GLI SPAZI VUOTI SI RIEMPIONO

NOTE A MARGINE DEL PINOT GRIGIO

Trentino Wine Blog Più di 50 anni fa fu fondata la Confraternita della Vite e del Vino. Il blog d’informazione sul vino Trentino Wine Blog è aperto da circa un anno e mezzo.

Da quando sono stato intronizzato io come Confratello sono passati 4 anni e l’unica occasione in cui abbiamo parlato (?) del vino è stata l’elezione del nuovo Capitolo l’anno scorso.

Il mio Gran Maestro, che io rispetto molto, a quanto vedo ha indirizzato l’attività della Confraternita più verso un’associazione culturale-ricreativa (viaggi, culinaria, ecc.) che non anche su quello che io (umilmente) vorrei che fosse.

Naturalmente questa scelta non è affatto sbagliata, e del resto l’abbiamo eletto come Gran Maestro -io l’ho votato- ben sapendo quali erano le sue opinioni ed intenzioni.

Personalmente però io avrei pensato anche ad altre cose, oltre a quelle che sta facendo, ed in particolare avevo pensato alla Confraternita della Vite e del Vino come un campo neutro informale in cui tutti gli attori della filiera del vino (politici, direttori di cantine sociali, vignaioli, istituzioni, giornalisti perfino blogger) potessero scambiare opinioni senza pretendere conclusioni immediate, ma anche con il riconoscimento del peso che ciascuno ha e deve avere. Leggi il seguito di questo post »


VITIGNI COME DESCRITTORI

SUL PINOT GRIGIO COME AMBASCIATORE DEL TERRITORIO

Roverè-2012-3Cosimo Piovasco di Rondò ha rilanciato con un suo fortunato post  l’argomento di cui in visita “pastorale Fibess” (eravamo in tre) abbiamo chiacchierato con i responsabili della Cantina Sociale di Roverè della Luna, e cioè sul significato della coltivazione del pinot grigio  in quel territorio, e sul fatto che loro lo considerino il loro vino.

In particolare Trentino Wine Blog, che è e resta il maggiore e più vivace blog del vino trentino, sostiene che si è avverata la bufala secondo cui il pinot grigio sarebbe l’icona del territorio della Rotaliana; mentre invece, siccome è un vitigno ubiquitario, del territorio in generale, e di quello roveraitero in particolare,  non significherebbe niente. Le parole sono queste : “Come un’icona concettuale indiscutibile a cui affidare la rappresentazione sintetica di un territorio. Uno dei tanti, e nemmeno il più significativo, fra le migliaia di territori che nel mondo affidano le proprie fortune economiche al Pinot Grigio, dalla Val d’Adige veronese alla California.”

Un esempio di parlar chiaro, non c’è che dire.

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FAMILY FEELING TRENTINO

CERCARE CIO’ CHE (NON?) C’E

E in corso una specie di dibattito su internet, in cui la domanda, o almeno la ipotesi difettiva, è piuttosto facile, ma la risposta è difficilissima. Delle volte in effetti le domande  sono facili, e talvolta anche corte, ma le risposte no o quantomeno talvolta sono piuttosto lunghe ed insoddisfacenti (e chiunque abbia un bambino intorno ai tre anni lo sa benissimo, ma anche i filosofi per dire lo sanno bene).

La questione è la presunta mancanza di una specificità del vino Trentino. E, correlativamente, nella necessità od opportunità di trovarla, per competere meglio. Non, attenzione, la mancanza di qualità di ciascuna cantina, ma una deponenza di identità del vino trentino nel suo insieme.

Trentino Wine Blog ne parla a proposito della differenza di Gamberi Rossi assegnata ai vini della Provincia di Bolzano rispetto a quelli della Provincia di Trento.

Internet Gourmet (con un mio modesto commento) ne parla a proposito della mostra dei vignaioli di Riva del Garda del 2012.

Vino Pigro ne parla in un articolo connesso al Vinix Live ferragostano 2012 da Pojer & Sandri.

Come tante domande facili, anche questa ha una risposta difficile.

Ma prima vorrei togliermi un sassolino dalla scarpa. Io ho alcune preferenze nel vino, ed ho a cuore alcuni produttori. Per questo spero che NON vincano premi o benemerenze. Perchè ho paura che così il vino che io amo e che continuo a comperare (eh si, l’indipendenza si paga) aumenterebbe di prezzo. A prescindere dal valore di guida delle guide, argomento che meriterebbe un discorso a parte e che un giorno farò anche, tuttavia è tutto da vedere quanto esse facciano un beneficio anzichè un danno al consumatore, intendo.

