NON SOLO CARDUCCI

BOLGHERI SUPERIORE – ARNIONE 2008

Qui c’è una storia, c’è un vino e c’è una sorpresa. A Bolgheri son passato anche quest’anno. Anche no, tuttavia ci sono moltissimi motivi per andarci. A mio figlio faccio vedere “I cipressi che a Bólgheri alti e schietti Van da San Guido in duplice filar”, mentre percorriamo la strada per arrivare al paese. In paese si fa volentieri una passeggiata in questo bel borghettino toscano, mentre la mia meta consueta per la cena è Tognoni, un ristorante/enoteca consigliatomi da tutte (indistintamente) le cantine dove sono andato a degustare ed a comperare vino. In effetti si mangia bene e non si spende troppo. L’attesa fra le ordinazioni e le portate viene ingannata dalla vista dell’enoteca Tognoni, che è veramente uno spettacolo di bottiglie note e meno note.

Dunque l’ultima volta ho voluto chiedere l’opinione del gestore e mi sono fatto consigliare da lui un buon vino di Bolgheri, senza essere deviato sugli immancabili Ornellaia-Sassicaia-GuadoalTasso eccetera, intorno ai 30 euro, diciamo. E lui senza tante esitazioni debbo dire, mi ha venduto questo Arnione – Bolgheri Superiore – Campo alla Sughera, che ho dunque conservato in cantina per diversi mesi.

Finchè… finchè mi è arrivata una mail da parte dell’Azienda Campo alla Sughera, con la proposta di invio di un campione per l’assaggio. Ho risposto, essendo poi questo il senso dell’Osservatorio, che avendo già in possesso lo stesso vino non c’era motivo di accettare l’invio di un vino che potevo conoscere già.

Quindi ho aspettato l’occasione di aprirlo con un pasto sontuoso, ma l’occasione per un motivo o per l’altro non maturava mai sicchè l’ho aperto con il co-fondatore della Fibess per una merenda semplice e con l’occhio alla degustazione. E la sorpresa è stata veramente maggiore delle aspettative. Alcune note tecniche: il vino è un classico bordolese, Cabernet Sauvignon (40%), Cabernet Franc (20%), Merlot (20%) e Petit Verdot (20%). Grado alcolico: 14%. Abbiamo trovato nel bicchiere un vino molto inaspettato e sorprendente , in cui unito ad un color rosso rubino con ancora qualche sfumatura violacea, sono sparati fuori -letteralmente- profumi balsamici e speziati importantissimi. Essendo a casa abbiamo, per curiosità provato a confrontare il profumo della noce moscata-vera con il sentore di noce moscata proveniente dal vino e ne abbiamo accertato la forte similitudine.

Non solo, ma il vino si presenta con gli stessi aromi, balsamici che lasciano la bocca leggera e fresca. E’ un vino di 5 anni, secondo noi degustato proprio nel suo momento di massimo splendore. Sicuramente un vino con davanti altro tempo, perchè è forte, strutturato e freschissimo, ma berlo adesso lo abbiamo trovato equilibratissimo. L’evoluzione, abbiamo impiegato circa due ore a terminare la bottiglia, è stata ancora verso profumi ed aromi di spezie. Un naso letteralmente travolto di cannella ed alla fine incenso. Ma buono, con tutti che provavano e riprovavano. Niente pesantezze, niente fruttatoni, niente erbacei. L’unico carattere che ha superato le spezie incombenti è stato l’equilibrio, sia al naso che alla bocca che nel finale lunghissimo e persistente. Siamo alla fine dell’anno e probabilmente questo è la migliore scoperta.

Due note “negative”: intorno a 30 Euro resta un vino abbastanza caro: non in sè, che anzi li vale tutti, ma per il fatto che non si può bere tutti i giorni; la seconda nota negativa è che … quasi quasi mi dispiace di non aver accettato l’invio del campione… 🙂

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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VECCHIETTI FIORENTINI

CHIANTI SICELLE 1969 (avete letto bene, 1969!)

Nel corso di uno dei miei soliti giri, siamo capitati a Firenze. Insieme al Grande Logoteta cofondatore della FIBESS, e sostanziale coautore di questo blog, ci siamo fatti una capatina in questa Enoteca Pitti – Gola e Cantina.

Siamo usciti con l’idea di provare un chianti, essendo in libera uscita a Firenze ci pareva il minimo. L’enoteca, verso le 19 era piena. Buon segno, cerco sempre di andare nei posti pieni: la gente non è scema, e se riempie un locale un perchè ci deve essere. Quindi abbiamo trovato uno scomodo posto in un angolino del bancone, su due sgabelloni.

