SKYWINE – I FILMATI

SKYVINE 07 E YouTube sharing

Tutti i video di Skywine sono su Youtube.

Tutti sono belli ed interessanti, ma ritengo imperdibile questo:

https://www.youtube.com/watch?v=1E4bdkCx53c

Guardate dal 3° minuto in poi e sarete soddisfatti !!!!

Leggi il seguito di questo post »

Annunci

TUTTI DA GRIGOLETTI

DA CARMELO – DOVE SENNO’

Per molti anni all’inizio di dicembre scendevo alla Cantina Grigoletti, a Nomi, per assaggiare il vino bianco velato conservato ancora nelle botti, per fare due chiacchiere con calma con lui e con la cara moglie Marica, e per comperare un po’ di bottiglie da bere in inverno. Mi conservava sempre due bottiglie del rarissimo Maso Federico (il nome del suo picenin) vino rosso dolce per i dolci natalizi. E’ un vino che di anno in anno è sempre cambiato, e sempre più raffinato, complesso e particolare.

Ricordo quando molti anni fa scendevo con il mio ragazzo, che allora era un bimbo piccolino e si divertiva a guardare queste grandissime botti e a correre in giro per la cantina. O a starsene buono e timidino accanto a me mentre comperavo le bottiglie.

Leggi il seguito di questo post »


MARCIA DI AVVICINAMENTO

CONTATTI CON LA LUNA

Attraverso una via tortuosissima, sono stato contattato dalla Cantina Sociale di Roverè della Luna.

In realtà hanno mandato una mail al Trentino Wine Blog chiedendo che mandassero me a fare visita alla Cantina. Quei “rivoltosi mascherati” di Trentino Wine Blog mi hanno inviato una mail per indicarmi di questo contatto.

Prima Premessa:

io non ho nulla a che fare con Trentino Wine Blog. Peraltro “noi blogger” commentiamo anche sui blog degli altri, è una pratica usuale normalissima. Ed io talvolta frequento il TWB per dire qualcosa degli argomenti che loro sollevano. Tuttavia non li conosco, nel senso che non so chi ci stia dietro, visto che mantengono un rigoroso anonimato. Anche la loro mail è anonima, per cui nemmeno quando mi hanno mandato la richiesta della Cantina di Roverè della Luna ho capito chi sono.

Ma ciò evidentemente non è abbastanza chiaro ai lettori, dal momento che scrivono al Trentino Wine Blog anzichè direttamente a me, per chiedermi una visita in cantina. Ci sono molte chiavi di lettura a questo episodio, anche il fatto che probabilmente  manco si sa che esiste questo Osservatorio, ma non è importantissimo.

Leggi il seguito di questo post »


TRENTODOC DOSAGGIO ZERO

DALLA A (di Anesi) ALLA ZETA (di Ziliani)

Come intitolarlo un post i cui protagonisti sono Anesi e Ziliani?

Sabato mattina, Palazzo Roccabruna, ore 9.30. C’è il dott. Franco Ziliani, grossissimo personaggio del vino italiano e della comunicazione su internet. Tiene due siti, di cui uno tematico su … cosa? (non dite spumante che s’incazza, ma gira e rigira è quello).

Insomma un’autorità, insieme a Roberto Anesi, (dott. anche lui) altra autorità nel settore. Presentano sei Trentodoc non dosati.

Premessa: questa degustazione è una vittoria per il Trentino. Degustati uno dopo l’altro, si apprezzano le differenze, il primo e l’ultimo mi sono sembrati più acidi, più appuntiti; i tre centrali abbastanza simili e più morbidi ed avvolgenti, il Letrari è stato l’unico che è sembrato sotto lo standard.

Leggi il seguito di questo post »


VOTO POSITIVO

BOLLICINE SU TRENTO

Oggi sono stato alla manifestazione di apertura delle Bollicine su Trento. Diciamo che questo post, per semplificare, è dedicato ai Trentini, non sto a mettere link o indicazioni di chi ha parlato.

