipanti con un bicchiere di Pinot Grigio fra le mani. 
Ore 18,30: degustazione cieca, condotta da Marco Larentis, di 6 Pinot Grigio provenienti dal Trentino e dal mondo. Alla fine si cercherà di capire quale fra le bottiglie assaggiate sia stata prodotta con Pinot Grigio del Trentino.
Ore 19,30: Piatto unico cucinato dallo Chef del Mas dela Fam
In collaborazione con l’Associazione Cuochi del Trentino
———-
Il costo per la partecipazione a dibattito, degustazione e cena con piatto unico è di 25 euro con prenotazione, 30 euro per tutti gli altri.
Per informazioni e prenotazioni:
info@masdelafam.it
0461-349114
www.masdelafam.it

Ecco il Comunicato Stampa.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Annunci

VITIGNI COME DESCRITTORI

SUL PINOT GRIGIO COME AMBASCIATORE DEL TERRITORIO

Roverè-2012-3Cosimo Piovasco di Rondò ha rilanciato con un suo fortunato post  l’argomento di cui in visita “pastorale Fibess” (eravamo in tre) abbiamo chiacchierato con i responsabili della Cantina Sociale di Roverè della Luna, e cioè sul significato della coltivazione del pinot grigio  in quel territorio, e sul fatto che loro lo considerino il loro vino.

In particolare Trentino Wine Blog, che è e resta il maggiore e più vivace blog del vino trentino, sostiene che si è avverata la bufala secondo cui il pinot grigio sarebbe l’icona del territorio della Rotaliana; mentre invece, siccome è un vitigno ubiquitario, del territorio in generale, e di quello roveraitero in particolare,  non significherebbe niente. Le parole sono queste : “Come un’icona concettuale indiscutibile a cui affidare la rappresentazione sintetica di un territorio. Uno dei tanti, e nemmeno il più significativo, fra le migliaia di territori che nel mondo affidano le proprie fortune economiche al Pinot Grigio, dalla Val d’Adige veronese alla California.”

Un esempio di parlar chiaro, non c’è che dire.

Leggi il seguito di questo post »


ELOGIO DELLA MITEZZA

BISOGNA PROPRIO ANDARCI

Roverè-2012-1Il sottotitolo di questo blog allude al fatto che la cantina di Roverè della Luna non è in mezzo ad una grande via di comunicazione e non è nemmeno accanto a qualcosa. Lo stesso paese è un po’ fuori dalle direttrici principali. Questo, insieme a tante altre cose, costituisce per il visitatore occasionale (io ci sono andato ieri per la prima volta) uno strano e gradevole effetto di scoperta. Sembra come di essere un fortunato che ha avuto accesso ad una rarità nascosta e condivisa da pochi. Voglio dire, e vale come una specie di sommario: si va in questa cantina, inaspettatamente grande, si incontrano persone gentili, con tante nuove idee e sani dubbi, e alla fine si assaggiano anche vini buoni ad un prezzo assolutamente sottodimensionato.

La visita è sulla base di un invito. Ho già spiegato che si è trattato di un percorso tortuoso, come è tortuoso l’ultimo pezzo di strada per arrivare in cantina. Lassù, io ed i miei due amici, siamo stati accolti con calore e simpatia dal Presidente, dal Direttore e da uno dei soci conferitori che materialmente era il mio contatto. Abbiamo fatto una conversazione sul vino in generale. Si dà infatti il caso che Roverè della Luna è associata a Cavit, e una significativa parte della produzione è il pinot grigio. Ora, la loro posizione è improntata ad un autentico realismo: il canale del pinot grigio è stato una manna per loro. Ha garantito redditività alla cantina ed ai contadini. Siccome è un vino che va, e la Cavit riesce tuttora a smerciarlo, non vi è una ragione economica o commerciale per cambiare. Il problema è un certo coefficiente di incertezza per il futuro. Perchè un piano B, che tutti intorno a quel tavolo abbiamo auspicato, non c’è per ora. Quindi l’insegna è quella dell’incertezza. Non c’è un’emergenza, la cantina è sana ed il vino, fortunatamente e grazie al lavoro, si vende.

Leggi il seguito di questo post »


E IO CI SONO ANDATO

SIMPATIA SUL CAMPO

Nei giorni scorsi ho colto l’invito che Bernardino Poli (Cantina Casimiro) mi aveva fatto alla mostra mercato primaverile della FIVI, e sono passato a trovarlo nella sua cantina. Diciamo che è stato un viaggio in un Trentino antico e minore, un Trentino vero. Bernardino Poli non si ricordava minimamente chi fossi, e questo è ben naturale dato che alla mostra avevamo scambiato solo due chiacchiere.

