IL VINO DEGLI ALTRI

VINI DA NERD

Vini comuniPer quanto mi sforzi, non riesco ad approfondire troppo i miei hobby. Nemmeno questo del vino. Perciò tendo a bere dei vini standard, dei vini che posso permettermi. E le soddisfazioni  così aumentano, nel senso che mi appaga desiderare ciò che posso ricevere (o accontentarmi di ciò che ho, se vogliamo dirla in un altro modo). Ma mi rendo anche conto, quando guardo gli altri blog, per esempio Intravino, di essere abbastanza uno sfigato. Esattamente come deve essere e probabilmente appare chi trova buoni vini di 10 €. Com’è possibile che io trovi pochissimi vini cattivi? L’articolo a cui faccio il link riporta un vino dal prezzo che di solito io non bevo il Savennieres Les Vieux Clos 2009 che su Amazon costa 39,95 € ed un altra bottiglia, il Terlano Rarità (già il nome…) visto su internet alla cifra ragguardevole di € 71,28. Accidenti che prezzi. Beati loro che se li possono permettere. Solo che sono evidentemente cose che non mi riguardano.

Ora, so bene che il mondo va così, e le persone si divertono a vedere e ad interessarsi a cose cui non potranno mai arrivare, tipo le automobili potenti, le vacanze esotiche con qualche attricetta, ecc. Con il vino è diverso perchè, volendo, una bottiglia di 70 € si può anche prendere, tuttavia non è una cosa proprio di tutti i giorni.

Per quanto riguarda me, ho annotato, dalla mia esperienza, che spesso mi trovo un amaro in bocca quando un vino pagato molto -diciamo da 30 € in su- mi dà le stesse soddisfazioni di uno che pago 10 € o meno. Difficile -ma non impossibile- trovare vini che mi soddisfano sotto i 5 – 6 Euro, per quanto, quando capita, godo di più che bere un vino carissimo. Ho evidentemente un palato pessimo.

Quindi entrano in campo aspetti diversi, probabilmente se non sapessi il prezzo degusterei diversamente, ma sono un consumatore consapevole -con buona memoria tra l’altro- ed il vino lo compero quindi so quasi sempre quanto costa. Ed anche quando me lo offrono i miei amici -sempre se non contrasta con l’educazione- chiedo quanto costa.

Insomma tutto questo per dire che trovo un sacco di commenti di gente che evidentemente la sa più lunga di me e questo non è difficile,  che assaggia vinissimi dei quali io non so nemmeno il nome. A leggere quelli vien da pensare che il blog lo sto tenendo per niente, finora almeno mi sono divertito.

Tutto questo per dire che alla classica ricorrenza del mese di gennaio che festeggio con i miei amici, quest’anno abbiamo aperto vini assolutamente comuni, ma non “comuni”. Vini buoni sono stati un bianco del Lazio, Casale del Lazio Antinoo, chardonnay e viognier, a circa 10 € e un Rosa dei Frati della cantina Cà dei Frati visto ad 8 € (prezzo medio) su internet; vini gradevoli, che sono piaciuti a tutti, donne e maschi, che io credo chiunque possa permettersi, che hanno accompagnato bene i piatti semplici che ho servito (pasta al ragù bianco e qualche affettato), e che hanno soddisfatto occhio, naso e palato.

Sarà che sono un poveraccio, ‘na scarpa e ‘na ciabatta, sarà che c’è la crisi ma mi diverte sempre meno leggere commenti riguardanti vini raffinatissimi. Una volta mi appassionava l’idea, adesso no, tanto ho capito che salvo eccezioni non mi capiterà mai perchè non sono cose che cerco. Ma che mi frega, penso quando leggo. Probabilmente lo stesso pensiero che attraversa chi legge i miei post.

Anche Intravino mi piaceva di più una volta, adesso non lo leggo quasi più, ed è un peccato perchè mi manca, o meglio, Grandi Whiskymi mancano le belle sensazioni che avevo leggendolo e che non trovo più.

A me piacciono invece i vini semplici, sono un tipo alla buona (e mi piacciono … le due cose, come si diceva una volta) e tutto sommato mi sento meglio a dire che bevo di regola vini normali di cui probabilmente non si fa un figurone a parlare, ma che hanno la colpa di essere buoni. Sarò uno sfigato, che però si sente come quello che grida che il re è nudo.

