PINOT NERO DELLA VITA (MA ANCHE NO)

L’INIZIO DI UNA LUNGA SERIE

Tutela dei vini TrentiniL’ironia della sorte, o meglio delle circostanze e della storia sociale ed economica, ha voluto che il Trentino, una terra vocatissima (o quantomeno sufficientemente vocata) a sentire gli esperti, per la produzione del pinot nero, sia invece divenuta nel bene o nel male la terra del pinot grigio.

Intendiamoci, il problema non è che sia la terra del pinot grigio, ma il fatto che sia diventato una delle tantissime terre dove si fa il pinot grigio. Ma questo terreno è stato abbondantemente, o anche sovrabbontantemente arato e non c’è altro da dire. O meglio, se avete altro da dire vedete qui.

Però se il pinot grigio è un vino pronta presa che viene più o meno buono dovunque lo pianti al contrario il pinot nero è un vino difficile sia in vigna che in cantina, mutevole, capriccioso e baro. Purtroppo, come ho già spiegato (nella prima parte di questo post), l’Italia non tutela le zone di produzione ed il pinot nero può essere coltivato ovunque come si vede ad esempio qui.

La descrizione della versione trentina che ne fa il libro “La tutela dei vini Trentini” a pag. 39 della pubblicazione a cura del Consorzio Tutela dei vini del Trentino – Provincia Autonoma di Trento e Istituto Agrario S. Michele all’Adige, è quella di un vino coltivato in quantità modesta nel territorio della provincia (15.000 q.li dice il libro, che è del 2004), ma che comunque fa parte del patrimonio provinciale. Cito testualmente dalla scheda di presentazione: “Risulta un vino difficile ma quando tutti i parametri vinicolo-enologici collimano si giunge a risultati di altissima soddisfazione, anche economica”. Poi prosegue “I vini ottenuti dal pinot nero sono di colore rosso granato, presentano un profumo gradevole, delicato, complesso, un sapore secco con un piacevole retrogusto amarognolo. Grande e difficile vitigno che può dare altrettante grandi soddisfazioni.”

In Trentino ci sono moltissime cantine che lo producono –qui un elenco-, sia le grandi centrali cooperative che i piccoli vignaioli indipendenti.

Ne viene fuori un vino sempre diverso, c’è chi lo ha sempre venduto invecchiato di diversi anni e chi invece preferisce mettere sul mercato bottiglie di un anno o due.

Io ci ho le mie preferenze e ritengo giunto il momento, abbandonati un po’ i discorsi sul pinot grigio, di occuparmi di questo vino nero che mi piace così tanto e magari dedicargli un posto particolare negli assaggi di quest’anno. E così, continuando idealmente il post su qualche giorno fa che riguardava il Zinzele Longariva, che nonostante mi sia piaciuto meno del solito all’ultima uscita, resta un vino di riferimento per me, vorrei provare a parlare di altri pinot neri.

Fra quelli che ho in cantina, due avrei proprio piacere di provarli e vediamo quando ci sarà l’occasione. Sono quello di Pojer e Sandri e quello di Graziano Fontana, vignaiolo che conosco poco ma di cui tutti parlano un gran bene.

Nel frattempo ho assaggiato quello della ormai mitica Cantina Sociale di Roverè della Luna. L’ho trovato un pinot nero molto vintage, sincero, vinoso, con un tono minore sia per quanto riguarda i profumi -che solitamente sono un punto di forza del pinot nero tridentino- che gli aromi, veramente come il vino di una volta.

Per dire, un signore anziano che me l’ha assaggiato lo ha apprezzato tantissimo perché gli ha ricordato i vini che beveva lui in gioventù. Quindi meno luci accese su accenti fruttati, su tannini o su rotondità, ma più inclinazione verso un prodotto verace e concreto.

Mi sembra che si discosti un po’ dalla recente tradizione trentina di questo vitigno, prende una strada a sé. Può piacere o meno, ma sicuramente si distingue. Non so, è difficile trovare le parole giuste per definirlo perchè ne dò un giudizio positivo e non vorrei essere frainteso. Nel senso che l’ho trovato senza difetti e senza nulla da eccepire, solo che, secondo la mia opinione, non ha l’acuto che distingue un buon vino da uno che resta in memoria. Da bere tutti i giorni volentieri si ma se, diciamo, dovesse essere l’ultimo vino da bere nella vita, ecco per quell’occasione non lo prenderei, sperando ovviamente che succeda più tardi possibile 🙂

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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2 commenti on “PINOT NERO DELLA VITA (MA ANCHE NO)”

  1. anche in questo caso..tuttavia… pur davanti a bottiglie per lo più perfette…. si ha l’impressione di vini diversissimi fra loro, parlo dei Pinot Noir trentini, ancora una volta si fa fatica a collocarlo territorialmente…. almeno mi pare.

  2. Primo Oratore ha detto:

    Si però…
    Per ora è vero che è difficile accomunarli, tuttavia nemmeno per altri vini è facile. Comunque, almeno in negativo riesco a distinguerli: nel senso che tiro sempre fuori un francese rispetto ad un trentino, mentre non ho grosse esperienze di pinot neri non trentini e non francesi.
    PO