La lista dei vini abbastanza corta (saranno stati una decina) tuttavia spiccava una possibilità inaspettata: la proposta di assaggiare un vino chianti del 1969 a 12 €. Qualche conciliabolo col Logoteta ed abbiamo deciso per provare questa stranezza. La fortuna ha voluto che proprio mentre stavamo ordinando, si sia liberato un tavolinetto che l’enotecaro (Bravo!) ci ha indicato ed ha difeso a nostro favore dall’assalto di un altro duo di desideroso di prendere posto.

In un vino del 1969 ciò che resta impresso è la sensazione di vivere un’esperienza inusuale, si tratta di un vino  di 43 anni. Nel ‘69 io andavo all’asilo! Non solo ma il professionista ci ha detto che la cantina Sicelle non c’è più, e che in quei tempi il chianti si faceva in un modo completamente diverso da adesso. Innanzitutto ci si mescolava dentro il vino che c’era, compresa qualche bacca bianca.

Forse è questo che spiega quel colore giallastro non in linea con la freschezza (relativa, stiamo parlando di un 1969!). Inoltre probabilmente si stava meno attenti alle pratiche di cantina, credo che fossero abbastanza lontani dai virtuosismi attuali. Se serviva più colore ci mettevano un vino colorato, se volevano corpo un vino di corpo. Non come adesso che si cercano concentrazioni, rese eccetera. Ho qualche dubbio in più sui trattamenti, visto che erano anni di fede nella chimica ed i contadini, memori delle fatiche improbe dei padri, vedevano come un toccasana quei veleni (ma si sarebbe capito solo dopo) che liberavano in un colpo solo di tanti pensieri e di tanti lavori.

L’enoteca è buona, e si vede. Ci servono il vino in un piccolo decanter da cui riusciremo a trarre due assaggi, in tutto quattro bicchieri.

Proviamo il vino con una certa sorpresa. Il colore, come si vede nella foto, è di un colore rosso aranciato  con una sfumatura giallastra sull’unghia. Temo di essermi preso una fregatura di un vino completamente ceduto. Invece no. I profumi non possono essere potenti, tuttavia il vino non è chiuso. Si apre bene con ancora qualche frutta, anche se a 15 giorni di distanza ho come un ricordo floreale! Al gusto è un vino lieve, ancora abbastanza fruttato, ma la caratteristica principale è una corrente di lieve acidità che fa rimanere questo vino assolutamente in piedi e bevibilissimo.

Questo vino ci è sembrato magico. L’enoteca è un bel posto, ci siamo trovati bene. Il tipo che ci ha servito è Zeno Fioravanti, lo potete vedere in questo link.

Insomma, bello bere a Firenze vini così vecchi.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


VINI TOSCANI MINORI

VINI PICCOLI D’ACCOMPAGNAMENTO

Ecco una piccola Toscana che mi piace. Non sempre deve andar male, no?

Ci sono andato di nuovo in Toscana. Un altro periodo di lontananza da casa, che giustifica il mancato aggiornamento del blog, mi ha fatto fare una piccola scoperta.

La Toscana è la terra dei grandi e grandissimi vini che tutti conoscono, anche se non è che se ne bevano tutti i giorni. O quantomeno per me che già bevo poco, quelli sono proprio rari anche perchè fuori dal range di prezzo della Fibess. E fuori dal mio range personale: non mi sento ancora abbastanza sicuro e preferisco non cimentarmi troppo a degustare vini che magari costano troppo per le mie capacità di degustatore.

Mi spiego con un esempio: quando si guarda un quadro lo si può apprezzare o meno. Ma se si guarda lo stesso quadro conoscendo qualcosa di storia dell’arte e in specifico di quell’autore, si apprezzeranno sottigliezze, sfumature e retroscena che un novizio non vede e trascura. E più siamo esperti più apprezzeremo -o disprezzeremo- il quadro.

Così per me, temo sempre che a degustare vini troppo importanti non sia in grado di coglierne appieno la grandezza.

Ma veniamo al dunque. Ho fatto un giro semplice in Toscana, accontentandomi della cosiddetta ospitalità povera (anche se sostengo che non mi va di dire il perchè l’ho fatto). E così anche le cene erano frugali e non ho mai scelto il vino: ma ho semplicemente bevuto il vino proposto dalla casa.

