VECCHIETTI FIORENTINI

CHIANTI SICELLE 1969 (avete letto bene, 1969!)

Nel corso di uno dei miei soliti giri, siamo capitati a Firenze. Insieme al Grande Logoteta cofondatore della FIBESS, e sostanziale coautore di questo blog, ci siamo fatti una capatina in questa Enoteca Pitti – Gola e Cantina.

Siamo usciti con l’idea di provare un chianti, essendo in libera uscita a Firenze ci pareva il minimo. L’enoteca, verso le 19 era piena. Buon segno, cerco sempre di andare nei posti pieni: la gente non è scema, e se riempie un locale un perchè ci deve essere. Quindi abbiamo trovato uno scomodo posto in un angolino del bancone, su due sgabelloni.

La lista dei vini abbastanza corta (saranno stati una decina) tuttavia spiccava una possibilità inaspettata: la proposta di assaggiare un vino chianti del 1969 a 12 €. Qualche conciliabolo col Logoteta ed abbiamo deciso per provare questa stranezza. La fortuna ha voluto che proprio mentre stavamo ordinando, si sia liberato un tavolinetto che l’enotecaro (Bravo!) ci ha indicato ed ha difeso a nostro favore dall’assalto di un altro duo di desideroso di prendere posto.

In un vino del 1969 ciò che resta impresso è la sensazione di vivere un’esperienza inusuale, si tratta di un vino  di 43 anni. Nel ‘69 io andavo all’asilo! Non solo ma il professionista ci ha detto che la cantina Sicelle non c’è più, e che in quei tempi il chianti si faceva in un modo completamente diverso da adesso. Innanzitutto ci si mescolava dentro il vino che c’era, compresa qualche bacca bianca.

Forse è questo che spiega quel colore giallastro non in linea con la freschezza (relativa, stiamo parlando di un 1969!). Inoltre probabilmente si stava meno attenti alle pratiche di cantina, credo che fossero abbastanza lontani dai virtuosismi attuali. Se serviva più colore ci mettevano un vino colorato, se volevano corpo un vino di corpo. Non come adesso che si cercano concentrazioni, rese eccetera. Ho qualche dubbio in più sui trattamenti, visto che erano anni di fede nella chimica ed i contadini, memori delle fatiche improbe dei padri, vedevano come un toccasana quei veleni (ma si sarebbe capito solo dopo) che liberavano in un colpo solo di tanti pensieri e di tanti lavori.

L’enoteca è buona, e si vede. Ci servono il vino in un piccolo decanter da cui riusciremo a trarre due assaggi, in tutto quattro bicchieri.

Proviamo il vino con una certa sorpresa. Il colore, come si vede nella foto, è di un colore rosso aranciato  con una sfumatura giallastra sull’unghia. Temo di essermi preso una fregatura di un vino completamente ceduto. Invece no. I profumi non possono essere potenti, tuttavia il vino non è chiuso. Si apre bene con ancora qualche frutta, anche se a 15 giorni di distanza ho come un ricordo floreale! Al gusto è un vino lieve, ancora abbastanza fruttato, ma la caratteristica principale è una corrente di lieve acidità che fa rimanere questo vino assolutamente in piedi e bevibilissimo.

Questo vino ci è sembrato magico. L’enoteca è un bel posto, ci siamo trovati bene. Il tipo che ci ha servito è Zeno Fioravanti, lo potete vedere in questo link.

Insomma, bello bere a Firenze vini così vecchi.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.