VOTO POSITIVO

BOLLICINE SU TRENTO

Oggi sono stato alla manifestazione di apertura delle Bollicine su Trento. Diciamo che questo post, per semplificare, è dedicato ai Trentini, non sto a mettere link o indicazioni di chi ha parlato.

Hanno preso la parola Manfrini, Dalpez, Fronza e Leveghi. Per fortuna, forse memori dello strepitoso detto trentino “prediche corte e luganeghe longhe” hanno fatto interventi brevi ed intensi. Abbastanza intensi.

Manfrini ha parlato di campagne alla radio, di consorzio dei vini e strade del vino che hanno collaborato, una realtà che si consolida. Un buon discorso introduttivo, semplice ed adatto a far aggrappare gli altri a qualcosa da dire.

Dalpez ha parlato di qualche numero, adesso i produttori sono più di 40. Dice che dobbiamo valorizzare questo prodotto nel nostro territorio. Non va bene che si va in un bar e si sente ordinare/offrire un “prosecchino”. Guarda un po’, è una convergenza inaspettata. Tuttavia è un bene, è una cosa giusta ed è giusto che anche le autorità se ne siano rese conto. Poi attraverso il Trentodoc si vogliono veicolare i valori della montagna e dei valori classici con cui i Trentini si vedono o (scusate il bisticcio ma lo dico io) o quantomeno come pensano che i non trentini vedano i trentini. Il rapporto fra il metodo classico è da valorizzare al massimo.

Fronza con qualche accentuazione poetica parla della fatica della produzione, dell’impegno, della conoscenza e del … talento (la parola mi è sembrata utilizzata nel senso del sostantivo e non del naufragato nome collettivo dello spumante), fatica ed impegno che però portano ad un traguardo di consapevolezza di aver creato un prodotto di pregio e valore. Da ricordare chi ha creduto, chi ha studiato e fatto disciplinari, insomma tanta roba. Quattro nuovi produttori, Zeni, Zanotelli, Cembra e Trento. Un passaggio finale su cui mi sono distratto, forse. Mi sembra di aver capito che non dobbiamo star li a guardare troppo in giro, ai prodotti concorrenziali che vengono da fuori, ma volerci bene da noi stessi e apprezzarci così con il nostro prodotto che è buono e dobbiamo crederci.

Per Leveghi il Trentodoc è ambasciatore del territorio. E’ metodo, è regola ed è territorio. E’ il Trentino che deve essere consapevole del proprio valore. Un valore di cui anche gli esercenti debbono essere parte, e devono mettersi a far parte di questo valore compreso dunque il fatto che anche i baristi e i wine-bar dovrebbero vendere più Trentodoc che prosecco.

Che dire: ripeto, sembra che qualcuno possa dire “io l’avevo detto”, ma pensa te.

Poi siamo passati alla degustazione.

E qui è sorto un problema minore ma penso fisiologico: che per intanto il marketing ha imboccato la buona strada, quella di un marchio unico, il Trentodoc, da valorizzare in maniera unitaria ed abbastanza convinta, almeno secondo alte sfere istituzionali. Ma, debbo dirlo, sotto l’ombrellone unitario non sono tutti uguali: il primo Trentodoc che ho assaggiato era basso, piatto e sfibrato. Non dico la marca, non serve, e va anche detto che è un caso raro, di solito i Trentodoc sono buoni; ma non mi sono messo a fare quelle capriole (metaforiche) che invece mi ha fatto fare il St. Michael. L’ho trovato veramente ottimo, abbastanza magro e floreale, ma acido e tosto, fine e di grande carattere. Anche un amico lì con me era della stessa opinione. Meglio di come l’ha valutato Ziliani. Peccato che la mia opinione conti meno della sua, ma fra me e lui c’è la stessa differenza che fra un poema omerico (lui) e un epigramma (io) – qualcuno riconoscerà la citazione sicuramente un po’ impropria nel complesso.

In conclusione: a me non è dispiaciuta questa presentazione;  meglio di quella verbosa dell’anno scorso. Ed in fondo le idee espresse sono condivisibili, quantomeno quando non espresse con parole troppo alate. Meglio di quanto ci potesse aspettare. Il mio giudizio è positivo. Adesso dovranno inverare la teoria nella prassi (altra citazione per chi vuole divertirsi) e lì sarà il difficile.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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5 commenti on “VOTO POSITIVO”

  1. cosimo piovasco ha detto:

    ..almeno il Fronza questa volta si è risparmiato le squallide brughiere… almeno…..
    CpR

  2. Primo Oratore ha detto:

    … ma sai che mentre parlava pensavo la stessa cosa … anche perchè quella frase mi ricorda un po’ il battesimo del Trentino Wine Blog, credo sia stato uno dei primi articoli che avevo letto. prosit!!

  3. si in effetti le squallide brughiere….. furono…. il battesimo del fuoco per il twb… ,; sembra passato un secolo. E però dopo un anno mi pare che i toni dei faraoni siano cambiati….perfortuna……

  4. Vittorio ha detto:

    “Mi sembra di aver capito che non dobbiamo star li a guardare troppo in giro, ai prodotti concorrenziali che vengono da fuori, ma volerci bene da noi stessi e apprezzarci così con il nostro prodotto che è buono e dobbiamo crederci.” Non sono del tutto d’accordo con questo discorso, è importante per un produttore di vino assaggiare altri prodotti anche fuori dalla propria zona e non bere sempre i propri vini o quelli simili al proprio. Il consumatore ha davanti una varietà di proposte ed è importante mettersi nei suoi panni.

  5. Primo Oratore ha detto:

    Benvenuto su questo blog. Le parole sono una traccia, diciamo un riassunto, di ciò che ho sentito. Non sono, intendevo precisare, una mia opinione. Credo che volesse semplicemente dire che spesso qui a Trento tendiamo a sminuire i prodotti locali solo per il fatto che sono nostri, ed inoltre per il fatto che è un vino tutto sommato poco noto nel territorio – ed è grave, oltre che essere un paradosso. In qualche modo comunque tutto questo può anche essere condivisibile. Se invece avesse inteso una specie di chiusura autarchica, sicuramente Vittorio sarei d’accordo con lei.
    Saluto, PO