Tolto il sassolino ecco la mia idea. Innanzitutto c’è un problema di fini. Infatti andare a cercare qualcosa di nuovo, di specifico e/o di unitario nei vini trentini serve solamente se si presuppone che le cose vadano male. Io quando parlo con i Vignaioli, cioè il sottoinsieme che produce una quota quantitativamente minoritaria (non parlo di qualità) del complessivo del vino trentino, non ho l’impressione di imprese in difficoltà. Ho l’impressione che anche loro, come tutti, hanno tanto da lavorare e da sbattersi per tirare fuori qualcosa, ma da quanto si percepisce andandoli a visitare, si ha un’impressione assolutamente lontana dalla povertà. Poi magari dietro ci sono mutui e notti insonni e pensieri, ma magari no.

Altra questione è ciò che riguarda chi produce la maggioranza del vino Trentino, cioè le cooperative. In questo caso mi sembra che le dinamiche siano diverse. Nel senso che la scelta di queste cantine è stata quella di rivolgersi ad un mercato  generalista che predilige tutto sommato un vino assimilato piuttosto che un vino particolare identitario ma “strano”. E probabilmente ciò è semplificato dal fatto che tutto sommato qui fa premio un lavoro di standardizzazione che opera più in cantina in vigna.

Le cooperative però sono ricollegate a dinamiche politiche, nel senso generale e penso anche nobile (potenzialmente quantomeno), e quindi sono quelle che maggiormente possono aver bisogno di disegni, di piani e di strategie.

I piccoli invece hanno solo bisogno di creare un family feeling, se posso rubare questo termine alla produzione automobilistica. Io, anche se l’ho già detto, continuo a pensare che probabilmente, vista la qualità del vino prodotto dalle cantine, e dalla presenza di alcune cuspidi, ciò che sarebbe fattibile è trovare elementi di unificazione estrinseci, in attesa di quelli intrinseci.

Se voi provate ad andare in una enoteca e guardate lo scaffale dei vini dolci trentini, vedrete tante interpretazioni strampalate e diverse, non unificabili in nulla, di tutti i vini dolci bianchi e rossi possibili ed immaginabili che i produttori trentini fanno.

Quando poserete gli occhi sul Vino Santo però, salterà all’occhio una unitarietà indefettibile. Che emerge ancora prima di assaggiarlo quel vino, e si tratta di bottiglie tutte uguali, anche se fatte da produttori diversi, una storia comune, promozione unificata -sono frequenti dei pieghevoli che riportano tutte le sei (? mi pare sei) etichette-.

Poi quando si apre quel vino si sente anche qui un’unitarietà. E anche la vendita credo che accada in base a gusti personalissimi: assaggiandoli tutti e sei le differenze sono minime ed avrebbe un senso acquistare solo in base al prezzo. Solo che probabilmente qui si tratta di un prodotto di nicchia.

Si può, partendo dal Vino Santo, pensare a qualcosa di unitario, riconoscibile a vista d’occhio, e che parla esclusivamente il “dialetto trentino”?

Si, io penso che sia possibile, ma finchè non si trova qualcosa di più legato proprio al vino, in sé, perchè non incominciare da qualcosa di più semplice?

Aggiungo un’ultima cosa: a me sembra che qualcosa di diverso e unitario alcuni vini trentini ce l’abbiano. E’ una specie di venatura fresca e mai pesante. Una “leggerezza” che a me sembra abbastanza tipica. Ecco se io, nella mia ignoranza di chi il vino non lo ha mai FATTO, dovessi dare un consiglio a chi lo sa fare, è puntare su una linea di freschezza leggera. Una freschezza che assomigli alla freschezza che ha l’aria quando si va al Tuckett la mattina presto in estate. In qualche vino io la sento, e soprattutto la sento come differenza dei vini trentini rispetto agli altri anche se non ho mai avuto il coraggio di dirlo. Questo è, secondo me, il vero descrittore che i nostri contadini, che hanno fatto quasi tutti la scuola di San Michele, dovrebbero accordarsi di provare a fare. E che la Cooperazione in particolare potrebbe accordarsi a fare. E i loro uffici stampa a propalare.

Un altro consiglio ai vignaioli, ma non è originale e posso permettermi di formularlo perchè non è un vero consiglio: che i vignaioli facciano il vino proprio come a loro piace berlo. Dar da bere ai clienti il vino che essi stessi amano bere, anziché andare incontro al mercato. Questo non è difficile

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


LA GRANDEZZA DELLA MAISON FERRARI – RAVINA (TN)

SOTTO LA GUIDA DI RUBEN LARENTIS

Ho scritto su Trentino Wine Blog, come doveroso ringraziamento per avermi mandato a divertirmi alla seconda Giornata Nazionale della Cultura del Vino dell’Associazione Italiana Sommelier.

