GUERRIERI ANCHE A VENDERE

AZIENDA AGRARIA GUERRIERI

Si trova a Piagge vicino a Fano (Pesaro-Urbino). Il mio navigatore è un burlone e per arrivarci si è perfino perso entrando in un inaspettato loop. Ma a forza di dai e dai orientandosi un po’ a caso ci siamo arrivati. L’azienda è un’aziendona bella grande. L’abbiamo scelta a caso solo perché era la più vicina a dove alloggiavamo.

Siamo entrati per assaggiare e comperare un po’ di vino, e dopo una stanza piena di premi e di menzioni, a cui evidentemente tengono molto come si può vedere anche dalla mia foto del Guerrieri Bianco, ci ha accolti una ragazza giovane brava e gentile. Gentile ma anche impostata nel senso che abbiamo dovuto ascoltare la presentazione impeccabile di tutti i prodotti, compresi la pasta e l’olio per il quale non avevo interesse e l’avevo anche detto! Ma non c’era verso, dell’olio mi doveva parlare e dell’olio mi ha parlato.

Ora, la degustazione in generale è andata bene, vini gradevoli e ne ho comperate alcune bozze. Ma è un’altra la cosa che vorrei raccontare. Assaggiamo un vino rosso. Si chiama Galileo, 85% Sangiovese 15 % Merlot , forse nel nome era contenuto il destino di questa degustazione (ma anche no, a pensarci). Premetto che tutti questi vini tentano di essere un po’ internazionali, ma non è che ci riescano bene, ed è il  loro pregio, il loro carattere distintivo diciamo.

Insomma in questo rosso io ci sento profumo di spezie e la venditrice ed il mio amico lo confermano. Poi sento anche un aroma di spezie in bocca, e la venditrice mi dice risolutamente di no. Io, piano perché poi non sono mai sicuro, ma questo aroma mi pare di sentirlo, dico. La ragazza di nuovo nega risolutamente.

E a me mi dà fastidio che, visto il mio status di cliente ed in buona fede, mi si contraddica. Ma magari è anche vero e perfino il mio amico un po’ imbarazzato mi dà in effetti torto. Insomma alla fine ci accordiamo su un gusto un po’ amarognolo che la venditrice qualifica mandorle, il mio amico qualche altra frutta secca tipo nocciole. Con me restano solo le spezie e lo scorno.

Bei tempi quelli in cui il cliente aveva sempre ragione.

Insomma me ne sono andato via  contrariato (diciamo) perché nemmeno una venditrice mi ha dato ragione. Ma anche, onestamente, con l’idea che è una ammirabile persona di principio che non cede nemmeno di fronte al cliente. Fa sempre piacere vedere persone che tengono la schiena dritta, e che non sono compiacenti per tornaconto.

Anche se nel commercio … mah, misteri dei venditori.

I vini comunque non sono male; non saranno la punta di diamante della produzione vinicola italiana, tuttavia darne un giudizio negativo sarebbe veramente una ingiustizia. Sono vini, quale più quale meno, di taglio internazionale, non spiccano per distinzione; ma costano anche relativamente poco e ce li hanno fatti assaggiare alla temperatura giusta. Insomma lamentarsi non si può… ma l’aver ricevuto torto su un palato un po’ dentro nel mio cuore mi ruga :-).

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


VINI NON INDIMENTICABILI

MARCHE NON RIMARCHEVOLI

L’anno scorso vacanza in Provenza. Comperati molti vini a caso, e tutti abbastanza per non dire piuttosto buoni. E a buon prezzo. Anche qui in Trentino (nonché Alto Adige) la media è alta. O quantomeno mi è sembrata sempre alta,quantunque mediamente più cari.

Questa volta invece qualche giorno passato nelle Marche non mi ha lasciato la stessa impressione, parlando in generale.

Va detto per onestà che ho preso vini a caso, senza star tanto a documentarmi prima. Insomma, quello che mi ricordo soprattutto, essendo giornate molto calde (sovente oltre 38°) e che ispiravano più freschi bianchi che corposi rossi, sono due vitigni, il Verdicchio dei Castelli di Jesi e il Bianchello del Metauro.

Appartiene al primo tipo un produttore strafamosissimo, cioè il Fazi Battaglia, che fa il Titulus. Un vinetto acidulo, fresco contenuto in una bottiglia indimenticabile a forma di anfora. Ma tanto è indimenticabile la forma della bottiglia, tanto è dimenticabile il vino. Niente di speciale, tirava un po’ la bocca. Ne ho bevuto tanto, anche di altre ditte, ma non me lo ricordo positivamente. Passando verso le imperdibili grotte di Frasassi ho visto anche la cantina dove lo producono. E’ bruttissima e sembra un cementificio. Ma non vuol dire, senonché il vino comunque non è buono. Sicuramente, perchè mi ricordo di averlo letto da qualche parte, ci sarà qualche verdicchio speciale, ma il consumatore medio non deve andare a cercare vini come Diogene cercava l’uomo (col lanternino intendo) e di quelli che ho trovato non serbo buoni ricordi travolgenti.

Il secondo tipo, il Bianchello del Metauro è un vino più gradevole. Non di profondità irraggiungibili, e nemmeno di vette, ma un po’ meno spigoloso e rotondeggiante, questo si.

Ne ho parlato a proposito del marzemino e del grignolino, ma secondo me i vini che contengono un diminutivo nel nome mi ispirano poco. Verdicchio, Bianchello, insomma nomignoli, forse è per questo che cosa volete che ne venga fuori.

Ma non tutto è negativo. Innanzitutto si tratta di vini che contengono il diminutivo anche nel prezzo. Il Titulus viene via a 4,30 €, il Bianchello è difficile trovarne sopra i 7. Insomma, non si può neanche pretendere. Dunque si tratta di due vini che in generale non hanno raggiunto il target della FIBESS, cioè trovare vini buoni sotto i 10 €. Abbiamo trovato il prezzo, ma non il vino. Ci siamo accontentati, tutto è stato preso in misura minore: un vino a buon mercato,  poco fine e piuttosto comune, tutto in scala minore.

In questo grigiore, però, abbiamo potuto trovare una buona scoperta. Una cantinona seria e grande che fa vini migliori della media, sia sul bianco che sul rosso.

La cantina si chiama Guerrieri, e anche se la fusione di un nome così “guerresco” con un vino che si chiama bianchello fa un po’ sorridere. Alla Guerrieri mi è capitato un episodio molto riflessivo al quale, sia pure con i tempi lenti di questa estate in cui mi rendo conto che sto scrivendo pochino, vorrei tornare. Per questo chiudo qui, con un rinvio.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.