VITIGNI COME DESCRITTORI

SUL PINOT GRIGIO COME AMBASCIATORE DEL TERRITORIO

Roverè-2012-3Cosimo Piovasco di Rondò ha rilanciato con un suo fortunato post  l’argomento di cui in visita “pastorale Fibess” (eravamo in tre) abbiamo chiacchierato con i responsabili della Cantina Sociale di Roverè della Luna, e cioè sul significato della coltivazione del pinot grigio  in quel territorio, e sul fatto che loro lo considerino il loro vino.

In particolare Trentino Wine Blog, che è e resta il maggiore e più vivace blog del vino trentino, sostiene che si è avverata la bufala secondo cui il pinot grigio sarebbe l’icona del territorio della Rotaliana; mentre invece, siccome è un vitigno ubiquitario, del territorio in generale, e di quello roveraitero in particolare,  non significherebbe niente. Le parole sono queste : “Come un’icona concettuale indiscutibile a cui affidare la rappresentazione sintetica di un territorio. Uno dei tanti, e nemmeno il più significativo, fra le migliaia di territori che nel mondo affidano le proprie fortune economiche al Pinot Grigio, dalla Val d’Adige veronese alla California.”

Un esempio di parlar chiaro, non c’è che dire.

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ELOGIO DELLA MITEZZA

BISOGNA PROPRIO ANDARCI

Roverè-2012-1Il sottotitolo di questo blog allude al fatto che la cantina di Roverè della Luna non è in mezzo ad una grande via di comunicazione e non è nemmeno accanto a qualcosa. Lo stesso paese è un po’ fuori dalle direttrici principali. Questo, insieme a tante altre cose, costituisce per il visitatore occasionale (io ci sono andato ieri per la prima volta) uno strano e gradevole effetto di scoperta. Sembra come di essere un fortunato che ha avuto accesso ad una rarità nascosta e condivisa da pochi. Voglio dire, e vale come una specie di sommario: si va in questa cantina, inaspettatamente grande, si incontrano persone gentili, con tante nuove idee e sani dubbi, e alla fine si assaggiano anche vini buoni ad un prezzo assolutamente sottodimensionato.

La visita è sulla base di un invito. Ho già spiegato che si è trattato di un percorso tortuoso, come è tortuoso l’ultimo pezzo di strada per arrivare in cantina. Lassù, io ed i miei due amici, siamo stati accolti con calore e simpatia dal Presidente, dal Direttore e da uno dei soci conferitori che materialmente era il mio contatto. Abbiamo fatto una conversazione sul vino in generale. Si dà infatti il caso che Roverè della Luna è associata a Cavit, e una significativa parte della produzione è il pinot grigio. Ora, la loro posizione è improntata ad un autentico realismo: il canale del pinot grigio è stato una manna per loro. Ha garantito redditività alla cantina ed ai contadini. Siccome è un vino che va, e la Cavit riesce tuttora a smerciarlo, non vi è una ragione economica o commerciale per cambiare. Il problema è un certo coefficiente di incertezza per il futuro. Perchè un piano B, che tutti intorno a quel tavolo abbiamo auspicato, non c’è per ora. Quindi l’insegna è quella dell’incertezza. Non c’è un’emergenza, la cantina è sana ed il vino, fortunatamente e grazie al lavoro, si vende.

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LA GRIGOLETTERIA

PERCHE’ MI PIACE ED UN CONSIGLIO

Grigoletti-Belli Come si può vedere dal post precedente, a forza di frequentare la Cantina di Grigoletti a Nomi, anche se personalmente dovrei dire a forza di andare a trovare Carmelo e la sua signora, siamo entrati in una corrente di simpatia: dire amicizia sarebbe bello ma sarebbe anche troppo, visto che poi alla fine non abbiamo il tempo per frequentarci con assiduità. Dico questo come avvertimento, nel senso che sto parlando quasi di un amico.

Bene, fatta la doverosa premessa, ciò che ho incontrato domenica alla festa che Grigoletti fa ogni anno insieme alla Salumeria Belli di Sopramonte è diventata una realtà di festa di paese. Rispetto all’anno scorso ho  faticato di più a parcheggiare, segno che sembra sia arrivata più gente . Ho incontrato tante persone, compreso il suocero di Carmelo a cui devo il conio del titolo di questo post (Grigoletteria appunto).

Ma sarebbe bene parlare del vino, visto che siamo qui per questo.