Dopo cena però abbiamo tirato fuori Caol Ila, Lagavulin e Cragganmore. Anche se non sono affatto esperto di whisky, tuttavia questi erano così buoni che piacerebbero anche ai più esperti di me.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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9 commenti on “IL VINO DEGLI ALTRI”

  1. Mario Crosta ha detto:

    C’è anche chi ha pagato un Sassicaia 900 euro a Cortina sulla tavola, oppure un Petrus 1300 euro a Varsavia in albergo, perfino un Pingus a 970 euro (in negozio). Guai se non ci fossero i VIP! Queste cantine fanno i loro vini investendo il massimo del possibile per farli riuscire in modo ottimale, con costi incredibili di produzione: vendemmiatori specializzati, elicotteri per muovere l’aria e asciugare così le uve bagnate, impianti di riscaldamento sottoterra per le radici, scelta dei grappoli o addirittura degli acini, insomma si fa in fretta a fare i conti e le spese ci sono tutte. Non c’è solo il marketing. Se non ci fossero i VIP che pagano cifre anche astronomiche per una bottiglia, questi vini non avrebbero mercato e quei produttori non investirebbero tutti quei capitali per farli. Del resto, Primo Oratore, anche per la Ferrari è la stessa cosa: se non ci fosse chi paga miliardi per una macchina, come farebbero a sopportare i costi di un campionato di Formula 1 e ad adottare le migliori tecniche d’avanguarda in motori, aerodinamica, materiali, controlli, elettronica eccetera eccetera. Io sono convinto che è un bene che i VIP comprino quei vini e che qualcuno di loro si degni di descriverceli. Almeno restiamo al corrente delle novita’, delle modernita’, delle stravaganze. Poi non ce li possiamo permettere, ci daremo a ben altro, ma senza invidia perché ci divertiremo sicuramente di piu’. Qiando la signora Zenato mi diede un vino super da Stati Uniti in cassetta di ciliegio, feci cambiare la bottiglia con il loro Lugana di base dell’ultima annata, che costava sicuramente 20 volte di meno e lei rimase interdetta, ma non il marito, il compianto Sergio, che sorrideva divertito (noi vecchi ci intendevamo meglio) perche’ sapeva che mi piaceva di piu’ quel vino semplice semplice che non i complicati barricati alla moda, superfusti, podiati, osannati, ma che schifo con gli spaghetti alle vongole o la zuppa di cozze…
    Su una cosa che hai scritto, comunque, vorrei darti un consiglio da amico. Hai scritto che trovi “un sacco di commenti di gente che evidentemente la sa più lunga di me e questo non è difficile, che assaggia vinissimi dei quali io non so nemmeno il nome”. Guarda che anche loro, quando leggono te ed i commenti al tuo blog, sono nella tua stessa condizione. Loro pensano che anche tu la sai piu’ lunga di loro e che assaggi vini dei quali loro non sanno nemmeno il nome. Ed e’ vero, pensaci bene. Io bevo anche bottiglie da 1 euro, bevo vini contadini che non escono neanche dal cancello della loro azienda, bevo addirittura la sciacquatura delle vasche imbottigliata per servirla quasi gelata d’estate, tutta una serie di vini sotto i 5 euro che a dire 25.000 etichette diverse forse e’ dir poco, perche’ a un certo punto non ho piu’ tenuto il conto. Bere, caro mio, ho usato la parola bere, non… degustare, non… dare punteggi, non…criticare, non… giudicare, non… scrivere stronzate, non… vantarsi di aver assaggiato con gli dei quello che solo gli dei possono bere. Tu ti diverti a bere e a scrivere. Loro non si divertono, invece, ma vivono per far scena, sgomitano per emergere, devono inventarsi qualcosa per scioccare e attirare paparazzi, perche’ e’ un mondo completamente diverso dal nostro, ha altri miti, altre chimere. La casta, si chiama oggi, con tutti i suoi pretoriani. Continua a leggere quelli che credi che la sappiano piu’ lunga di te, ma senza invidia. Stai meglio tu di loro, se ci pensi bene. E continua a scrivere per noi mortali (che sappiamo benissimo quali sono i loro vini e dove li vendono ma non e’ roba per noi e quindi che ce frega?) che abbiamo bisogno di conoscere i vini che ci piacciono e che sono decine di migliaia e soprattutto di sapere dove si trovano, in che negozi e a che prezzo, perche’ anche il portafoglio vuole la sua parte.
    Scusa la lunghezza, ma spero di essere riuscito a dimostrarti che non sei sfigato proprio per niente.