Per correttezza non scriverò nulla qui sull’Osservatorio, e se proprio qualcuno vuole vada sul Trentino WB

Qui però pubblicherò le foto, fatte di volo col mio telefonino. L’effetto è di uno sfocato completo, assolutamente diverso dalla chiarezza dei vini assaggiati, ma ahimè pericolosamente simile alla mia vista alla fine della degustazione.

Naturalmente a casa mi ha portato un amico sobrio. Ringrazio anche lui, insieme naturalmente a Cosimo Piovasco di Rondò che mi ci ha mandato.

Un saluto dal vostro PO


SECONDA GIORNATA NAZIONALE DELLA CULTURA DEL VINO

CON L’A.I.S. A ROVERETO IL 26 MAGGIO 2012

Su Trentino Wine Blog troverete tutte le informazioni ed un breve commento della manifestazione che l’AIS (Associazione Italiana Sommelier) metterà in scena sabato prossimo a Rovereto.

All’interno di questa manifestazione vi è un piatto ricco: la Degustazione dei millesimati Ferrari non dosati.

La tipologia degli spumanti non dosati merita un piccolo approfondimento.

L’ultima operazione nella lavorazione dello spumante è l’aggiunta della liqueur d’expedition o liqueur de dosage. Si dice d’expedition perchè è proprio l’ultima cosa prima di spedire lo spumante al consumo. In effetti al momento della sboccatura dello spumante una piccola quantità di liquido va perduta. Viene perciò aggiunto un pochino di una miscela costituita da zucchero di canna, vino vecchio e, qualche volta, piccole quantità di brandy. Questa piccola aggiunta di liquidi estranei conferisce allo spumante un gusto ed un timbro particolare, specifico della casa produttrice, e determina anche la nomenclatura dello spumante stesso (extra brut, brut, extra dry, dry o sec, demi-sec o dolce-doux).

Tuttavia è anche possibile che la quantità di spumante perduta nella sboccatura sia ricolmata con spumante dello stesso tipo, cosicchè avremo un prodotto estremamente secco ed acidulo in quanto sostanzialmente la fermentazione ha consumato tutti gli zuccheri presenti e null’altro viene aggiunto.

(per questa spiegazione mi sono rifatto al testo “Spumante Trentino – Storie di Uomini, Cantine, Talento” – di Andrea Andreotti)

Questa è una tipologia di spumante che sta incontrando sempre più consenso.

Ma veniamo a noi. Alla degustazione dell ‘AIS non è stato invitato nessun giornalista né nessuna testata giornalistica locale, ad eccezione di Trentino Wine Blog. Tuttavia, come tutti sanno, il TWB per scelta è un blog dove gli autori preferiscono agire senza aver palesato la propria identità.

Quindi si poneva un problema, perchè naturalmente la partecipazione di uno degli autori avrebbe posto fine all’incanto della loro velatura. E quindi essi mi hanno contattato per mail, io infatti non li conosco personalmente, e mi hanno chiesto se fossi interessato a partecipare in loro rappresentanza e di scrivere poi una breve relazioncina da pubblicare su TWB.

Debbo dire che è stato un piacere -visto quello che mi aspetta ad assaggiare spumanti Ferrari così pregiati- ma anche un onore per essere stato prescelto da gente così in gamba.

Perchè, bisognerà pur dirlo, il Trentino Wine Blog è la vera novità significativa nel mondo del vino. E’ diretto e tagliente, affronta questo specifico ambito della realtà trentina con un piglio ed un’acutezza che è poco frequente nella cosiddetta stampa libera. Perchè, naturalmente, tutti coloro che operano professionalmente o come munus nel campo del vino, hanno un interesse che intendono difendere, e chi è più debole o si sente tale tende a rispettare e compiacere il più forte.

Trentino Wine Blog invece, pur rispettando tutti, non compiace e non fa sconti a nessuno e questo nel nostro Trentino sempre un po’ paludato non fa altro che bene.

Posso dire queste cose in maniera liberissima: io non ho mai scritto finora su Trentino Wine Blog, anche perchè non avrebbe senso: la mia scelta è diversa dalla loro, io non appartengo a questo mondo del vino, salvo che come Osservatore esterno e semplice consumatore (da qui il nome di questo Blog). Inoltre ho disposto la linea dell’Osservatorio come un luogo di incontro pacato ed aperto dove si possono esprimere opinioni in tranquillità ma mostrando la propria identità, e senza lo spirito di battaglia che -peraltro- tanto mi piace sul TWB.

La loro scelta diversa però è preziosa per il Trentino e per il vino Trentino. Sono contento che l’AIS incominci a riconoscerlo. Sono contento anche perchè, umanamente, so quanto è faticoso tenere un blog, e quindi vedere qualche riconoscimento farà sicuramente piacere ai cari Cosimi del Trentino Wine Blog.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.