La prima volta mi è arrivato il vino della Poggiarella (Coiano): un vino fresco tendente al viola, corposo ed abbastanza armonico, non proprio ben legato ma con qualche “punta” ma, a mio dire, tutto sommato beverino e semplice. Sicuramente con del Sangiovese ma non saprei dire esattamente cosa.

La seconda volta è arrivato un vino Cingalino di Villa Pillo, che è un bordolese semplice e facile.

La terza volta un Sangiovese di Monteriggioni (non mi ricordo l’etichetta, sorry).

Sono chiaramente vini dedicati al consumo locale, lo si vede anche dai siti internet dove sono presentati con parole semplici e meramente comunicative senza stupori o quei mirabolanti proclami che fanno sempre un po’ ridere. Fatto sta che per tutti si tratta di vini ampiamente nella fascia di prezzo della Fibess, credo che possano venire via tutti a meno di 5 euri.

Ma soprattutto si sono dimostrati vini piacevoli, senza particolari pretese, nè di colore, nessuno era particolarmente brillante, ne di profumi, nè di aromi. Ma sono tutti vini che hanno accompagnato bene i piatti forti della tradizione toscana, i mitici pici con l’aglione, le pappardelle col ragù di cinghiale, e la carne in tutti i modi.

Insomma, in fondo sarebbe così facile. Ed è così piacevole, lasciatemelo dire, poter mangiare in pace senza la necessità di star a giudicare il vino, ma godendoselo come un semplice accompagnatore che non alza i decibel della propria voce di fronte alle pietanze, e che lascia che le cose siano.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


I TOSCANI RECUPERANO E VINCONO

BRAVO PRESIDENTE

“certo che era per un po’ duro quel post”.

“ma no -ho risposto- ho solamente detto la verità”

“si però delle volte è proprio la verità ad essere la più tagliente delle critiche”.

Questo è il dialogo con un amico avvenuto qualche sera fa a proposito di un post scritto qualche tempo fa e che riportava un episodio capitato a me qualche tempo fa durante visita in Toscana.

Considerata dunque la forza della realtà che qualche volta è proprio gradevolissima altro che tagliente, mi sento in obbligo morale di scrivere il seguito di quell’episodio. Il post è stato letto dal Presidente della Strada del Vino e dei Sapori di Monteregio e Massa Marittima il quale ha effettivamente riconosciuto che quanto era accaduto era un peccato, per quanto ci fossero ampie ragioni giustificative. E in qualche modo per dimostrarmi che si può anche sbagliare ma si può sempre riparare, mi ha inviato un piccolo secondo lui, ma molto significativo secondo me, regalo.

Un corriere espresso mi ha recato due mega pacchi, nella foto vedete che po’ po’, ho messo il telecomando di SKY per far capire le dimensioni. Nel pacco c’erano 3 bottiglie di vino, un bianco ed un rosso dell’Azienda La Cura, ed un rosso di Cacciagrande. Poi 2 libri Maremma Wine Shire -molto graditi- con tutto l’elenco delle cantine della Strada e due Cartine Geografiche. I regali doppi saranno dati al Grande Logoteta, autentico uomo ombra di questo blog. Ma non è finita: nel secondo pacco, 12 bellissimi bicchieri con il logo della Strada del Vino e dei Sapori.

Qui in Trentino diremmo che “no’l s’è fat vardar dreo”, che letteralmente vuol dire che “non si è fatto guardare dietro” ma che significa che ha fatto le cose in maniera da raccogliere l’ammirazione di chiunque: un vero signore.

Adesso due parole sulla Strada di Monteregio e Massa Marittima. Il capoluogo della Strada è la città di Massa Marittima (molto bello). La strada si snoda -erano anni che volevo usare questo verbo, si snoda– in un entroterra dolce e collinare. Quando ci sono passato io si vedeva che la primavera era stata piovosa in quanto i colori verdi prevalevano su quelli secchi gialli e oro che mi ricorda spesso la Toscana. La strada è disseminata di cantine, io ne ho visitate alcune. Ecco i due estremi.

Coliberto è strana, abbastanza dimessa al suo esterno, con attrezzature e beni in abbandono, ma con una vista mozzafiato sulla valle e con vini che io ho giudicato buoni (e li ho acquistati).

L’estremo opposto è la Tenuta del Fontino, una specie di relais/agriturismo lussuoso nella campagna toscana bellissimo sia per arrivarci che per starci. Bel posto.

