IL BATTESIMO DEL CISO

DOLOMITICI IMPRESSIONI EMOTIVE

Scrivo mentre il debutto del vino Ciso dei Dolomitici sta accadendo a Castel Noarna. La foto è l’autoscatto dell’adesivo che mi hanno appiccicato (di traverso così come si vede) sulla maglietta .

Per motivi che non ha senso dire qui, mi sono potuto fermare solo mezz’ora scarsa. Ho fatto solamente  un assaggio, in compagnia del mio Amico Armin Kobler, di Nosiola Sottovi di Francesco Poli – Santa Massenza ed hanno iniziato con i discorsi bloccando la degustazione: dapprima la breve introduzione di Marco Zani e poi la piccola prolusione di Elisabetta Foradori. Poi sono dovuto andare via.

La sensazione è stata quella di persone molto emotive: nel senso più positivo che si possa intendere questo termine. Hanno parlato di amicizia fra i componenti del gruppo dei Dolomitici, hanno parlato di valori che loro condividono, valori di rispetto e di mitezza, insomma belle parole.

Ero distratto e non ho ascoltato nemmeno bene, ma tanto non ce n’era bisogno. Le facce dei Dolomitici erano serene e soddisfatte; anche emozionate e confermavano con la loro espressione che il discorso non era di parole, ma di serenità e consapevolezza. Non so se riesco a spiegarmi, ma le espressioni degli altri sembravano confermare la verità delle parole della Foradori. Purtroppo era abbastanza buio ed io non potevo fare una foto decorosa col mio telefonino.

C’era tanta gente, troppa per il castello infatti facevano entrare solo i prenotati e con parsimonia. Nell’aria c’erano i profumi della polenta che veniva cotta di sotto, e questo fumetto ha reso difficile l’unica degustazione che ho fatto, di nosiola. Mi fido del giudizio di Armin, che ha detto “una nosiola classica” effettivamente per chi conosce la nosiola c’è tutto in questo giudizio. Per chi non la conosce, un vino magro, gradevole, acidulo e con qualche appena accennato sentore di nocciola e floreale.

Di nascosto, durante i discorsi, ho assaggiato anche il mitico Ciso, servendomelo da solo mentre nell’altra stanza parlavano.

Mi sono trovato nel bicchiere un vino austero e complesso, tannico e che ricorda un po’ il vino che beveva mio papà e che da piccolo schifavo quando me lo faceva assaggiare (una volta andava così, i genitori erano un po’ matti ma certamente più sereni, in media).

Purtroppo, pur con tutto il bene che voglio ai Dolomitici, il Ciso non l’ho capito. La prima impressione, l’unica che posso dare in quelle condizioni in cui ho degustato di fretta, con gli altri che segnavano con l’indice il loro orologio da polso, è stato di un vino molto potente e tannico. In altre occasioni, beato me, certi vini sconosciuti che avevo assaggiato mi avevano colpito sicuramente di più.

Diciamo che è un vino con un punto di domanda che mi piacerebbe ri-assaggiare con maggiore calma. Lo vendevano a 17 €, d’acchito direi un po’ caro. Giudizio sospeso, non nel senso che ci sia qualcosa di male nel vino. Solo che non l’ho capito e non era l’occasione per capire.

Un saluto fuggente dal vostro Primo Oratore.

 

PS aggiunto a posteriori: chi volesse approfondire veda qui, qui o qui, con anche altri rimandi.


PREGIUDIZI DOLOMITICI

LIBERI VITICOLTORI TRENTINI E ALTRE COSE

A latere della manifestazione dei millesimati Ferrari di sabato scorso, ho avuto modo di fare due chiacchiere con Marco Zani, che fra le tante cose è anche proprietario della Maison di Castel Noarna.

Gli ho parlato così, perchè mi pareva di averlo già visto, in effetti non lo conoscenvo, e poi abbiamo ricostruito che l’ho visto ad una degustazione dei suoi vini fatta al Palazzo Roccabruna. Naturalmente lui non aveva visto il post sul vecchio Osservatorio.

Fra una chiacchiera e l’altra sono saltate fuori diverse cose curiose. Abbiamo infatti parlato della prossima manifestazione dei Dolomitici cioè del debutto in società del Ciso, il Lambrusco a Foglia Frastagliata comunitario.

A proposito dei Dolomitici -gli ho detto- mi piace la vostra esperienza, e mi sembra che contenga anche aspetti molto nobili, come il salvataggio in extremis di un vigneto che rischiava l’estinzione, la scelta di produrre l’Enantio, eccetera; ma -gli ho detto- dal punto di vista della teoria economica ho sempre un po’ di sospetto, come consumatore, nei confronti dei Club di Prodotto come i Dolomitici, perchè questo tipo di associazioni hanno l’effetto di segmentare il mercato e di costituire un gruppo che punta alla vendita del prodotto specifico ad un prezzo maggiorato (questa in realtà è l’opinione di uno dei due coautori dell’Osservatorio, che io non condivido pienamente ma l’ho espressa comunque così). So, gli ho detto, che in questo momento di crisi è già difficile venderlo il vino, altro che il prezzo, tuttavia un po’ di perplessità resta.

La sua risposta mi ha sorpreso. Innanzitutto mi ha detto che i Dolomitici non sono un club di prodotto, ma semplicemente una compagnia di amici che hanno gli stessi valori. In effetti se guardi, mi ha detto, non abbiamo nemmeno una strategia comunicativa comune, nessuno utilizza il logo in maniera significativa.

Gli ho risposto che si distinguono per essere accomunati dalla produzione biologica, e mi ha risposto che non c’è scritto da nessuna parte e che nemmeno il loro manifesto fa riferimento esplicito a questo fatto.

In effetti l’ho controllato ed è vero. DI FATTO mi sembra che siano tutti orientati al biologico o biodinamico, ma in effetti nelle carte non c’è scritto.

Ciliegina sulla torta, ma di questo non abbiamo parlato: all’epoca della degustazione fatta al Roccabruna, avevo avuto una perplessità sulla nosiola di Castel Noarna, perchè mi pareva che fosse un vino poco versato per passare in legno. Allora la pensavo in quel modo.

Adesso non sono più così categorico, ed i vini bianchi barricati mi piacciono, o meglio mi piacciono se sono buoni….

Insomma, la morale di questo post è che talvolta ho molti pregiudizi e le mie opinioni non collimano con i produttori. Il che ci può stare, perchè questa è la mia indipendenza di giudizio.

Ma è anche vero che chiacchierare con i produttori indipendenti è molto bello, perchè da loro spesso esce fuori una corrente di calore e spontaneità (come dai loro vini) che non ci sia spetterebbe. perchè è innegabile che i Dolomitici siano un club di prodotto in senso proprio, ma è innegabile che loro non la pensano così e si sentono un “club” di amici. Marco Zani è stato molto convincente.

Ho avuto una attima impressione chiacchierando con lui mi è sembrato una persona concreta e vera.

Domenica andrò sicuramente a Castel Noarna e spero di reicontrarlo, lui e i Dolomitici, a scambiare due chiacchiere in semplicità ed al di fuori delle teorie economiche.

Un saluto dal vostro PO.