ELOGIO DELLA MITEZZA

BISOGNA PROPRIO ANDARCI

Roverè-2012-1Il sottotitolo di questo blog allude al fatto che la cantina di Roverè della Luna non è in mezzo ad una grande via di comunicazione e non è nemmeno accanto a qualcosa. Lo stesso paese è un po’ fuori dalle direttrici principali. Questo, insieme a tante altre cose, costituisce per il visitatore occasionale (io ci sono andato ieri per la prima volta) uno strano e gradevole effetto di scoperta. Sembra come di essere un fortunato che ha avuto accesso ad una rarità nascosta e condivisa da pochi. Voglio dire, e vale come una specie di sommario: si va in questa cantina, inaspettatamente grande, si incontrano persone gentili, con tante nuove idee e sani dubbi, e alla fine si assaggiano anche vini buoni ad un prezzo assolutamente sottodimensionato.

La visita è sulla base di un invito. Ho già spiegato che si è trattato di un percorso tortuoso, come è tortuoso l’ultimo pezzo di strada per arrivare in cantina. Lassù, io ed i miei due amici, siamo stati accolti con calore e simpatia dal Presidente, dal Direttore e da uno dei soci conferitori che materialmente era il mio contatto. Abbiamo fatto una conversazione sul vino in generale. Si dà infatti il caso che Roverè della Luna è associata a Cavit, e una significativa parte della produzione è il pinot grigio. Ora, la loro posizione è improntata ad un autentico realismo: il canale del pinot grigio è stato una manna per loro. Ha garantito redditività alla cantina ed ai contadini. Siccome è un vino che va, e la Cavit riesce tuttora a smerciarlo, non vi è una ragione economica o commerciale per cambiare. Il problema è un certo coefficiente di incertezza per il futuro. Perchè un piano B, che tutti intorno a quel tavolo abbiamo auspicato, non c’è per ora. Quindi l’insegna è quella dell’incertezza. Non c’è un’emergenza, la cantina è sana ed il vino, fortunatamente e grazie al lavoro, si vende.

E’ stato un dialogo cordiale, reso un po’ “difficile” dal fatto che in realtà nell’analisi eravamo tutti d’accordo. Eravamo d’accordo che vendere in America va bene finchè dura, che bisognerebbe vendere un vino del territorio, che bisognerebbe nei bar e nei ristoranti che si vendessero vini trentini. Però puntare sui vini autoctoni, è un azzardo che non si può correre. Per adesso nessuno li vuole, sono produzioni un po’ marginali e non sono richiesti. Inoltre la concorrenza commerciale dei Veneti (“grandi venditori”) e dei loro vini è difficile da scalzare, anche se ci stanno provando. Eppoi c’è la questione delle questioni.

Il vino veramente autoctono è … il pinot grigio. In cantina il direttore Gallo ha trovato vecchie carte dei mitici anni 60 che riportano il conferimento di pinot grigio in quantità in cantina. Non solo, ma il pinot grigio è anche un vino piacione e ruffiano, che piace a tutti: non come il mueller-thurgau che qualcuno (io stesso per esempio) non ama a causa di certi descrittori non sempre graditi. E lo stesso Teroldego viene soprattutto vinificato male e la maggior parte della produzione dà un vino comune e non fine.

L’occasione è stata persa trent’anni fa, e sarebbe stata quella di chiamare con un nome territoriale (“il Roveraitero?” 🙂 ) il pinot grigio, perchè quella sarebbe stata la chiave. Poi tutti riconoscono il ruolo che ha avuto ed ha la santa Margherita nel successo americano del pinot grigio, ma cionondimeno il pinot grigio a Roverè lo considerano il LORO vino.

Io ne parlerò in un altro post,  però andrà anche detto che a farlo bene viene un buon vino. Ora, pur in tutte le differenze, però il pinot grigio di questa cantina è gradevolissimo, come del resto è notevole quello del confinante Armin Kobler.

Si, perchè questi signori che ci hanno accolto con gentilezza hanno molto del sano pragmatismo degli altoatesini con cui confinano.

Noi abbiamo detto che forse bisogna pensare alle teorie della decrescita. Incominciare a vendere vino nel raggio di 300 KM, perchè non possiamo pensare di vendere all’infinito il pinot grigio agli Americani: tuttavia finchè dura, e finchè non arriveranno produttori da paesi emergenti che potranno abbinare alla qualità un prezzo migliore. Ma in zone più vicine forse una politica fondata su vini di qualità che il consumatore riconosca come trentini ci  può anche stare.

Il problema sta nel “forse”: sulla analisi siamo dunque d’accordo, alcune idee sono comuni, ma a metterle in pratica serve un sistema provinciale/trentino che fino ad oggi non c’è. E finchè manca si vive nell’incertezza.Roverè-2012-2

Concludo: una gran bella chiacchierata, in cui esco con la conferma che molte delle mie idee sono condivise. Ma  ahimè le idee vincenti non le ha nessuno. E nemmeno la bacchetta magica. Ahimè.

Resta la piacevole serata che mi hanno regalato questi signori.

Il racconto della degustazione, come direbbe Porthos,  anch’esso con molte sorprese, la riservo ad un prossimo post.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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8 commenti on “ELOGIO DELLA MITEZZA”

  1. cosimo piovasco ha detto:

    Mi piace la tua mitezza PO. Mi piace questo tuo modo discreto, e sempre problematico, di accostarti al vino e ai suoi uomini. Davvero mi piace. E penso che tu sia, questo tuo blog sia, una risorsa per il Trentino.
    Il discorso su questa cooperazione che ha trasformato i cooperatori in ricca mezzadria dell’establishment managerializzato.. è un altro discorso. Ma insomma avremo modo di scriverne. Intanto: complimenti!

  2. Primo Oratore ha detto:

    Grazie dei complimenti, sono sempre graditi. I contenuti del post sono in gran parte dei signori della cantina. Quello che mi sono sforzato di rendere è il clima semplice e gradevole della serata, al di là dei contenuti; sono contento che secondo te ci sono riuscito.
    PO

  3. […] BISOGNA PROPRIO ANDARCI Il sottotitolo di questo blog allude al fatto che la cantina di Roverè della Luna non è in mezzo ad una grande via di comunicazione e non è nemmeno accanto a qualcosa. Lo stesso paese è un …  […]

  4. […] Leggo il post pubblicato nei giorni scorsi dall’amico Primo Oratore, sull’ottimo Osservatorio del Vino. Il blogger racconta con mitezza e stile la sua recente visita alla Cantina Sociale di Roveré […]

  5. Armin Kobler ha detto:

    la consueta qualità dei post di questo blog.

  6. […] (Titty). Essì, perché l’idea di quel post, mi è venuta, a parte la contingenza della visita di Primo Oratore alla cantina di Roverè della Luna e quella della pubblicazione della foto del famigerato cartello […]

  7. […] dopo averne tanto parlato (è un vino che suscita discussioni accesissime come dimostrano due post -ecco il primo non […]

  8. […] è una cattiva idea e dopo tanto pinot grigio orale (se ne è parlato  qui, qui, qui, qui,  su questo Osservatorio del Vino, qui, qui il post dal pazzesco numero di commenti […]