LA STRANA COPPIA

MA ANCHE NO

Trentodoc vs grassi 1Le bottiglie che si vedono nelle due foto di questo post -in versione erbacea e minerale 🙂 , messe in ordine di apparizione sulla nostra tavola, hanno sostenuto l’azzardo dell’abbinamento crauti-luganeghe-puntine-lardo (ecc., insomma, grassi) / Trentodoc.

Siccome quelli che lo producono questo spumante dicono che si usare a tuttopasto e va bene per accompagnare tutto, noi abbiamo provato la strada più ambiziosa.

Il giudizio questa volta sarà sinteticissimo: l’accoppiamento funziona, ma anche no. Funziona perchè indubbiamente l’acidità del Trentodoc si lega (chi più chi meno, come è naturale) sia all’acidità dei crauti, sia fa da contraltare e pulisce la bocca dai grassi della carne. Non funziona perchè in qualche caso più che di accompagnamento o abbinamento si può parlare di giustapposizione.

Sandro Sangiorgi ha scritto un libro intitolato “Il matrimonio tra cibo e vino” : ecco in questo caso a mio parere il matrimonio non ha funzionato.

Ma una gran bella amicizia fra questo piatto così grasso, e questo vino così acido, ha funzionato alla perfezione.Trentodoc vs grassi 3

Personalmente nella categoria dell’ipotetico concorso io eleggo a miglior Trentodoc il Maso Nero della Cantina Zeni di Grumo San Michele, senza nulla togliere agli altri.

Nella categoria dei fuori concorso, ovviamente, e quindi anche “vincitore” assoluto della mia personale valutazione, non può che stare sua maestà il Giulio Ferrari, assolutamente indimenticabile.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

PS: da applausi la cena, come del resto il fatto che questo è anche il 100.mo post del nuovo corso.

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PINOT GRIGIO ORALE

CHIACCHIERE AL MAS DE LA FAM

Mas de la FamMas de la Fam  con questo nome di ristorante che sembra un ossimoro perchè si mangia benissimo e la fam non ha nulla a che vedere a ben vedere, ospiterà venerdì prossimo alle 17.00  l’attesissima, quantomeno da me, chiacchierata sul Pinot Grigio “Tutte le sfumature del Pinot Grigio”.

Per chi non lo sa il Ristorante è in via Stella, 18, Ravina di Trento 0461-349114.

Parlare del pinot grigio è come parlare della storia dell’Unione Sovietica. C’è dentro di tutto ed alla fine è impossibile parlarne compiutamente perchè non si può fare la storia dettagliata di tutto. Perciò finisce che se ne parla per capitoli. E allora via con il pinot grigio come mancato evocativo di una zona, come mancato descrittore del territorio, ma anche come fonte continua e cospicua di guadagno, come uniformazione del gusto, come impedimento alle selezioni di qualità.

Il Mas de la Fam organizza il classico uovo di Colombo: un assaggio di Pinot Grigio in quanto vino.

Non è una cattiva idea e dopo tanto pinot grigio orale (se ne è parlato  qui, qui, qui, qui,  su questo Osservatorio del Vino, qui, qui il post dal pazzesco numero di commenti -363!!!!qui su Trentino Wine Blog; qui invece il comunicato istituzionale sui numeri del Pinot grigio ) ecco il pinot grigio effettivo, assaggiabile.

Ci vediamo lì? Ecco il programma

Ore 17.00: breve prolusione sul tema “Pinot Grigio, commodity o descrittore del territorio?, condotta da Augusto Marasca.
Ore 17.30: inizio delle conversazioni libere fra gli intervenuti, dialoghi in libertà fra i partecipanti con un bicchiere di Pinot Grigio fra le mani. 
Ore 18,30: degustazione cieca, condotta da Marco Larentis, di 6 Pinot Grigio provenienti dal Trentino e dal mondo. Alla fine si cercherà di capire quale fra le bottiglie assaggiate sia stata prodotta con Pinot Grigio del Trentino.
Ore 19,30: Piatto unico cucinato dallo Chef del Mas dela Fam
In collaborazione con l’Associazione Cuochi del Trentino
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Il costo per la partecipazione a dibattito, degustazione e cena con piatto unico è di 25 euro con prenotazione, 30 euro per tutti gli altri.
Per informazioni e prenotazioni:
info@masdelafam.it
0461-349114
www.masdelafam.it

Ecco il Comunicato Stampa.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


MA QUANTE BELLE SCOPERTE!