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VOTO POSITIVO

BOLLICINE SU TRENTO

Oggi sono stato alla manifestazione di apertura delle Bollicine su Trento. Diciamo che questo post, per semplificare, è dedicato ai Trentini, non sto a mettere link o indicazioni di chi ha parlato.

Hanno preso la parola Manfrini, Dalpez, Fronza e Leveghi. Per fortuna, forse memori dello strepitoso detto trentino “prediche corte e luganeghe longhe” hanno fatto interventi brevi ed intensi. Abbastanza intensi.

Manfrini ha parlato di campagne alla radio, di consorzio dei vini e strade del vino che hanno collaborato, una realtà che si consolida. Un buon discorso introduttivo, semplice ed adatto a far aggrappare gli altri a qualcosa da dire.

Dalpez ha parlato di qualche numero, adesso i produttori sono più di 40. Dice che dobbiamo valorizzare questo prodotto nel nostro territorio. Non va bene che si va in un bar e si sente ordinare/offrire un “prosecchino”. Guarda un po’, è una convergenza inaspettata. Tuttavia è un bene, è una cosa giusta ed è giusto che anche le autorità se ne siano rese conto. Poi attraverso il Trentodoc si vogliono veicolare i valori della montagna e dei valori classici con cui i Trentini si vedono o (scusate il bisticcio ma lo dico io) o quantomeno come pensano che i non trentini vedano i trentini. Il rapporto fra il metodo classico è da valorizzare al massimo.

Fronza con qualche accentuazione poetica parla della fatica della produzione, dell’impegno, della conoscenza e del … talento (la parola mi è sembrata utilizzata nel senso del sostantivo e non del naufragato nome collettivo dello spumante), fatica ed impegno che però portano ad un traguardo di consapevolezza di aver creato un prodotto di pregio e valore. Da ricordare chi ha creduto, chi ha studiato e fatto disciplinari, insomma tanta roba. Quattro nuovi produttori, Zeni, Zanotelli, Cembra e Trento. Un passaggio finale su cui mi sono distratto, forse. Mi sembra di aver capito che non dobbiamo star li a guardare troppo in giro, ai prodotti concorrenziali che vengono da fuori, ma volerci bene da noi stessi e apprezzarci così con il nostro prodotto che è buono e dobbiamo crederci.

Per Leveghi il Trentodoc è ambasciatore del territorio. E’ metodo, è regola ed è territorio. E’ il Trentino che deve essere consapevole del proprio valore. Un valore di cui anche gli esercenti debbono essere parte, e devono mettersi a far parte di questo valore compreso dunque il fatto che anche i baristi e i wine-bar dovrebbero vendere più Trentodoc che prosecco.

Che dire: ripeto, sembra che qualcuno possa dire “io l’avevo detto”, ma pensa te.

Poi siamo passati alla degustazione.

E qui è sorto un problema minore ma penso fisiologico: che per intanto il marketing ha imboccato la buona strada, quella di un marchio unico, il Trentodoc, da valorizzare in maniera unitaria ed abbastanza convinta, almeno secondo alte sfere istituzionali. Ma, debbo dirlo, sotto l’ombrellone unitario non sono tutti uguali: il primo Trentodoc che ho assaggiato era basso, piatto e sfibrato. Non dico la marca, non serve, e va anche detto che è un caso raro, di solito i Trentodoc sono buoni; ma non mi sono messo a fare quelle capriole (metaforiche) che invece mi ha fatto fare il St. Michael. L’ho trovato veramente ottimo, abbastanza magro e floreale, ma acido e tosto, fine e di grande carattere. Anche un amico lì con me era della stessa opinione. Meglio di come l’ha valutato Ziliani. Peccato che la mia opinione conti meno della sua, ma fra me e lui c’è la stessa differenza che fra un poema omerico (lui) e un epigramma (io) – qualcuno riconoscerà la citazione sicuramente un po’ impropria nel complesso.

In conclusione: a me non è dispiaciuta questa presentazione;  meglio di quella verbosa dell’anno scorso. Ed in fondo le idee espresse sono condivisibili, quantomeno quando non espresse con parole troppo alate. Meglio di quanto ci potesse aspettare. Il mio giudizio è positivo. Adesso dovranno inverare la teoria nella prassi (altra citazione per chi vuole divertirsi) e lì sarà il difficile.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


SKYWINE – ALA (Trentino) dal 12 al 14 aprile 2012

SKYWINE AND I

Come vi ho già accennato, c’è una cosa da fare del 12 al 14 ottobre prossimi ad (Ala) Trentino.

