BERE VINO TRENTINO

IL VINO AL TEMPO DELLA CRISI

Questo titolo vorrebbe ricordare quello del premio nobel per la letteratura Gabriel Garcia Marquez (romanzo che io non ho letto, lo confesso).

Oggi la fioraia mi ha detto che la crisi si sente moltissimo e che fra le cose che si tagliano per prime ci sono le spese voluttuarie. Poi, mi ha detto, regalare fiori è un po’ demodè. Me lo ha detto con una venatura di tristezza ma anche con la fierezza di chi ama il proprio lavoro e vede un’epoca che passa. E la dolcezza di chi da una vita vende fiori.

Ma ovviamente non è di questo che desideravo parlare. Volevo parlare di vino, ma è necessaria ancora una premessa, semplice e che riguarda l’economia.

Con il Patto di Milano, intercorso fra la Provincia Autonoma di Trento e lo Stato si è stabilito che lo Stato verserà alla Provincia una quota parte pari al 90 % delle tasse e delle imposte relative al prodotto delle imprese residenti in Trentino.

In parole semplici, se un’impresa trentina versa 100 di tasse, 90 rimangono alla Provincia.

Ora, al di là di tutte le polemiche possibili ed immaginabili, e fermo restando che tutti dobbiamo attivarci affinchè la Provincia spenda bene i (suoi=nostri) soldi, è bene salvaguardare anche il lato delle entrate.

Per questo, per il poco che può valere, credo sia giusto che io possa dire che sarebbe bene non rinunciare ad un buon bicchiere di vino trentino. Non considerare il vino trentino un bene solo voluttuario. E’ un vino buono, prodotto da cantine che mediamente tengono molto al prodotto. E’ un vino che fa pochi chilometri per arrivare sulle nostre tavole e se si va a prenderlo in cantina fa solamente i kilometri che lo trasportiamo noi (scusate la sintassi ma suona meglio). E’ un vino che dà soddisfazione bere, che ci darà un po’ di gioia anche in questi tempi difficili. Magari bere un po’ meno, tanto non serve ubriacarsi, ma non rinunciamo a consumare un prodotto buono. Concedersi qualche soddisfazione fa bene, di tanto in tanto, e bere un buon vino, anche se qualche volta, è infinitamente meglio che bere del pessimo vino da pochi euri tutti i giorni e restare sempre insoddisfatti.

Insomma, il vino ai tempo della crisi, meglio buono che cattivo, e quando lo comprerete pensate che le tasse che il venditore dovrà pagare, serviranno un pochino a dare qualche denaro alla nostra Autonomia.

PS:  la fioraia è “De Boni” in fondo alla via Perini. Se dovete regalare un fiore …

Un saluto dal vostro Primo Oratore