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La verità è che manca un po’ tutto. Ci sarebbe il desiderio autentico di trovare qualcosa, magari un vino, indimenticabile, una cosa che possa fungere da traguardo teorico fondamentale. Un parametro dotato di assolutezza che possa confrontarsi come modello rispetto a tutte le cose del vino (o magari della vita, volendo assolutizzare). Ma non si trova quasi niente di indimenticabile. Si trovano tanti vini buoni,tanti sproporzionatamente cari, si incontra gente, anche bella gente, non c’è che dire. Si rinsaldano amicizie un po’ allentate davanti ad una bottiglia o a un’etichetta condivisa.

Poi è bello anche andare alle mostre del vino, alcune veramente mostruose, altre piccole, le polemiche non mancano mai sono sempre grandi ed inutili. E spesso si beve gratis, per natura o da imbucati (che bello).

Ho come la sensazione che si parli troppo del vino, e dopo un po’ anche girando per gli altri siti, si parla sempre delle stesse cose. I vini naturali/artificiali(?), il tappo a vite/sughero, la prevalenza del territorio/enologia, il grande vignaiolo morto… la polemica sul rischio che neanche i monumenti (Brunello) si salvano (ma sarà vero?) eppoi  spesso i termini sono vaghi e generici come i profumi di certi vini; ad esempio il confine del chimico, il concetto del terroir, il concetto di vino di montagna, il concetto  di spumante, i vini autoctoni/internazionali. Forse anche perchè un po’ tutti sono dilettanti, io per primo beninteso, e quelli competenti parlano di reazioni chimiche, di marketing, anche il diritto delle norme europee è difficile, si capisce poco.

Non so, mi sembra che sia tutto un gioco, e ciò che c’era da dire è stato detto.

Vale solo la cronaca e le degustazioni, che continuano a cambiare. Ma sono cose delle quali, per un motivo o per l’altro zzzzzzzz ……………………

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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4 commenti on “101”

  1. Nic Marsél ha detto:

    Condivido un po’ tutto, soprattutto il fatto che ci sono in giro troppi vini sproporzionatamente cari soprattutto in rapporto al periodo che stiamo vivendo. Probabilmente tanti produttori si stanno giocando le ultime carte per entrare nell’olimpo di quelli che sopravviveranno alla crisi piuttosto che chiudere bottega o abbassare drasticamente i prezzi per evitare di tenersi l’invenduto in cantina. A parte questo, se davvero è tutto un gioco, per il momento mi piace ancora.

  2. Primo Oratore ha detto:

    Scusa se rispondo solo ora ma ogni tanto mi isolo un po’… A me invece il gioco della narrazione sta piacendo meno, alla fine mi sembra tutto un po’ ripetitivo ed anche io, non seguendo/commentando le cronache, ho sempre meno da dire. Inoltre i social network tendono a privilegiare le emozioni che si possono scrivere, mentre le emozioni che si percepiscono parlando con le persone sono diverse ed indescrivibili e quelle mi piacciono di gran lunga di piú ma per loro stessa natura non si possono scrivere.

  3. Gianni Morgan Usai ha detto:

    … è un momento PO… la quiete prima della battaglia, adrenalina a mille..

    … dai, stai con noi che ci divertiamo..!!

  4. Forse hai ragione tu.. troppe parole attorno al vino..troppe. E la parola uccide la Cosa. E poi, poi dentro una bottiglia solo un grappolo d’uva… e noi lì, sempre lì, a costruirci sopra edifici e cattedrali…