Hanno preso la parola Manfrini, Dalpez, Fronza e Leveghi. Per fortuna, forse memori dello strepitoso detto trentino “prediche corte e luganeghe longhe” hanno fatto interventi brevi ed intensi. Abbastanza intensi.

Manfrini ha parlato di campagne alla radio, di consorzio dei vini e strade del vino che hanno collaborato, una realtà che si consolida. Un buon discorso introduttivo, semplice ed adatto a far aggrappare gli altri a qualcosa da dire.

Dalpez ha parlato di qualche numero, adesso i produttori sono più di 40. Dice che dobbiamo valorizzare questo prodotto nel nostro territorio. Non va bene che si va in un bar e si sente ordinare/offrire un “prosecchino”. Guarda un po’, è una convergenza inaspettata. Tuttavia è un bene, è una cosa giusta ed è giusto che anche le autorità se ne siano rese conto. Poi attraverso il Trentodoc si vogliono veicolare i valori della montagna e dei valori classici con cui i Trentini si vedono o (scusate il bisticcio ma lo dico io) o quantomeno come pensano che i non trentini vedano i trentini. Il rapporto fra il metodo classico è da valorizzare al massimo.

Fronza con qualche accentuazione poetica parla della fatica della produzione, dell’impegno, della conoscenza e del … talento (la parola mi è sembrata utilizzata nel senso del sostantivo e non del naufragato nome collettivo dello spumante), fatica ed impegno che però portano ad un traguardo di consapevolezza di aver creato un prodotto di pregio e valore. Da ricordare chi ha creduto, chi ha studiato e fatto disciplinari, insomma tanta roba. Quattro nuovi produttori, Zeni, Zanotelli, Cembra e Trento. Un passaggio finale su cui mi sono distratto, forse. Mi sembra di aver capito che non dobbiamo star li a guardare troppo in giro, ai prodotti concorrenziali che vengono da fuori, ma volerci bene da noi stessi e apprezzarci così con il nostro prodotto che è buono e dobbiamo crederci.

Per Leveghi il Trentodoc è ambasciatore del territorio. E’ metodo, è regola ed è territorio. E’ il Trentino che deve essere consapevole del proprio valore. Un valore di cui anche gli esercenti debbono essere parte, e devono mettersi a far parte di questo valore compreso dunque il fatto che anche i baristi e i wine-bar dovrebbero vendere più Trentodoc che prosecco.

Che dire: ripeto, sembra che qualcuno possa dire “io l’avevo detto”, ma pensa te.

Poi siamo passati alla degustazione.

E qui è sorto un problema minore ma penso fisiologico: che per intanto il marketing ha imboccato la buona strada, quella di un marchio unico, il Trentodoc, da valorizzare in maniera unitaria ed abbastanza convinta, almeno secondo alte sfere istituzionali. Ma, debbo dirlo, sotto l’ombrellone unitario non sono tutti uguali: il primo Trentodoc che ho assaggiato era basso, piatto e sfibrato. Non dico la marca, non serve, e va anche detto che è un caso raro, di solito i Trentodoc sono buoni; ma non mi sono messo a fare quelle capriole (metaforiche) che invece mi ha fatto fare il St. Michael. L’ho trovato veramente ottimo, abbastanza magro e floreale, ma acido e tosto, fine e di grande carattere. Anche un amico lì con me era della stessa opinione. Meglio di come l’ha valutato Ziliani. Peccato che la mia opinione conti meno della sua, ma fra me e lui c’è la stessa differenza che fra un poema omerico (lui) e un epigramma (io) – qualcuno riconoscerà la citazione sicuramente un po’ impropria nel complesso.