Viene organizzata una manifestazione (un evento direbbero i pierre) che ha come centro una mostra mercato con 35 vignaioli trentini ed un convegno con un gran numero di relatori che tratteranno molti argomenti.

Il programma è lungo e dopo lo riporto in calce, ma chi vuole vederlo dal vivo può anche andare al link di Skywine .

Alcuni fra i relatori, non tutti li conosco, sono molto famosi specialmente sul web, e mi riferisco – a Lizzy Vino Pigro, a Franco Ziliani Vino al Vino, Armin Kobler, Angelo Peretti Internet Gourmet, Mario Pojer, ma è un’ingiustizia nominarne solo alcuni, molti altri ce ne sono che meriterebbero, insomma gran bei nomi, vedeteli qui. C’è anche, se non ho capito male, un ambasciatore della simpatica Osteria del Passamontagna.

Voglio metterci un po’ di pepe: se bene guardate manca proprio solo una persona, ma il Primo Oratore sostiene che non ha voglia di nominarla in questo momento …

Ma insieme a tutti questi vasi di ferro, c’è anche un vaso di coccio, il qui presente vostro affezionatissimo.

Mi hanno messo nel panel finale (meglio, così quando tutti saranno stanchi ci sarà per me meno attenzione ….) che è questo:

14 ottobre 2012

Consumatori fra attese, suggestioni e consapevolezza
Come viene percepito il vino trentino dal consumatore finale?

Roberto Anesi – Sommelier, ristorate El Pael
Luca Bini – Sommelier, ristorante enoteca Casa del Vino della Vallagarina
Giorgio Cestari – Blogger Osservatorio del Vino
Stefano Ferroni – Gruppo Solidale d’Acquisto Non solo Pane, Gessate
Camilla Girardelli – Ristorante Maso Palù
Augusto Marasca – Consumatore Wine Lover

Vedremo, sto già pensando a cosa dire.

Ma, sinceramente e modestamente, venire per me vale ben poco la pena, ma per sentire quel po’po’ di gente che hanno messo insieme una capatina ad ala varrà sicuramente la pena.

Una breve nota culturale: Ala non è un paese gemello di Avio, unito dalla sorte di condividere perennemente un casello autostradale sulla A22.

E’ invece al contrario una spettacolare piccola città del basso Trentino, passata alla storia come Città di Velluto, con il suo minuscolo centro storico dai ricordi barocchi che incanterà chi non c’è (ancora) mai stato.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Ecco qui di seguito il programma

QUADERNI DI VITICULTURA:
QUATTRO APPUNTAMENTI PER RIFLETTERE, BERE, E CAPIRE IL VINO DEL TRENTINO

Venerdì 12 ottobre ore 16, Osteria Vecchio Carnera (Ala, piazzetta di Villalta)-

SKYpeWINE
SKYpeWine, videodegustazione in collegamento skype fra l’Osteria Vecchio Carnera di Ala e il ristorante salentino Le Macare di Alezio (LE). Degustazione in video conferenza, ad Ala di prodotti enogastronomici del Salento e ad Alezio di prodotti enogastronomici del Trentino. [continua…]

Venerdì 12 ottobre ore 18,30 Osteria Vecchio Carnera (Ala, piazzetta di Villalta)-

VERTICALE SAN LEONARDO 1995 – 2006
degustazione riservata a 8 partecipanti paganti (EURO 35,00). La partecipazione sarà però offerta gratuitamente da Skywine ai cinque concorrenti del nostro contest che risponderanno per primi alle seguenti due domande [continua…]

Sabato 13 ottobre ore 18, Palazzo Azzolini – diretta streaming su skywine.it

Il TRENTINO NASCOSTO

Riflessioni su vino e territorio attraverso l’esperienza delle aree marginali.

Interverranno Franco De Battaglia, giornalista, Angelo Rossi, segretario di C.V.T: dal 1974 al 1999,  Giampiero Girardi, proposta vini.

Appuntamento a cura di IMPERIAL WINES

Domenica 14 ottobre ore 10 – 18, Palazzo Azzolini – diretta streaming su skywine.it
Domenica 14 ottobre ore 10 – 18, Palazzo Azzolini – diretta streaming su skywine.it

IL FORUM DEL VINO TRENTINO
Ogni intervento avrà la durata massima di 5/7 minuti – il materiale audio e video tratto dall’intera giornata, oltre ad essere trasmesso in tempo reale su skywine.it, sarà liberamente consultabile in rete.

