PINOT NERO IN CHIAROSCURO

PINOT NERO LONGARIVA VERTICALE 1999 – 2004 – 2011

Verticale Pinot Nero LongarivaPrima di parlare di questi vini di Longariva, una premessa culturale.

Il Pinot Nero in trentino, dal punto di vista dell’inquadramento normativo e culturale è dovuto a Claudio Ajelli, GM della Confraternita della Vite e del Vino di Trento  negli anni ’80. Partendo dalla considerazione che il Trentino sta sullo stesso parallelo di Digione in Francia, aveva condotto un serissimo studio che aveva aiutato tutti a cogliere gli altri parallelismi che potevano condurre il Trentino a produrre un Pinot Nero di qualità. La richiesta di DOC Trentino (anche) per il Pinot Nero rivolta all’allora Ministero dell’Agricoltura trovò negli studi di Ajelli un presupposto fondamentale. Purtroppo la tradizione italiana non portava -e non porta- alla difesa dei territori e quindi piano piano tutto il territorio nazionale diventò zona di coltura possibile del pinot nero, come del resto di tutti gli altri vitigni cd. “internazionali”, e la particolarità del Trentino andò perduta. E’ nota peraltro la predilezione, a quel tempo, da parte di Ajelli per i borgognoni francesi -come non capirlo, pur non avendo la sua statura-  e il prodotto italiano finiva di fatto nei misti rossi. Tuttavia come intravide Ajelli le qualità del vino pinot nero trentino -uve + territorio- se coltivate con testa e con mano felice dall’uomo trentino possono essere elevate fino a giungere nelle vicinanze degli inarrivabili francesi. [NDR Sono debitore di queste informazioni di Angelo Rossi, attuale componente del Capitolo dell Confraternita della Vite e del Vino di Trento, che ringrazio sinceramente).

Dunque questa degustazione nasce per caso, ed è a tutti gli effetti una serata Fibess, tenutasi al di fuori della sede specifica.

Uno dei cofondatori era detentore di una bottiglia di Pinot Nero Riserva DOC Longariva Zinzéle 1999, ben conservata in cantina da circa 5 anni. Ma prevedendo di essere in 6 commensali, fra cui un ospite di riguardo, abbiamo rimpolpato la dotazione. Sono andato alla Longariva a comperare un’altra annata di Zinzèle, ed ho acquistato il Pinot Nero Riserva IGT Longariva Zinzéle 2004 . Strano, dal 1999 al 2004 il titolare ha deciso di declassare il suo vino di punta da Trentino DOC a IGT delle Dolomiti: mistero.

Il proprietario mi ha detto due cose. la prima è che il 2004, secondo l’abitudine borgognona, viene venduto un po’ velato, per consentire di evolversi ancora in bottiglia (?). La seconda cosa è che per assecondare il mercato che chiede pinot neri più semplici e giovani, ha messo in commercio un pinot nero del 2011. Ho comperato anche questo, come riserva perchè conoscendo i miei polli, 2 bottiglie in 6 non sarebbero state sufficienti (ed avevo ragione). Alla fine ci siamo trovati in 5 dato che l’ospite di riguardo ci ha bellamente bidonato -peggio per lui- ma in tavola sono comparse lungo la serata una bottiglia di Montefalco Sagrantino Passito (=dolce) ed una bottiglia di Merlino Pojer & Sandri, alla fine miseramente svuotate anch’esse.

Insomma abbiamo aperto le due bottiglie di ’99 e di ’04, le protagoniste della serata. Come ci si aspettava il ’99 aveva un colore digradante verso l’aranciato  con un colore comunque ancora vivo e brillante. Un’unghia con qualche sfumatura arancione-grigia faceva presagire un vino pronto o appena sorpassato. Fortunatamente lo abbiamo trovato pronto. Molto armonioso, con una predominanza chiara di sentori terziari, tannico ma di tannini levigati e dolci, ben strutturato senza essere troppo affogante e largo. Un vino diciamo “border line” ancora di qua dal rischio di decrepitezza, ma ormai chiaramente vicino ad essa. Maturissimo e senza dubbio buono. Il preferito da parte di 4 commensali su cinque.

Il bastian contrario sono stato io, che ho preferito il ’04. A parte il color rosso rubino, l’aspetto velato era tutt’altro che accattivante. Sarà anche il rito borgognone ma ciò non ha sicuramente favorito una presentazione confortante. Al naso qualche sentore specifico del pinot nero ma anche una punta acida già al naso, che si è poi compiutamente mostrata al palato. I miei commensali hanno detto che eravamo vicini al limite dell’aceto, e che se avessero preso questa bottiglia al ristorante sarebbero stati indecisi se rimandarla indietro o se intavolare una discussione con il sommelier (più probabile la seconda, direi). Insomma troppa acidità che copriva tutto il resto. un’acidità impegnativa e severa secondo me, ma accompagnata da aromi più marcati e netti e meno sfumati del 99, un vino con ancora qualche prospettiva e comunque in piedi.

Ahimè, dal nostro punto di vista -e su questo la Fibess ha mostrato unanimità- nessuno dei due vini però è risultato memorabile. Ne sono molto dispiaciuto perchè questo è sempre stato tra i miei vini preferiti invece stavolta mi ha lasciato perplesso, soprattutto riflettendo sul fatto che sono comunque bottiglie costose. Il 99 l’aveva pagato 28 € mentre il 2004 io l’ho pagato 24 €, insomma cominciano ad essere cifre dalle quali ti aspetti di più che una discussione fra il buono / cattivo, diciamo che ci si aspetterebbe di discutere fra il buono ed il buonissimo. Così non è stato.

Finite le bottiglie abbiamo aperto questa novità del 2011. Non mostra la nobiltà del casato di Zinzèle ma il più generico appellativo toponimo di Maso Palt. All’apertura è sembrato un vinetto piccolo e senza particolarità. Per questo ne è avanzata mezza bottiglia. Che è stata ripresa più tardi, dopo i dolci e i vini fortificati, per andare avanti a bere qualche cosa, e diciamo che l’aver riposato aperto per un’oretta gli ha conferito ciò che all’inizio non ci si aspettava; in conclusione  ci è sembrato un buon vino. Paradosso, meglio il 2011 dei suoi fratelli più vecchi, specialmente pensando al soldo (sotto i 10 €). Insomma una degustazione in chiaroscuro per un vino che finora mi era sempre piaciuto tanto.

Non riesco a capire. Pazienza.

Un saluto dal vostro Primo Oratore (e buon anno).

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3 commenti on “PINOT NERO IN CHIAROSCURO”

  1. Come sempre complimenti per la precisione delle note di degustazione che ci hai proposto. E per l’indipendenza di giudizio che sai sempre dimostrare.
    Ps: messaggio ricevuto….eh…!
    E naturalmente buon anno e lunga vita all’Osservatorio!

  2. Primo Oratore ha detto:

    L’indipendenza di giudizio questa volta mi ha pesato sul cuore. La Longariva è una delle mie cantine preferite ed aver avuto perplessità sul suo vino di rappresentanza è per me come una ferita. Per molti giorni ho pensato di non scrivere questo post, ma troppo profondo era il desiderio di affrontare l’argomento del pinot nero dopo così tante parole sul grigio. Speriamo che sia stata una occasione storta.
    Buon anno anche a te.

  3. Caro PO, proprio perché so quanto ti sia cara questa cantina (ricordo che fu oggetto di una delle nostre prime conversazioni lo scorso anno), che ho apprezzato ancora di più il tuo post e la tua indipendenza di giudizio!
    CpR