In conclusione: a me non è dispiaciuta questa presentazione;  meglio di quella verbosa dell’anno scorso. Ed in fondo le idee espresse sono condivisibili, quantomeno quando non espresse con parole troppo alate. Meglio di quanto ci potesse aspettare. Il mio giudizio è positivo. Adesso dovranno inverare la teoria nella prassi (altra citazione per chi vuole divertirsi) e lì sarà il difficile.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


TAI ROSSO

Mi hanno mandato questa cosa per mail. Non sempre le pubblico, anche perchè non fa proprio parte della filosofia dell’Osservatorio. Tuttavia il tai Rosso è un vino su cui avevo scritto qualche riga anni fa. Per questo pubblico il comunicato stampa,  e se vi interessa …

VENERDI’ 23 NOVEMBRE IL TAI ROSSO COLLI BERICI DOC A ISERA

PER IL FESTIVAL TRIVENETO DEL BACCALÀ

Una serata organizzata dalla condotta Slow Food  Vallagrina – Alto Garda con il Consorzio Vini Colli Berici e Vicenza. Dalle 19 alla Locanda delle Tre Chiavi

Venerdì 23 novembre il Tai Rosso, vino autoctono dei Colli Berici (Vicenza) sarà ospite alla Locanda delle Tre Chiavi di Isera (Trento) per una serata speciale organizzata nell’ambito del Festival Triveneto del Baccalà, con la collaborazione del Consorzio vini Colli Berici e Vicenza e della condotta Slow Food Vallagrina – Alto Garda.

La tappa del Festival nel locale di Sergio Valentini –  a cui partecipano 27 ristoranti di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige –  vedrà lo chef Massimiliano Arer preparare un menu tutto a base di baccalà a cui sarà abbinato il Tai Rosso proposto in diverse tipologie. A fine serata, i partecipanti potranno votare il piatto preferito.

Si comincia con le frittelle di baccalà all’aglio orsino su insalata di cappucci, mele e vinaigrette di Tai rosso abbinato al Tai Rosso Spumante Brut dell’Azienda Pegoraro; a seguire una vellutata di sedano rapa e patate con stoccafisso al profumo d’Oriente, spuma di cipolle rosse e chips di polenta Spin con il Tai Rosso Il Brolo 2011 dell’azienda Colle di Bugano; si prosegue con baccalà cotto a bassa temperatura con cous cous di broccolo di Torbole, castagne e zafferano di Crosano e olio alle sarde del Garda accompagnato dal Tai Rosso 2011 dell’Azienda Agricola Ca’ Basso; come dolce un semifreddo alla camomilla con il Tai Rosso Toari Brut Rosè  dell’azienda agricola Cavazza. I vini saranno presentati dagli stessi produttori che saranno presenti alla serata.

L’inizio della cena è previsto per le 20.30; il costo è di 40 euro (35 per i soci Slow Food), prenotazioni alla Locanda delle Tre Chiavi (telefono 0464-423721- mail trechiavisera@libero.it).

Prima dell’inizio della cena è inoltre prevista un’interessante opportunità per chi desidera avvicinarsi ai vini dei Colli Berici e incontrare i produttori. In orario aperitivo (dalle 19 alle 20.30) sarà allestito un banco d’assaggio all’interno della Locanda delle Tre Chiavi dove sarà possibile degustare un’ampia gamma di vini, che oltre al Tai Rosso comprenderà gli altri prodotti Colli Berici DOC delle aziende presenti.

L’appuntamento di Isera è il secondo di un ciclo di tre incontri denominati Bevidoc On Tour che ha visto il Consorzio  vini Colli Berici e Vicenza impegnato la scorsa settimana a Como, mentre il 7 dicembre sarà a Forlì, sempre in collaborazione con le condotte Slow Food e con il sostegno della Camera di Commercio di Vicenza.

Press:

Michele Bertuzzo                         Claudia Zigliotto

michele@studiocru.it                  claudia@studiocru.com

347 9698760                                349 3352257


E IO CI SONO ANDATO

SIMPATIA SUL CAMPO

Nei giorni scorsi ho colto l’invito che Bernardino Poli (Cantina Casimiro) mi aveva fatto alla mostra mercato primaverile della FIVI, e sono passato a trovarlo nella sua cantina. Diciamo che è stato un viaggio in un Trentino antico e minore, un Trentino vero. Bernardino Poli non si ricordava minimamente chi fossi, e questo è ben naturale dato che alla mostra avevamo scambiato solo due chiacchiere.