Che dire. Che la Toscana sia bella si sapeva. Questa è però una delle zone che come vino si conoscono meno, non è Bolgheri e non è Chianti, ma a differenza di questi non ha stufato. Ci sono buoni vini e sentori nuovi da scoprire. Ma soprattutto, se Bolgheri è vicino a San Vincenzo, questo posto è vicino a Follonica ed a Punta Ala e chi va al mare può con vantaggio addentrarsi in queste meraviglie di posti.

Se del caso, vale la pena fare un giretto nell’interno che è gradevole, o quantomeno io l’ho gradito molto.

Non tutto il male vien per nuocere, e sicuramente se tornerò una capatina per questa strada non mancherà di sicuro.

Un saluto dal vostro Primo Oratore


TOSCANA – NON TUTTO E’ ORO …

STRADA DEL VINO MONTEREGIO DI MASSA MARITTIMA

Questa è la storia di un flop. Di porte chiuse in faccia e di scortesie per gli ospiti.

Nel corso della mia breve vacanza in Toscana a Castiglione della Pescaia – Punta Ala ho pensato di dedicare un pomeriggio alla visita di qualche cantina.

Prima di partire ho scritto una mail all’indirizzo indicato da loro (info@stradavino.it) nel loro sito in costruzione ma nessuno mi ha risposto.

Vabbè, tanto in vacanza con tutto il tempo libero del mondo ho cercato su internet ed è sortito subito un bellissimo sito, Maremma Wine Shire (mica pizza e fihi -senza la “c”, siamo pur sempre in Toscana). Solo che le cantine sono in ordine alfabetico!!! Sfido chiunque a cercare una cantina vicina alla propria sede di vacanza partendo dal nome delle cantine; la prima, per esempio, Azienda Agricola Alberese, era oltre Grosseto, piuttosto lontano da dove stavo io.

Ancora un po’ di pazienza, ho cercato un po’ qua ed un po’ là, sempre su internet, ed ho poi cliccato le aziende che mi sembravano promettenti, ad es. la tenuta il Fontino -dove poi sono effettivamente andato- su Maremma Wine Shire, che riporta anche gli indirizzi ecc. Un po’ laborioso, ma tanto tempo ce nè.

PS: la sera dopo, in un ristorante (il 13 di Castiglione della Pescaia) ho visto il libro “Maremma Wine Shire” molto bello fra l’altro.

E qui viene il bello. Cercando in Internet infatto ho trovato che c’è anche una sede della Strada del Vino di Monteregio e di Massa Marittima,  con tanto di sito internet ed ho deciso di cominciare andando da loro a farmi dare qualche consiglio, con l’idea di visitare anche Massa Marittima, che non avevo mai visto, e che si è infatti dimostrata una bella cittadina.

Arrivare a via Todini a Massa Marittima è sinceramente piuttosto scomodo, ma peggio è andata con la sede. Che infatti sembrava desolatamente chiusa, alle 15.34 di un mercoledì pomeriggio! Ma, colpo di fortuna, il portone “sembrava” chiuso, in realtà era socchiuso. Ho spinto per aprirlo e mi si è fatta incontro una signora che mi ha detto “non vede che siamo chiusi, la saluto” e mi ha chiuso per l’appunto il portone in  faccia. Come doveva evidentemente essere.

Riepilogando:

alle e-mail non rispondono.

gli uffici informazione li tengono ben chiusi.

se uno prova con un po’ di intraprendenza lo sbattono fuori con male parole.

il sito internet in ordine alfabetico fa sbellicare dalle risate ed è fatto apposta per NON comunicare, o meglio per comunicare a chi già sa.

Qualche volta ci lamentiamo qui del Trentino, ed in effetti un sito complessivo per tutte le cantine non c’è, o non l’ho ancora visto.

Ma in Toscana, luogo dove la publica amministrazione e tutto ciò che è in qualche modo pubblico o comunitario/cooperativistico dovrebbe essere una specie di Mecca, bèh, debbo dire che ho preso una vera e propria delusione.

Pazienza, lungo strada ho visto molte segnaletiche di cantine, sono andato in una a caso, Coliberto, mi hanno dato una semplice cartina ma molto orientativa ed ho potuto trovare quello che cercavo: i buoni vini di cui la Toscana può andare giustamente fiera. Anche perchè fiera della sua organizzazione la Strada di Monteregio eccetera certo non può andare, da quanto ho potuto vedere io.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.