ORE 10 – 11

Trentino: uno, nessuno, centomila
Un solo Trentino o territori disomogenei? Dalle Dolomiti alla Terra dei Forti: il lago, la montagna e il fondovalle.
Mitologia imperiale e mitologia della Serenissima: la ricerca di una sintesi per una terra di confine


Andrea Aldrighetti
 – Sommelier e blogger
Patrizia Belli – Giornalista e scrittrice
Geremia Gios – Docente universitario – Università di Trento
Tommaso Iori – Imperial Wines
Ferdinando Tonon – Segretario del Comitato Vitivinicolo del Trentino dal 1950 al 1974

ORE 11 – 12

Trentino, paesaggio di montagna?
Ci si può affidare, anche per il vino, alla suggestione e all’icona delle Alpi? Vino di Montagna, un espediente di marketing e una percezione lato consumatore o un descrittore del rapporto fra uomo e territorio?

Umberto Benetti – Confraternita della Vite e del Vino di Trento
Gianni Gasperi – Enologo
Mauro Gilmozzi – Assessore all’Urbanistica della Provincia Autonoma di Trento
Federico Giuliani – Ordine dei dottori Agronomi e dei dottori Forestali della Provincia di Trento
Walter Forrer – Architetto – Strada del Vino e dei Sapori della Vallagarina
Walter Nicoletti – Giornalista

ORE 12 – 13

La produzione: vino descrittore o prodotto merce?
il vino ambasciatore della relazione uomo-territorio o solo merce prodotta in funzione della richiesta del mercato globale?

Mauro Baldessari – Direttore Vivallis Viticoltori in Vallagarina
Paolo Castelletti – Segretario Generale Unione Italiana Vini
Luca Paolazzi – Imperial Wines
Enrico Paternoster – Enologo
Mario Pojer – Produttore Pojer e Sandri
Enrico Zanoni – Direttore Generale Cavit

ORE 13 – 14

Quelli che resistono
Dal Veneto all’Alto Adige, dal Trentino all’Ungheria, alcuni casi simbolo che raccontano come si può resistere alle tentazioni della globalizzazione mercantilistica

Daniele Carli – Imperial Wines: il caso degli Autentisté
Peter Dipoli – Produttore Alto Adige no Facebook no Twitter
Angelo Peretti – Giornalista e Direttore Consorzio Bardolino
Tiziano Tomasi – Produttore La Cadalora e Ricercatore Fem
Rita Zanoni – Produttore e Strada del Vino e dei Prodotti Tipici Terradeiforti

ORE 14 – 15

La magia e la finzione delle parole: vino sostenibile, biologico, biodinamico, vino autentico e vino naturale
Certificarsi: cosa c’è dietro questa parola? Una metodologia produttiva, una visione territoriale e di ambiente o parole come ultimo strumento di marketing ?

Enzo Mescalchin – Tecnologo Fem
Francesca Negri – Giornalista e wine blogger
Elisabetta Tosi – Giornalista e wine blogger
Filippo Scienza – Produttore Vallarom
Marco Zani – Castel Noarna

ORE 15 – 16

Politiche agricole: protagonismo o subalternità?
Si può immaginare oggi una politica agricola autonoma e territoriale?

Nicola Balter – Presidente dei Vignaioli del Trentino
Claudio Gambarotto – Wine Export Consultant
Tiziano Mellarini – Assessore all’Agricoltura e al Turismo Provincia Autonoma di Trento
Adriano Orsi – Presidente di Cavit
Fabio Piccoli – Giornalista e Direttore di Istituto TRENTODOC
Angelo Rossi – Segretario del Comitato Vitivinicolo del Trentino dal 1974 al 1999

ORE 16 – 17

Comunicatori del vino: santi o stregoni?
Giornalismo,Uffici Stampa e New Media: La comunicazione fa bene al vino e al territorio?
Giornalisti e blogger si confrontano

Diego Decarli – Giornalista Ansa Trento
Fabrizio Franchi – Presidente Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige
Armin Kobler – Produttore e Wine Blogger
Paolo Manfrini – Giornalista e Direttore Generale di Trentino Marketing
Gianni Morgan Usai – Brand Ambassador di Trentino Wine Blog
Nereo Pederzolli – Giornalista Rai
Franco Ziliani – Giornalista e Wine Blogger

ORE 17 – 18

Consumatori fra attese, suggestioni e consapevolezza
Come viene percepito il vino trentino dal consumatore finale?

