LA STRANA COPPIA

MA ANCHE NO

Trentodoc vs grassi 1Le bottiglie che si vedono nelle due foto di questo post -in versione erbacea e minerale 🙂 , messe in ordine di apparizione sulla nostra tavola, hanno sostenuto l’azzardo dell’abbinamento crauti-luganeghe-puntine-lardo (ecc., insomma, grassi) / Trentodoc.

Siccome quelli che lo producono questo spumante dicono che si usare a tuttopasto e va bene per accompagnare tutto, noi abbiamo provato la strada più ambiziosa.

Il giudizio questa volta sarà sinteticissimo: l’accoppiamento funziona, ma anche no. Funziona perchè indubbiamente l’acidità del Trentodoc si lega (chi più chi meno, come è naturale) sia all’acidità dei crauti, sia fa da contraltare e pulisce la bocca dai grassi della carne. Non funziona perchè in qualche caso più che di accompagnamento o abbinamento si può parlare di giustapposizione.

Sandro Sangiorgi ha scritto un libro intitolato “Il matrimonio tra cibo e vino” : ecco in questo caso a mio parere il matrimonio non ha funzionato.

Ma una gran bella amicizia fra questo piatto così grasso, e questo vino così acido, ha funzionato alla perfezione.Trentodoc vs grassi 3

Personalmente nella categoria dell’ipotetico concorso io eleggo a miglior Trentodoc il Maso Nero della Cantina Zeni di Grumo San Michele, senza nulla togliere agli altri.

Nella categoria dei fuori concorso, ovviamente, e quindi anche “vincitore” assoluto della mia personale valutazione, non può che stare sua maestà il Giulio Ferrari, assolutamente indimenticabile.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

PS: da applausi la cena, come del resto il fatto che questo è anche il 100.mo post del nuovo corso.


ALMA FORTE – O DELLA FENICE

IL MISTERO SVELATO DEL 18.06.38

Alma ForteDunque il vino assaggiato è un misterioso Alma Forte  millesimato extra dry del 2011. Accostarsi al Prosecco, per un amante del Trentodoc, è sempre una sensazione strana. Secondo me il classico Trentino è un vino più serio, più austero: ma è un po’ come con le opere d’arte, per apprezzarle si deve studiare, o sapere qualcosa, avere un po’ di educazione al gusto, insomma, in una parola, bisogna fare un po’ di fatica.

Accostarsi al prosecco invece no: sarà meno complesso, ma è immensamente più facile. Il prosecco, secondo me, è uno dei vini, un po’ come il lambrusco, che tutti quelli che lo bevono non hanno soggezione a dire che è buono. E’ un vino beverino, semplice, piacevole, ne trovi a tutti i prezzi e va sempre giù che è un piacere anche grazie a quella sfumatura dolce che, a meno di non essere pesantemente stucchevole, porta con sè sempre una nota di allegria.

Ora, intendiamoci, io sono per il metodo classico ma non sono un asceta del vino, e quindi se compare del prosecco in tavola mi guardo bene dal rifiutarlo.

In questa occasione questa mia attitudine alla curiosità e al non tirarmi indietro mi ha portato fortuna. E’ infatti stata portata da un amico in tavola questa bottiglia di prosecco Alma Forte: il mio amico ha portato anche la brochure, da cui ho capito qualcosa. La radice da cui viene fuori questo produttore, la “zoca” (= ceppo) diremmo noi Trentini, è quella delle grandi famiglie che hanno dato origine ad una delle grandi cantine prosecchiste, la Mionetto. Mionetto è un marchio che io associo ad una produzione generalista di cui però non conosco la qualità. Questo Alma Forte invece ha un’etichetta accattivante e misteriosa,  per solito i numeri scritti sulle etichette hanno un significato anche di tipo giuridico (il millesimo, la gradazione alcolica, ecc) per cui ci si aspetta un certo formato. Invece la cifra che campeggia su questa etichetta non ha nulla a che fare con un significato giuridico, ed allora incuriosisce. Leggi il seguito di questo post »


MA QUANTE BELLE SCOPERTE!