MOET & CHANDON BRUT VINTAGE 2003

Moet Chandon Vintage 2003Aperta questa bottiglia da un generoso amico, eccomi qui a fare scoperte: la prima è che questa Maison con il 2003 ha prodotto il Grand Vintage per la 68° volta. Sulla bottiglia c’era scritto dal 1734 (ma potrò sbagliarmi vado a memoria); su internet invece si trova “Since 1842, the House has released 69 vintage champagnes. Moët & Chandon possesses one of the world’s most prestigious collection of vintage champagnes, all of which are safeguarded in the Grand Vintage Reserve cellars”.

Insomma balla un secolo tuttavia resta il fatto che non viene fatta tutti gli anni.

Già leggendo l’etichetta dunque si ritiene di star per avere un  privilegio.  Magari anche un senso di “timore reverenziale” visto che siamo davanti ad un mito, o quantomeno ad un mito per il mio livello. Beh, insomma, la pariamo e si trova un vino veramente grandioso.

Il colore è di un gradevolissimo biondino chiaro, luminosissimo. Un perlage fine ma non numerosissimo. I profumi sanno di fieno e di nocciole-mandorle, insieme ad un ricordo di vaniglia. In bocca dà il meglio di sè, con pere nettarine, albicocca e una nota ampia ed avvolgente che prende in un colpo solo tutto il palato e poi resta lungamente in fine, con il desiderio di berne un’altra sorsata. leggero non c’è che dire, e fine.

Però, debbo dire, più che la degustazione, grande come ho detto, è piacevole anche scoprire che ci sono vintage come questi, che c’è gente nella vita che sta a giudicare se quell’annata sia meglio, o mooolto meglio di altre, e che quindi ci mette l’etichetta vintage anzichè il base (Moët base, peraltro mi andrebbe bene tutti i giorni).

Ecco, la prossima vita cambio lavoro e se proprio non riesco a fare il selezionatore delle modelle della Yamamay (come suol dire il co-autore qui) almeno il giudicatore dei vintage rispetto ai base mi potrebbe anche andar bene.

Un saluto dal vostro Primo Oratore


ELOGIO DELLA MITEZZA

BISOGNA PROPRIO ANDARCI

Roverè-2012-1Il sottotitolo di questo blog allude al fatto che la cantina di Roverè della Luna non è in mezzo ad una grande via di comunicazione e non è nemmeno accanto a qualcosa. Lo stesso paese è un po’ fuori dalle direttrici principali. Questo, insieme a tante altre cose, costituisce per il visitatore occasionale (io ci sono andato ieri per la prima volta) uno strano e gradevole effetto di scoperta. Sembra come di essere un fortunato che ha avuto accesso ad una rarità nascosta e condivisa da pochi. Voglio dire, e vale come una specie di sommario: si va in questa cantina, inaspettatamente grande, si incontrano persone gentili, con tante nuove idee e sani dubbi, e alla fine si assaggiano anche vini buoni ad un prezzo assolutamente sottodimensionato.