  2. Primo Oratore ha detto:

    Mario: non so se sono sfigato o no. Ma commosso dopo il tuo intervento si. Te ne ringrazio tantissimo!
    Davvero grazie, PO

  3. Mario Crosta ha detto:

    Hai soltanto un modo concreto per ringraziarmi: bevi e scrivi!

  4. Primo Oratore ha detto:

    Agli ordini!!! 🙂
    Grazie ancora, PO

  5. Nic Marsél ha detto:

    Ti capisco benissimo e condivido il tuo stato d’animo, pero’ quei due vini proprio non mi piacciono (soprattutto il primo) 🙂 Dico forse una banalità : se è meglio il vino che c’è in tavola della gente che ci è seduta attorno, è il caso di cominciare a preoccuparsi 🙂

  6. Primo Oratore ha detto:

    Quali vini non ti piacciono? Perchè io quelli citati dall’articolo di Intravino non li conosco, per quanto Terlano sia -relativamente- vicino a casa mia. Quei due che ho bevuto io erano buoni -diciamo senza difetti ma anche non riconoscibili- senza infamia e senza lode. Effettivamente le facce intorno al mio tavolo erano meglio dei vini, questo è vero – ed anche effettivamente divertente.

  7. Nic Marsél ha detto:

    Nemmeno io, essendo sfigato 🙂 conosco quei vini citati da intravino. Mi riferivo ai due che hai bevuto e dei quali mi sono reso conto di poter tranquillamente fare a meno. Sotto i dieci euro si possono trovare (speriamo ancora per molto) tutte le gradazioni dal pessimo all’ottimo, e nella mia esperienza, 70 volte su 100 spese superiori non giustificano l’esborso, se non in particolari situazioni nelle quali subentrano fattori emozionali unici di quel contesto. Purtroppo, sempre più spesso, mi capita di scoprire nuovi produttori con vini eccellenti a prezzo accessibile, che nel giro di qualche anno, sull’onda di un barlume di successo, arrivano a triplicare o quadruplicare il prezzo delle loro bottiglie. Pare che un prezzo basso venga associato automaticamente ad una qualità scarsa dalla stragrande maggioranza dei potenziali acquirenti. Un produttore dal quale ho acquistato un elegante chardonnay a 4 euro in cantina, mi ha detto che quello stesso prodotto a New York non puo’ essere messo in vendita a meno di 40 dollari, altrimenti non se lo fila nessuno. Un’ultima cosa: ho notato che quando trovo una buona cantina, generalmente preferisco i vini “base” rispetto alle corrispettive costose (e pluripremiate) riserve e che invece tendo ad evitare (quasi inconsciamente) quei produttori che vantano rare punte d’eccellenza assoluta (certificate dai critici) affiancate da ettolitri ed ettolitri di brodaglia non certo cattiva ma sicuramente inutile (e certificata da me).

  8. Primo Oratore ha detto:

    Sono due vini portati in regalo, non so mai cosa fare in questi casi, se aprire i miei o quelli portati per l’occasione, ma per quel tipo di serata, cioè quanto di più lontano da una qualsiasi cosa che assomigli alla degustazione, non sono andati male. Quantomeno il secondo che è un rosato internazionale nella media; ti riferisco anche l’opinione di alcuni dei miei ospiti assolutamente incompetenti nel campo del vino; l’Antinoo è stato quello che sicuramente ho/abbiamo gradito di meno (= è un bianco barricato fuori proporzione).
    Per il resto che aggiungi sono d’accordo. Ed anche se capisco che è il mercato mi dà sempre molto fastidio che i vini che ho scoperto e che ho comperato per anni (sostenendo quindi nel mio piccolo l’economia di quella specifica cantina) poi quando diventano famosi/cari il cantiniere -sempre simpatico e gentile- fatica a scontare o a tenere il prezzo ragionevole che fu.
    Per fortuna, debbo dire, fra le cose gradevoli vi è anche quella di cercare sempre nuove cantine a prezzi ragionevoli, e lasciare la fedeltà -verso una cantina, poi!!- ad altri e più importanti sentimenti.