Gli ho detto che avevo scritto un post qui sull’Osservatorio dopo quella mostra, perchè mi aveva divertito ed interessato il suo punto di vista: ma lui, e la gentilissima signora che era presente, non ne avevano la minima idea. A dimostrazione del fatto che tendenzialmente i produttori non considerano ancora internet un volano per la loro attività. Chi volesse approfondire questo argomento può guardare il sito di Armin Kobler che ha parlato spesso di questi argomenti. Per soddisfare la loro curiosità siamo andati su internet, nel suo computer lì in cantina, a cercare il post e così l’hanno visto per la prima volta.

Però questo col vino ci sa fare.  Abbiamo assaggiato insieme la schiava. Diciamo che non è’ o meglio non era, il mio vino preferito, ma quello di questa cantina qui mi piace davvero molto. Il Bernardino mi ha detto che in inverno andrebbe bevuta ad una temperatura più alta rispetto che quella che mi ha servito lui: la teoria è che in estate va bevuta da frigo, come un bianco, perchè fuori è caldo, ma d’inverno si gusta di più se consumata intorno ai 13-15 gradi, una temperatura ambiente di un locale freddo: essendo freddo fuori se ne gustano di più le caratteristiche. Caratteristiche che sono quelle di un vino debole, dal bel colore ramato chiaretto, con una buona, anzi ottima acidità, e dei profumi floreali. E’ un vino che fa pochi gradi, e quindi si presta anche ad essere bevuto senza correre troppi rischi col ritiro patente. Ed è un vino che dà soddisfazione.

Il modo amichevole e sincero con cui  il produttore me l’ha offerto è stato veramente degno di rilievo: questo mi sembra un uomo vero, tranquillo; era anche un po’ sulle spine perchè stava imbottigliando un po’ di grappa e gli stavo interrompendo il lavoro. Ma è sembrato contento di avere lì me, mi ha trattato più come un ospite che come un potenziale cliente: sinceramente non capita spesso.

Alla fine ho voluto comperare una bottiglia di Schiava ed una di Nosiola. Me le voleva anche regalare, veramente gentilissimo, ma ho insistito per pagarle. Non so se sono stato scortese, ma mi sembrava ingiusto: gli ho fatto perdere tempo, ed in fondo vendere il vino è il suo lavoro. Insomma è stato veramente un divertimento.

Mi ha anche lasciato un pieghevole con le iniziative dei mercatini di Natale a Santa Massenza. Mi sa che, (mia) moglie permettendo, una capatina dal Casimiro la faccio di nuovo.

Ultima riflessione:

ieri sul giornale l’Adige è stato pubblicato un articolo che riguarda la vendemmia in Trentino, con il sorpasso del pinot grigio come vino maggiormente prodotto: supera anche lo chardonnay, il che non capisco cosa significa, nel senso che potrebbe anche darsi che si trovi più remunerativo l’ubiquitario ed internazionale pinot grigio rispetto alla principale base-spumante. Mistero (almeno per me). I dati completi li trovate anche sul Trentino Wine Blog.

Io invece ho assaggiato e comperato schiava e nosiola! Ha ha, alla faccia di quelli che invece fanno il pinot grigio, ho voluto comperare due vini che costituiscono rispettivamente il 2,93 % pari a 31.051 quintali (la schiava) e il 0,60 % del vino Trentino 2012 pari a 6.351 quintali (La nosiola).

Faccio evidentemente parte di una minoranza, ma mi sento molto furbo: sono due vini veramente buonissimi.

Mi sa però, con questi numeri, che gli ormai pochi produttori di schiava e di nosiola, probabilmente a questo punto destinata solo al mercato interno, dovrebbero fare un fronte comune un po’ come successo in Alto Adige, secondo almeno quanto dice Aristide.

Un saluto dal vostro Primo Oratore


PREGIUDIZI DOLOMITICI

LIBERI VITICOLTORI TRENTINI E ALTRE COSE

A latere della manifestazione dei millesimati Ferrari di sabato scorso, ho avuto modo di fare due chiacchiere con Marco Zani, che fra le tante cose è anche proprietario della Maison di Castel Noarna.

Gli ho parlato così, perchè mi pareva di averlo già visto, in effetti non lo conoscenvo, e poi abbiamo ricostruito che l’ho visto ad una degustazione dei suoi vini fatta al Palazzo Roccabruna. Naturalmente lui non aveva visto il post sul vecchio Osservatorio.

Fra una chiacchiera e l’altra sono saltate fuori diverse cose curiose. Abbiamo infatti parlato della prossima manifestazione dei Dolomitici cioè del debutto in società del Ciso, il Lambrusco a Foglia Frastagliata comunitario.

