DEGUSTAZIONE VINI CANTINA SOCIALE ROVERE’ DELLA LUNA

PASSIAMO AL DUNQUE

Roverè-2012-6Due parole prima di incominciare. La Cantina di Roverè della Luna produce oltre 60.000 quintali di vino. Tutta questa quantità viene conferita o comunque commercializzata attraverso la Càvit. Anzi, per la precisione, non proprio tutta. Da poco tempo, ed in un modo che nella conversazione non è sembrato solo sperimentale bensì come l’inizio di un percorso, la Cantina ha deciso di riservare alle proprie cure dirette un piccolo fondo, e di coltivarlo secondo tecniche differenziate, come una specie di laboratorio, per produrre vini speciali da commercializzare direttamente, anche attraverso il punto vendita la Gramola (da visitare, è raccolto ma molto bellino).

Dunque, mentre tutta la produzione è portata avanti da soci della cantina e viene data a Càvit, una piccola parte della produzione viene seguita da contadini che seguono le indicazioni della direzione della cantina e dell’enologo, e poi viene vinificata ed elaborata successivamente. Questo meccanismo funge anche da laboratorio per estendere, se del caso, i rinvenimenti alla totalità della produzione.

Questo è quello che ho capito, speriamo bene, perchè poi l’incontro nella Cantina si è svolto come una conversazione, non ho preso appunti e non era una lezione, ma un’atmosfera veramente amichevole.

Passiamo ai vini. Abbiamo assaggiato, com’era ovvio viste le premesse, il Pinot Grigio. Ma non solo nella sua versione finale e in vendita, ma soprattutto, ed è stato questo per me un privilegio (basta vedere qui) , il vino ancora velato tratto dai tini. Io ho uno speciale interesse nell’assaggiare questi tipi di “vini” perchè mi piace provare a memorizzare le impressioni e confrontarle con il vino finito che ne deriverà. Poi abbiamo assaggiato un Traminer Aromatico, la Schiava ed un Lagrein dunkel. Per finire il dolce Kar.Ares.

Adesso, con calma, ci arrivo a descrivere i vini, ma siccome la mia teoria è che i vini assomigliano a chi li fa, voglio dilungarmi un po’ a descrivere la persona che li fa, e che si chiama Carlo Alberto. E’ un enologo giovane chiaramente appassionato del suo lavoro, ma soprattutto curioso curioso. Per ogni operazione fatta in cantina ti racconta del perchè la fa, di quanto ha provato, di quanto è andato in giro a studiare, a vedere come fanno gli altri, a sperimentare, insomma, un mondo. Non pensate ad un antipatico secchione, ma ad un appassionato esperto che sa rendere comprensibili i procedimenti sofisticati e difficili che piano piano sta portando in questa sua idea di vino.

Un vino che così, in qualsiasi bottiglia abbiamo provato, esce con una mano chiaramente unitaria. E che è una mano gentile, un vino che non ha l’intento di sopraffare ma di accompagnare in un discorso coerente sia uno spuntino che un pranzo; che non sfigura però se stappato da solo per accompagnare due chiacchiere con un amico. Io l’ho assaggiato come degustazione, così, ma per ogni vino mi è sembrato che potesse stare bene con il cibo.

Dunque, dopo averne tanto parlato (è un vino che suscita discussioni accesissime come dimostrano due post -ecco il primo non perdetevi i 120! commenti; ed il secondo– di Trentino Wine Blog che conviene leggere) il pinot grigio magari si crede di conoscerlo già senza berlo. Ed invece no. Perchè, in mezzo ai descrittori tipici di questo vitigno, cioè la frutta bianca (banana, la mela) e qualche notevole tratto floreale, viene fuori un’acidità tale che fa ricordare anche sentori agrumati. Ecco: la cifra di questo vino è la sorpresa, perchè ti aspetti dal pinot grigio che sia un vino massificato, invece eccolo qua diverso e beverino: beh beverino il pinot grigio lo è spesso, ma questo è anche stranamente acido e vivo. Poi sorprende per la lunghezza, per la sapidità e la mineralità che, a detta dell’enologo, derivano da un conoide di rotazione deiezione (cioè il terreno su cui è coltivato) particolarmente ricco di scheletro e con un substrato calcareo che favorisce lo scorrere via dell’acqua e che costituisce il presupposto per profumi intensi e floreali ed una ricca acidità: il vino, anche lasciato lì per un po’ (ho continuato ad assaggiarlo e ad annusarlo per tutta la serata) è sempre rimasto in piedi con austera maestà. Mi rendo conto che sono parole inaspettabili per un pinot grigio, ma va provato.