Gli ho detto che avevo scritto un post qui sull’Osservatorio dopo quella mostra, perchè mi aveva divertito ed interessato il suo punto di vista: ma lui, e la gentilissima signora che era presente, non ne avevano la minima idea. A dimostrazione del fatto che tendenzialmente i produttori non considerano ancora internet un volano per la loro attività. Chi volesse approfondire questo argomento può guardare il sito di Armin Kobler che ha parlato spesso di questi argomenti. Per soddisfare la loro curiosità siamo andati su internet, nel suo computer lì in cantina, a cercare il post e così l’hanno visto per la prima volta.

Però questo col vino ci sa fare.  Abbiamo assaggiato insieme la schiava. Diciamo che non è’ o meglio non era, il mio vino preferito, ma quello di questa cantina qui mi piace davvero molto. Il Bernardino mi ha detto che in inverno andrebbe bevuta ad una temperatura più alta rispetto che quella che mi ha servito lui: la teoria è che in estate va bevuta da frigo, come un bianco, perchè fuori è caldo, ma d’inverno si gusta di più se consumata intorno ai 13-15 gradi, una temperatura ambiente di un locale freddo: essendo freddo fuori se ne gustano di più le caratteristiche. Caratteristiche che sono quelle di un vino debole, dal bel colore ramato chiaretto, con una buona, anzi ottima acidità, e dei profumi floreali. E’ un vino che fa pochi gradi, e quindi si presta anche ad essere bevuto senza correre troppi rischi col ritiro patente. Ed è un vino che dà soddisfazione.

Il modo amichevole e sincero con cui  il produttore me l’ha offerto è stato veramente degno di rilievo: questo mi sembra un uomo vero, tranquillo; era anche un po’ sulle spine perchè stava imbottigliando un po’ di grappa e gli stavo interrompendo il lavoro. Ma è sembrato contento di avere lì me, mi ha trattato più come un ospite che come un potenziale cliente: sinceramente non capita spesso.

Alla fine ho voluto comperare una bottiglia di Schiava ed una di Nosiola. Me le voleva anche regalare, veramente gentilissimo, ma ho insistito per pagarle. Non so se sono stato scortese, ma mi sembrava ingiusto: gli ho fatto perdere tempo, ed in fondo vendere il vino è il suo lavoro. Insomma è stato veramente un divertimento.

Mi ha anche lasciato un pieghevole con le iniziative dei mercatini di Natale a Santa Massenza. Mi sa che, (mia) moglie permettendo, una capatina dal Casimiro la faccio di nuovo.

Ultima riflessione:

ieri sul giornale l’Adige è stato pubblicato un articolo che riguarda la vendemmia in Trentino, con il sorpasso del pinot grigio come vino maggiormente prodotto: supera anche lo chardonnay, il che non capisco cosa significa, nel senso che potrebbe anche darsi che si trovi più remunerativo l’ubiquitario ed internazionale pinot grigio rispetto alla principale base-spumante. Mistero (almeno per me). I dati completi li trovate anche sul Trentino Wine Blog.

Io invece ho assaggiato e comperato schiava e nosiola! Ha ha, alla faccia di quelli che invece fanno il pinot grigio, ho voluto comperare due vini che costituiscono rispettivamente il 2,93 % pari a 31.051 quintali (la schiava) e il 0,60 % del vino Trentino 2012 pari a 6.351 quintali (La nosiola).

Faccio evidentemente parte di una minoranza, ma mi sento molto furbo: sono due vini veramente buonissimi.

Mi sa però, con questi numeri, che gli ormai pochi produttori di schiava e di nosiola, probabilmente a questo punto destinata solo al mercato interno, dovrebbero fare un fronte comune un po’ come successo in Alto Adige, secondo almeno quanto dice Aristide.

Un saluto dal vostro Primo Oratore