A proposito dei Dolomitici -gli ho detto- mi piace la vostra esperienza, e mi sembra che contenga anche aspetti molto nobili, come il salvataggio in extremis di un vigneto che rischiava l’estinzione, la scelta di produrre l’Enantio, eccetera; ma -gli ho detto- dal punto di vista della teoria economica ho sempre un po’ di sospetto, come consumatore, nei confronti dei Club di Prodotto come i Dolomitici, perchè questo tipo di associazioni hanno l’effetto di segmentare il mercato e di costituire un gruppo che punta alla vendita del prodotto specifico ad un prezzo maggiorato (questa in realtà è l’opinione di uno dei due coautori dell’Osservatorio, che io non condivido pienamente ma l’ho espressa comunque così). So, gli ho detto, che in questo momento di crisi è già difficile venderlo il vino, altro che il prezzo, tuttavia un po’ di perplessità resta.

La sua risposta mi ha sorpreso. Innanzitutto mi ha detto che i Dolomitici non sono un club di prodotto, ma semplicemente una compagnia di amici che hanno gli stessi valori. In effetti se guardi, mi ha detto, non abbiamo nemmeno una strategia comunicativa comune, nessuno utilizza il logo in maniera significativa.

Gli ho risposto che si distinguono per essere accomunati dalla produzione biologica, e mi ha risposto che non c’è scritto da nessuna parte e che nemmeno il loro manifesto fa riferimento esplicito a questo fatto.

In effetti l’ho controllato ed è vero. DI FATTO mi sembra che siano tutti orientati al biologico o biodinamico, ma in effetti nelle carte non c’è scritto.

Ciliegina sulla torta, ma di questo non abbiamo parlato: all’epoca della degustazione fatta al Roccabruna, avevo avuto una perplessità sulla nosiola di Castel Noarna, perchè mi pareva che fosse un vino poco versato per passare in legno. Allora la pensavo in quel modo.

Adesso non sono più così categorico, ed i vini bianchi barricati mi piacciono, o meglio mi piacciono se sono buoni….

Insomma, la morale di questo post è che talvolta ho molti pregiudizi e le mie opinioni non collimano con i produttori. Il che ci può stare, perchè questa è la mia indipendenza di giudizio.

Ma è anche vero che chiacchierare con i produttori indipendenti è molto bello, perchè da loro spesso esce fuori una corrente di calore e spontaneità (come dai loro vini) che non ci sia spetterebbe. perchè è innegabile che i Dolomitici siano un club di prodotto in senso proprio, ma è innegabile che loro non la pensano così e si sentono un “club” di amici. Marco Zani è stato molto convincente.

Ho avuto una attima impressione chiacchierando con lui mi è sembrato una persona concreta e vera.

Domenica andrò sicuramente a Castel Noarna e spero di reicontrarlo, lui e i Dolomitici, a scambiare due chiacchiere in semplicità ed al di fuori delle teorie economiche.

Un saluto dal vostro PO.


CRONACHE DAI VINI AUTOCTONI – DUE

Trilogia 1.2

I VINI AUTOCTONI NON ESISTONO

Col post precedente ho tentato di delimitare il campo delle mie osservazioni. Ho anche dimostrato l’estrema vaghezza del concetto di vitigno autoctono. Ora, a parte le provocazioni, è chiaro che non ne può far parte il chardonnay, in quanto si tratta di un vitigno ubiquitario. Per quanto, a volerci ragionare un giurista che ci giustificherebbe questa cosa lo troviamo (basta pagarli..!). Per esempio il Cannonau si considera autoctono. Ma in Francia si chiama Grenache e in Spagna Garnacha: è sostanzialmente ubiquitario. Dove lo metti viene e fa anche un buon vino: non vedo in giro infatti tanti denigratori del Chateauneuf du Pape. Inoltre qualche considerazione, per esempio, sul pinot bianco penso che si potrebbe fare. L’elenco provinciale indica i vitigni ammessi ma non capisco se ciò ha attinenza con gli autoctoni.

Leggi il seguito di questo post »


CRONACHE DAI VINI AUTOCTONI

Trilogia 1.1

VINI AUTOCTONI – UNA NOZIONE VAGA

Si fa un gran parlare di vino autoctono.

Basta che voi scriviate vini autoctoni su qualsiasi motore di ricerca e ne troverete a volontà. Ci sono anche dei siti sui quali troverete elenchi di tutti i vini autoctoni italiani. Giusto a titolo di statistica, digitando su Google  “vini autoctoni” comprese le virgolette, verranno fuori Circa 129.000 risultati (0,24 secondi); senza virgolette, tenetevi forte, Circa 943.000 risultati (0,17 secondi). Quasi un milione di referenze non sono poche!

Leggi il seguito di questo post »