Roberto Anesi – Sommelier, ristorate El Pael
Luca Bini – Sommelier, ristorante enoteca Casa del Vino della Vallagarina
Giorgio Cestari – Blogger Osservatorio del Vino
Stefano Ferroni – Gruppo Solidale d’Acquisto Non solo Pane, Gessate
Camilla Girardelli – Ristorante Maso Palù
Augusto Marasca – Consumatore Wine Lover


EPPUR SI MUOVE

PER FORTUNA CHE L’AUTUNNO NON E’ L’ESTATE

Ecco finalmente inaspettati alcuni appuntamenti plausibili con al centro il vino.

Il primo è sabato prossimo, Isera Wine Day . Trovate il programma qui , mentre qui trovate la proposta del concorso (a premi). Poi cosa capiti esattamente ad Isera quel giorno sinceramente non è chiarissimo. Ci sono delle conferenze e poi un appuntamento che io non capisco cos’è. Magari così ci vado e vedo.

Il secondo è dal 12 al 14 ottobre , ad Ala (Trento) allo Sky Wine

.

E lì non potrò mancare visto che mi hanno gentilmente invitato come relatore, nel panel finale. Sto pensando a cosa potrò dire, chissà. In questo caso siete voi che dovrete venire se volete sentire … no naturalmente scehrzo. Per me magari non vale la pena, ma per il resto dei relatori e per la giornata in sè, sicuramente si.

Per intanto basti questo, nei prossimi giorni metterò qualche notizia in più in un post apposito tutto dedicato.

Finalmente, dicevo, che si sta muovendo qualcosa, stavolta principalmente da parte dei privati, e senza una partecipazione diretta, a quanto pare, delle istituzioni: non che sia un male che le istituzioni partecipino, tuttavia in questo caso mi pare meglio così. Insomma anche in Trentino (ho visto oggi sul giornale l’iniziativa dei Cembrani) i privati si stanno mettendo d’accordo per fare qualcosa.

Dopo la desolazione di questa estate, intendo dire dal punto di vista del consumatore, è grasso che cola, amici miei. Infatti, eccettuata la meritoria iniziativa di ferragosto da Pojer e Sandri, dopo le iniziative della tarda primavera non c’è stato proprio nessun posto dove andare. Ho dovuto organizzarmi io una specie di festa privata ma questa è un’altra cosa.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


FAMILY FEELING TRENTINO

CERCARE CIO’ CHE (NON?) C’E

E in corso una specie di dibattito su internet, in cui la domanda, o almeno la ipotesi difettiva, è piuttosto facile, ma la risposta è difficilissima. Delle volte in effetti le domande  sono facili, e talvolta anche corte, ma le risposte no o quantomeno talvolta sono piuttosto lunghe ed insoddisfacenti (e chiunque abbia un bambino intorno ai tre anni lo sa benissimo, ma anche i filosofi per dire lo sanno bene).

La questione è la presunta mancanza di una specificità del vino Trentino. E, correlativamente, nella necessità od opportunità di trovarla, per competere meglio. Non, attenzione, la mancanza di qualità di ciascuna cantina, ma una deponenza di identità del vino trentino nel suo insieme.

Trentino Wine Blog ne parla a proposito della differenza di Gamberi Rossi assegnata ai vini della Provincia di Bolzano rispetto a quelli della Provincia di Trento.

Internet Gourmet (con un mio modesto commento) ne parla a proposito della mostra dei vignaioli di Riva del Garda del 2012.

Vino Pigro ne parla in un articolo connesso al Vinix Live ferragostano 2012 da Pojer & Sandri.

Come tante domande facili, anche questa ha una risposta difficile.

Ma prima vorrei togliermi un sassolino dalla scarpa. Io ho alcune preferenze nel vino, ed ho a cuore alcuni produttori. Per questo spero che NON vincano premi o benemerenze. Perchè ho paura che così il vino che io amo e che continuo a comperare (eh si, l’indipendenza si paga) aumenterebbe di prezzo. A prescindere dal valore di guida delle guide, argomento che meriterebbe un discorso a parte e che un giorno farò anche, tuttavia è tutto da vedere quanto esse facciano un beneficio anzichè un danno al consumatore, intendo.