La visita è sulla base di un invito. Ho già spiegato che si è trattato di un percorso tortuoso, come è tortuoso l’ultimo pezzo di strada per arrivare in cantina. Lassù, io ed i miei due amici, siamo stati accolti con calore e simpatia dal Presidente, dal Direttore e da uno dei soci conferitori che materialmente era il mio contatto. Abbiamo fatto una conversazione sul vino in generale. Si dà infatti il caso che Roverè della Luna è associata a Cavit, e una significativa parte della produzione è il pinot grigio. Ora, la loro posizione è improntata ad un autentico realismo: il canale del pinot grigio è stato una manna per loro. Ha garantito redditività alla cantina ed ai contadini. Siccome è un vino che va, e la Cavit riesce tuttora a smerciarlo, non vi è una ragione economica o commerciale per cambiare. Il problema è un certo coefficiente di incertezza per il futuro. Perchè un piano B, che tutti intorno a quel tavolo abbiamo auspicato, non c’è per ora. Quindi l’insegna è quella dell’incertezza. Non c’è un’emergenza, la cantina è sana ed il vino, fortunatamente e grazie al lavoro, si vende.

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FUORI BUDGET

OGNI VINO LA SUA OCCASIONE

Vini d'occasioneQuesto post mi viene da una sollecitazione del silenzioso co-autore dell’Osservatorio, il Grande Logoteta.

Qualche ricetta chiede vino, tanto vino, per essere eseguita. Solo che per ragioni psicologiche non mi va di usare le belle medie bottiglie che tengo in cantina, per cucinare. Mi sembra uno spreco che non posso-voglio permettermi. Insomma, mi dispiace sacrificare per arrivare qualche centimetro sopra il livello della carne una bottiglia pagata, invento, 18 euro in una simpatica visita ad una cantina toscana. Oppure investire 15 euro di bianco per un bell’arrosto.

I libri di cucina, dove probabilmente le markette ci saranno anche lì, consigliano sempre di usare un buon vino, ed anzi, di più, sostengono che con un buon vino anche la pietanza cucinata ci guadagnerà.

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TUTTI DA GRIGOLETTI

DA CARMELO – DOVE SENNO’

Per molti anni all’inizio di dicembre scendevo alla Cantina Grigoletti, a Nomi, per assaggiare il vino bianco velato conservato ancora nelle botti, per fare due chiacchiere con calma con lui e con la cara moglie Marica, e per comperare un po’ di bottiglie da bere in inverno. Mi conservava sempre due bottiglie del rarissimo Maso Federico (il nome del suo picenin) vino rosso dolce per i dolci natalizi. E’ un vino che di anno in anno è sempre cambiato, e sempre più raffinato, complesso e particolare.

Ricordo quando molti anni fa scendevo con il mio ragazzo, che allora era un bimbo piccolino e si divertiva a guardare queste grandissime botti e a correre in giro per la cantina. O a starsene buono e timidino accanto a me mentre comperavo le bottiglie.

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MARCIA DI AVVICINAMENTO

CONTATTI CON LA LUNA

Attraverso una via tortuosissima, sono stato contattato dalla Cantina Sociale di Roverè della Luna.

In realtà hanno mandato una mail al Trentino Wine Blog chiedendo che mandassero me a fare visita alla Cantina. Quei “rivoltosi mascherati” di Trentino Wine Blog mi hanno inviato una mail per indicarmi di questo contatto.

Prima Premessa:

io non ho nulla a che fare con Trentino Wine Blog. Peraltro “noi blogger” commentiamo anche sui blog degli altri, è una pratica usuale normalissima. Ed io talvolta frequento il TWB per dire qualcosa degli argomenti che loro sollevano. Tuttavia non li conosco, nel senso che non so chi ci stia dietro, visto che mantengono un rigoroso anonimato. Anche la loro mail è anonima, per cui nemmeno quando mi hanno mandato la richiesta della Cantina di Roverè della Luna ho capito chi sono.

Ma ciò evidentemente non è abbastanza chiaro ai lettori, dal momento che scrivono al Trentino Wine Blog anzichè direttamente a me, per chiedermi una visita in cantina. Ci sono molte chiavi di lettura a questo episodio, anche il fatto che probabilmente  manco si sa che esiste questo Osservatorio, ma non è importantissimo.

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