MOET & CHANDON BRUT VINTAGE 2003

Moet Chandon Vintage 2003Aperta questa bottiglia da un generoso amico, eccomi qui a fare scoperte: la prima è che questa Maison con il 2003 ha prodotto il Grand Vintage per la 68° volta. Sulla bottiglia c’era scritto dal 1734 (ma potrò sbagliarmi vado a memoria); su internet invece si trova “Since 1842, the House has released 69 vintage champagnes. Moët & Chandon possesses one of the world’s most prestigious collection of vintage champagnes, all of which are safeguarded in the Grand Vintage Reserve cellars”.

Insomma balla un secolo tuttavia resta il fatto che non viene fatta tutti gli anni.

Già leggendo l’etichetta dunque si ritiene di star per avere un  privilegio.  Magari anche un senso di “timore reverenziale” visto che siamo davanti ad un mito, o quantomeno ad un mito per il mio livello. Beh, insomma, la pariamo e si trova un vino veramente grandioso.

Il colore è di un gradevolissimo biondino chiaro, luminosissimo. Un perlage fine ma non numerosissimo. I profumi sanno di fieno e di nocciole-mandorle, insieme ad un ricordo di vaniglia. In bocca dà il meglio di sè, con pere nettarine, albicocca e una nota ampia ed avvolgente che prende in un colpo solo tutto il palato e poi resta lungamente in fine, con il desiderio di berne un’altra sorsata. leggero non c’è che dire, e fine.

Però, debbo dire, più che la degustazione, grande come ho detto, è piacevole anche scoprire che ci sono vintage come questi, che c’è gente nella vita che sta a giudicare se quell’annata sia meglio, o mooolto meglio di altre, e che quindi ci mette l’etichetta vintage anzichè il base (Moët base, peraltro mi andrebbe bene tutti i giorni).

Ecco, la prossima vita cambio lavoro e se proprio non riesco a fare il selezionatore delle modelle della Yamamay (come suol dire il co-autore qui) almeno il giudicatore dei vintage rispetto ai base mi potrebbe anche andar bene.

Un saluto dal vostro Primo Oratore


TRENTODOC DOSAGGIO ZERO

DALLA A (di Anesi) ALLA ZETA (di Ziliani)

Come intitolarlo un post i cui protagonisti sono Anesi e Ziliani?

Sabato mattina, Palazzo Roccabruna, ore 9.30. C’è il dott. Franco Ziliani, grossissimo personaggio del vino italiano e della comunicazione su internet. Tiene due siti, di cui uno tematico su … cosa? (non dite spumante che s’incazza, ma gira e rigira è quello).

Insomma un’autorità, insieme a Roberto Anesi, (dott. anche lui) altra autorità nel settore. Presentano sei Trentodoc non dosati.

Premessa: questa degustazione è una vittoria per il Trentino. Degustati uno dopo l’altro, si apprezzano le differenze, il primo e l’ultimo mi sono sembrati più acidi, più appuntiti; i tre centrali abbastanza simili e più morbidi ed avvolgenti, il Letrari è stato l’unico che è sembrato sotto lo standard.

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VOTO POSITIVO

BOLLICINE SU TRENTO

Oggi sono stato alla manifestazione di apertura delle Bollicine su Trento. Diciamo che questo post, per semplificare, è dedicato ai Trentini, non sto a mettere link o indicazioni di chi ha parlato.

Hanno preso la parola Manfrini, Dalpez, Fronza e Leveghi. Per fortuna, forse memori dello strepitoso detto trentino “prediche corte e luganeghe longhe” hanno fatto interventi brevi ed intensi. Abbastanza intensi.

Manfrini ha parlato di campagne alla radio, di consorzio dei vini e strade del vino che hanno collaborato, una realtà che si consolida. Un buon discorso introduttivo, semplice ed adatto a far aggrappare gli altri a qualcosa da dire.

Dalpez ha parlato di qualche numero, adesso i produttori sono più di 40. Dice che dobbiamo valorizzare questo prodotto nel nostro territorio. Non va bene che si va in un bar e si sente ordinare/offrire un “prosecchino”. Guarda un po’, è una convergenza inaspettata. Tuttavia è un bene, è una cosa giusta ed è giusto che anche le autorità se ne siano rese conto. Poi attraverso il Trentodoc si vogliono veicolare i valori della montagna e dei valori classici con cui i Trentini si vedono o (scusate il bisticcio ma lo dico io) o quantomeno come pensano che i non trentini vedano i trentini. Il rapporto fra il metodo classico è da valorizzare al massimo.