Il Traminer aromatico è quello, pur buono, che ho gradito meno: secondo me qui la mano dell’enologo non ha ancora deciso se spingersi verso caratteri più secchi, o se rivolgersi verso una tonalità complessiva più morbida. Non che sia un vino cattivo, perchè al contrario è perfetto, ma proprio questa perfezione -che si manifesta con una buona freschezza, buona acidità, descrittori tipici del traminer che sono il timbro aromatico, i profumi floreali e un fruttato dolce che si sente sia in bocca che nel naso- lascia alla fine un dubbio: se avrebbe potuto essere meglio più floreale e secco, o più fruttato e solido; personalmente mi piacciono floreali e meno appesantiti, ma solo perchè non lo prenderei come vino da meditazione ed invece nella versione pesante si accompagna poco al pasto.

Intermezzo velato: sono comparsi due versioni del pinot grigio raccolte direttamente dai tini. Purtroppo non mi sonoRoverè-2012-5 appuntato le parole, ma sono due esperimenti: uno molto più chiaro e virante verso il biancastro, l’altro verso il giallastro e più trasparente. Il primo molto più acido in bocca, con ancora chiari i lieviti, ma già chiara la freschezza e la mineralità. L’altro invece già più morbido e fruttato, già più “bevibile” ma meno convincente. Interessantissime le spiegazioni (che qui non riporto, erano troppo complicate e sbaglierei sicuramente): mi ricordo che mi hanno costruito l’idea che questo enologo ci sappia fare sul serio.

Passiamo al Lagrein dunkel: è un altro vino che non mi aspettavo. Sarebbe già un vino da occasioni, nel suo bel colore rosso violaceo, molto croccante in bocca. E’ un vino che sa mantenere su un equilibrio altro una grande struttura fisica, senza diventare imponente, ed una certa morbidezza che è un po’ la caratteristica della cantina. Nemmeno questo vino, sulla scia degli altri, ruba la scena. Però è gradevole sia al naso che alla bocca, persistente e sapido, tannico il giusto con questa corrente continua di frutti rossi. Resta una specie di nota “fredda” del lagrein, ma che tratterei come un aspetto positivo, di poca invadenza e di lasciare il respiro che serve ad un vino: così si può berlo (“a seci” = a secchiate) senza sentirsi la bocca sempre troppo gonfia.

La schiava ed il vino dolce  non li descriverei qui: si era fatto tardi, e dovevamo tornare a casa, ho dedicato poca attenzione a questi due vini. Sulla schiava mi riservo di tornare, perchè è un mondo che merita un post a se stante, il Kar Ares è sembrato un buon vino, ma ripeto, la troppa fretta ormai di arrivare ad una conclusione -anche di questo post che sta diventando troppo lungo- consiglia di non soffermarcisi. Ne ho il ricordo di un vino con note di fieno e di mandorle dolci, di frutta candita e di morbidezza.

Che dire: per il vino sicuramente un’altra visita varrebbe la pena anche perchè si tratta di bottiglie viste ad un prezzo decisamente vantaggioso, tutte, ed alcune ampiamente, sotto i 10 euro. Ma soprattutto un’altra chiacchierata con l’enologo la farei volentieri.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Annunci

7 commenti on “DEGUSTAZIONE VINI CANTINA SOCIALE ROVERE’ DELLA LUNA”

  1. >Diamo al >Pinot >Grigio quel che è del Pinot Grigio. Mi sembra che questo Post restituisca al pg la dignità e il valore che si merita. dopo i disastri compiuti sul mio blog..! Grazie Po.

  2. Mario Crosta ha detto:

    Non sono d’accordo sui “disastri”, tant’e’ vero che hai battuto forse il record del numero di commenti, dunque e’ stata una discussione accesa, infuocante, percio’ benvenuta. Ci voleva. Bravo Cosimo. Guardati allo specchio e sorriditi!

  3. Caro Mario, quelli come me che sono stati abituati all’esercizio quotidiano e rigoroso dell’autocritica… fanno fatica a guardarsi allo specchio e a sorridere…! Comunque grazie per i complimenti…!

  4. Primo Oratore ha detto:

    Non ho avuto modo di rispondere tempestivamente al tuo commento, ma non mi sembra sinceramente che tu abbia combinato disastri. Sei riuscito a dare spazio alle opinioni su un argomento, il pg, che è evidentemente sentito e su cui ci sono molte idee. Ma non ne hai mai parlato male in sè, e tutto sommato ne usciamo tutti bene, sia il vino, che chi lo fa, che chi lo giudica.
    PO

  5. Vittorio Merlo ha detto:

    Salve. Non vorrei fare il secchione…ma forse voleva scrivere conoide di deiezione e non di rotazione.
    Cmq complimenti vivissimi per il blog, lo seguo con molto interesse.
    Saluti da un giovane enologo trentino ora in Germania per studio

  6. Primo Oratore ha detto:

    Provvedo subito a correggere, chiedo scusa. Grazie per i conplimenti. PO

  7. […] è una cattiva idea e dopo tanto pinot grigio orale (se ne è parlato  qui, qui, qui, qui,  su questo Osservatorio del Vino, qui, qui il post dal pazzesco numero di commenti -363!!!!- […]