Tolto il sassolino ecco la mia idea. Innanzitutto c’è un problema di fini. Infatti andare a cercare qualcosa di nuovo, di specifico e/o di unitario nei vini trentini serve solamente se si presuppone che le cose vadano male. Io quando parlo con i Vignaioli, cioè il sottoinsieme che produce una quota quantitativamente minoritaria (non parlo di qualità) del complessivo del vino trentino, non ho l’impressione di imprese in difficoltà. Ho l’impressione che anche loro, come tutti, hanno tanto da lavorare e da sbattersi per tirare fuori qualcosa, ma da quanto si percepisce andandoli a visitare, si ha un’impressione assolutamente lontana dalla povertà. Poi magari dietro ci sono mutui e notti insonni e pensieri, ma magari no.

Altra questione è ciò che riguarda chi produce la maggioranza del vino Trentino, cioè le cooperative. In questo caso mi sembra che le dinamiche siano diverse. Nel senso che la scelta di queste cantine è stata quella di rivolgersi ad un mercato  generalista che predilige tutto sommato un vino assimilato piuttosto che un vino particolare identitario ma “strano”. E probabilmente ciò è semplificato dal fatto che tutto sommato qui fa premio un lavoro di standardizzazione che opera più in cantina in vigna.

Le cooperative però sono ricollegate a dinamiche politiche, nel senso generale e penso anche nobile (potenzialmente quantomeno), e quindi sono quelle che maggiormente possono aver bisogno di disegni, di piani e di strategie.

I piccoli invece hanno solo bisogno di creare un family feeling, se posso rubare questo termine alla produzione automobilistica. Io, anche se l’ho già detto, continuo a pensare che probabilmente, vista la qualità del vino prodotto dalle cantine, e dalla presenza di alcune cuspidi, ciò che sarebbe fattibile è trovare elementi di unificazione estrinseci, in attesa di quelli intrinseci.

Se voi provate ad andare in una enoteca e guardate lo scaffale dei vini dolci trentini, vedrete tante interpretazioni strampalate e diverse, non unificabili in nulla, di tutti i vini dolci bianchi e rossi possibili ed immaginabili che i produttori trentini fanno.

Quando poserete gli occhi sul Vino Santo però, salterà all’occhio una unitarietà indefettibile. Che emerge ancora prima di assaggiarlo quel vino, e si tratta di bottiglie tutte uguali, anche se fatte da produttori diversi, una storia comune, promozione unificata -sono frequenti dei pieghevoli che riportano tutte le sei (? mi pare sei) etichette-.

Poi quando si apre quel vino si sente anche qui un’unitarietà. E anche la vendita credo che accada in base a gusti personalissimi: assaggiandoli tutti e sei le differenze sono minime ed avrebbe un senso acquistare solo in base al prezzo. Solo che probabilmente qui si tratta di un prodotto di nicchia.

Si può, partendo dal Vino Santo, pensare a qualcosa di unitario, riconoscibile a vista d’occhio, e che parla esclusivamente il “dialetto trentino”?

Si, io penso che sia possibile, ma finchè non si trova qualcosa di più legato proprio al vino, in sé, perchè non incominciare da qualcosa di più semplice?

Aggiungo un’ultima cosa: a me sembra che qualcosa di diverso e unitario alcuni vini trentini ce l’abbiano. E’ una specie di venatura fresca e mai pesante. Una “leggerezza” che a me sembra abbastanza tipica. Ecco se io, nella mia ignoranza di chi il vino non lo ha mai FATTO, dovessi dare un consiglio a chi lo sa fare, è puntare su una linea di freschezza leggera. Una freschezza che assomigli alla freschezza che ha l’aria quando si va al Tuckett la mattina presto in estate. In qualche vino io la sento, e soprattutto la sento come differenza dei vini trentini rispetto agli altri anche se non ho mai avuto il coraggio di dirlo. Questo è, secondo me, il vero descrittore che i nostri contadini, che hanno fatto quasi tutti la scuola di San Michele, dovrebbero accordarsi di provare a fare. E che la Cooperazione in particolare potrebbe accordarsi a fare. E i loro uffici stampa a propalare.

Un altro consiglio ai vignaioli, ma non è originale e posso permettermi di formularlo perchè non è un vero consiglio: che i vignaioli facciano il vino proprio come a loro piace berlo. Dar da bere ai clienti il vino che essi stessi amano bere, anziché andare incontro al mercato. Questo non è difficile

Un saluto dal vostro Primo Oratore.