Fronza con qualche accentuazione poetica parla della fatica della produzione, dell’impegno, della conoscenza e del … talento (la parola mi è sembrata utilizzata nel senso del sostantivo e non del naufragato nome collettivo dello spumante), fatica ed impegno che però portano ad un traguardo di consapevolezza di aver creato un prodotto di pregio e valore. Da ricordare chi ha creduto, chi ha studiato e fatto disciplinari, insomma tanta roba. Quattro nuovi produttori, Zeni, Zanotelli, Cembra e Trento. Un passaggio finale su cui mi sono distratto, forse. Mi sembra di aver capito che non dobbiamo star li a guardare troppo in giro, ai prodotti concorrenziali che vengono da fuori, ma volerci bene da noi stessi e apprezzarci così con il nostro prodotto che è buono e dobbiamo crederci.

Per Leveghi il Trentodoc è ambasciatore del territorio. E’ metodo, è regola ed è territorio. E’ il Trentino che deve essere consapevole del proprio valore. Un valore di cui anche gli esercenti debbono essere parte, e devono mettersi a far parte di questo valore compreso dunque il fatto che anche i baristi e i wine-bar dovrebbero vendere più Trentodoc che prosecco.

Che dire: ripeto, sembra che qualcuno possa dire “io l’avevo detto”, ma pensa te.

Poi siamo passati alla degustazione.

E qui è sorto un problema minore ma penso fisiologico: che per intanto il marketing ha imboccato la buona strada, quella di un marchio unico, il Trentodoc, da valorizzare in maniera unitaria ed abbastanza convinta, almeno secondo alte sfere istituzionali. Ma, debbo dirlo, sotto l’ombrellone unitario non sono tutti uguali: il primo Trentodoc che ho assaggiato era basso, piatto e sfibrato. Non dico la marca, non serve, e va anche detto che è un caso raro, di solito i Trentodoc sono buoni; ma non mi sono messo a fare quelle capriole (metaforiche) che invece mi ha fatto fare il St. Michael. L’ho trovato veramente ottimo, abbastanza magro e floreale, ma acido e tosto, fine e di grande carattere. Anche un amico lì con me era della stessa opinione. Meglio di come l’ha valutato Ziliani. Peccato che la mia opinione conti meno della sua, ma fra me e lui c’è la stessa differenza che fra un poema omerico (lui) e un epigramma (io) – qualcuno riconoscerà la citazione sicuramente un po’ impropria nel complesso.

In conclusione: a me non è dispiaciuta questa presentazione;  meglio di quella verbosa dell’anno scorso. Ed in fondo le idee espresse sono condivisibili, quantomeno quando non espresse con parole troppo alate. Meglio di quanto ci potesse aspettare. Il mio giudizio è positivo. Adesso dovranno inverare la teoria nella prassi (altra citazione per chi vuole divertirsi) e lì sarà il difficile.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


LA GRANDEZZA DELLA MAISON FERRARI – RAVINA (TN)

SOTTO LA GUIDA DI RUBEN LARENTIS

Ho scritto su Trentino Wine Blog, come doveroso ringraziamento per avermi mandato a divertirmi alla seconda Giornata Nazionale della Cultura del Vino dell’Associazione Italiana Sommelier.

Per correttezza non scriverò nulla qui sull’Osservatorio, e se proprio qualcuno vuole vada sul Trentino WB

Qui però pubblicherò le foto, fatte di volo col mio telefonino. L’effetto è di uno sfocato completo, assolutamente diverso dalla chiarezza dei vini assaggiati, ma ahimè pericolosamente simile alla mia vista alla fine della degustazione.

Naturalmente a casa mi ha portato un amico sobrio. Ringrazio anche lui, insieme naturalmente a Cosimo Piovasco di Rondò che mi ci ha mandato.

