VINI NON INDIMENTICABILI

MARCHE NON RIMARCHEVOLI

L’anno scorso vacanza in Provenza. Comperati molti vini a caso, e tutti abbastanza per non dire piuttosto buoni. E a buon prezzo. Anche qui in Trentino (nonché Alto Adige) la media è alta. O quantomeno mi è sembrata sempre alta,quantunque mediamente più cari.

Questa volta invece qualche giorno passato nelle Marche non mi ha lasciato la stessa impressione, parlando in generale.

Va detto per onestà che ho preso vini a caso, senza star tanto a documentarmi prima. Insomma, quello che mi ricordo soprattutto, essendo giornate molto calde (sovente oltre 38°) e che ispiravano più freschi bianchi che corposi rossi, sono due vitigni, il Verdicchio dei Castelli di Jesi e il Bianchello del Metauro.

Appartiene al primo tipo un produttore strafamosissimo, cioè il Fazi Battaglia, che fa il Titulus. Un vinetto acidulo, fresco contenuto in una bottiglia indimenticabile a forma di anfora. Ma tanto è indimenticabile la forma della bottiglia, tanto è dimenticabile il vino. Niente di speciale, tirava un po’ la bocca. Ne ho bevuto tanto, anche di altre ditte, ma non me lo ricordo positivamente. Passando verso le imperdibili grotte di Frasassi ho visto anche la cantina dove lo producono. E’ bruttissima e sembra un cementificio. Ma non vuol dire, senonché il vino comunque non è buono. Sicuramente, perchè mi ricordo di averlo letto da qualche parte, ci sarà qualche verdicchio speciale, ma il consumatore medio non deve andare a cercare vini come Diogene cercava l’uomo (col lanternino intendo) e di quelli che ho trovato non serbo buoni ricordi travolgenti.

Il secondo tipo, il Bianchello del Metauro è un vino più gradevole. Non di profondità irraggiungibili, e nemmeno di vette, ma un po’ meno spigoloso e rotondeggiante, questo si.

Ne ho parlato a proposito del marzemino e del grignolino, ma secondo me i vini che contengono un diminutivo nel nome mi ispirano poco. Verdicchio, Bianchello, insomma nomignoli, forse è per questo che cosa volete che ne venga fuori.

Ma non tutto è negativo. Innanzitutto si tratta di vini che contengono il diminutivo anche nel prezzo. Il Titulus viene via a 4,30 €, il Bianchello è difficile trovarne sopra i 7. Insomma, non si può neanche pretendere. Dunque si tratta di due vini che in generale non hanno raggiunto il target della FIBESS, cioè trovare vini buoni sotto i 10 €. Abbiamo trovato il prezzo, ma non il vino. Ci siamo accontentati, tutto è stato preso in misura minore: un vino a buon mercato,  poco fine e piuttosto comune, tutto in scala minore.

In questo grigiore, però, abbiamo potuto trovare una buona scoperta. Una cantinona seria e grande che fa vini migliori della media, sia sul bianco che sul rosso.

La cantina si chiama Guerrieri, e anche se la fusione di un nome così “guerresco” con un vino che si chiama bianchello fa un po’ sorridere. Alla Guerrieri mi è capitato un episodio molto riflessivo al quale, sia pure con i tempi lenti di questa estate in cui mi rendo conto che sto scrivendo pochino, vorrei tornare. Per questo chiudo qui, con un rinvio.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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