Un saluto dal vostro PO


SECONDA GIORNATA NAZIONALE DELLA CULTURA DEL VINO

CON L’A.I.S. A ROVERETO IL 26 MAGGIO 2012

Su Trentino Wine Blog troverete tutte le informazioni ed un breve commento della manifestazione che l’AIS (Associazione Italiana Sommelier) metterà in scena sabato prossimo a Rovereto.

All’interno di questa manifestazione vi è un piatto ricco: la Degustazione dei millesimati Ferrari non dosati.

La tipologia degli spumanti non dosati merita un piccolo approfondimento.

L’ultima operazione nella lavorazione dello spumante è l’aggiunta della liqueur d’expedition o liqueur de dosage. Si dice d’expedition perchè è proprio l’ultima cosa prima di spedire lo spumante al consumo. In effetti al momento della sboccatura dello spumante una piccola quantità di liquido va perduta. Viene perciò aggiunto un pochino di una miscela costituita da zucchero di canna, vino vecchio e, qualche volta, piccole quantità di brandy. Questa piccola aggiunta di liquidi estranei conferisce allo spumante un gusto ed un timbro particolare, specifico della casa produttrice, e determina anche la nomenclatura dello spumante stesso (extra brut, brut, extra dry, dry o sec, demi-sec o dolce-doux).

Tuttavia è anche possibile che la quantità di spumante perduta nella sboccatura sia ricolmata con spumante dello stesso tipo, cosicchè avremo un prodotto estremamente secco ed acidulo in quanto sostanzialmente la fermentazione ha consumato tutti gli zuccheri presenti e null’altro viene aggiunto.

(per questa spiegazione mi sono rifatto al testo “Spumante Trentino – Storie di Uomini, Cantine, Talento” – di Andrea Andreotti)

Questa è una tipologia di spumante che sta incontrando sempre più consenso.

Ma veniamo a noi. Alla degustazione dell ‘AIS non è stato invitato nessun giornalista né nessuna testata giornalistica locale, ad eccezione di Trentino Wine Blog. Tuttavia, come tutti sanno, il TWB per scelta è un blog dove gli autori preferiscono agire senza aver palesato la propria identità.

Quindi si poneva un problema, perchè naturalmente la partecipazione di uno degli autori avrebbe posto fine all’incanto della loro velatura. E quindi essi mi hanno contattato per mail, io infatti non li conosco personalmente, e mi hanno chiesto se fossi interessato a partecipare in loro rappresentanza e di scrivere poi una breve relazioncina da pubblicare su TWB.

Debbo dire che è stato un piacere -visto quello che mi aspetta ad assaggiare spumanti Ferrari così pregiati- ma anche un onore per essere stato prescelto da gente così in gamba.

Perchè, bisognerà pur dirlo, il Trentino Wine Blog è la vera novità significativa nel mondo del vino. E’ diretto e tagliente, affronta questo specifico ambito della realtà trentina con un piglio ed un’acutezza che è poco frequente nella cosiddetta stampa libera. Perchè, naturalmente, tutti coloro che operano professionalmente o come munus nel campo del vino, hanno un interesse che intendono difendere, e chi è più debole o si sente tale tende a rispettare e compiacere il più forte.

Trentino Wine Blog invece, pur rispettando tutti, non compiace e non fa sconti a nessuno e questo nel nostro Trentino sempre un po’ paludato non fa altro che bene.

Posso dire queste cose in maniera liberissima: io non ho mai scritto finora su Trentino Wine Blog, anche perchè non avrebbe senso: la mia scelta è diversa dalla loro, io non appartengo a questo mondo del vino, salvo che come Osservatore esterno e semplice consumatore (da qui il nome di questo Blog). Inoltre ho disposto la linea dell’Osservatorio come un luogo di incontro pacato ed aperto dove si possono esprimere opinioni in tranquillità ma mostrando la propria identità, e senza lo spirito di battaglia che -peraltro- tanto mi piace sul TWB.

La loro scelta diversa però è preziosa per il Trentino e per il vino Trentino. Sono contento che l’AIS incominci a riconoscerlo. Sono contento anche perchè, umanamente, so quanto è faticoso tenere un blog, e quindi vedere qualche riconoscimento farà sicuramente piacere ai cari Cosimi del Trentino Wine Blog.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.