ROERO ARNEIS

VINO GEMELLO – UN POST PER ME

Sono legato a questo vino, e non so perchè. E’ un vino che bevo raramente, più o meno due bottiglie all’anno, con qualche amico.

Una volta, diversi anni fa al Vinitaly, dei tizi di cui non ricordo più nulla (purtroppo cose accadute prima del blog e quindi non ne ho tenuto memoria) mi raccontarono che la parola “Arneis” viene usata per indicare un personaggio un po’ strambo, un po’ come si usa anche in italiano (dal vocabolario Devoto Oli: arnese = persona che non dà nessun affidamento). In realtà, da quel che mi ricordo, arneis ha una tonalità più ironica e meno caustica di arnese.

Fatto sta che, a quanto ho capito, è un po’ un vino di risulta, almeno originariamente. A leggere la descrizione che ne fanno gli autori Fabio Giavedoni e Maurizio Gily nel libro “Guida ai vitigni di’Italia” (Slow Food Editore, Cuneo – ed 2011, pag. 63) veniva messo in mezzo alle vigne di nebbiolo, dato che la sua uva attirava gli uccelli grazie all’aroma, così che venivano risparmiate le uve rosse di maggiore pregio. Se ne faceva un vino dolce, come andava allora.

Adesso, rispetto ad allora, se ne tira fuori un bianco secco. Quello della mia bottiglia, bevuta quest’estate non accompagnata a nulla proprio come puro godimento, aveva un buon profumo fresco e fragrante, mentre il sapore è floreale e di frutta bianca, ma più mela bianca che pera, bello pieno, un po’ acidulo. Il colore è giallo paglierino, ma più giallo che paglierino.

Non so perchè questo vino mi piace: è per questo che mi piace. Mi piace come oggetto, perchè mi piace l’etichetta bianca, ed il nome Giacosa (in questo caso è Bruno) si associa a qualcosa di piacevole nel campo dei vini. Mi piace il vino perchè non è troppo difficile, quando lo offro ai miei amici, vedo che lo bevono volentieri, ma come una cosa interessante, molti lo annusano, come se sorprendesse tutti, un vino che non passa inosservato anche se non si sa esattamente del perchè di questa non-inosservanza.

Costa un po’, in enoteca lo pago sempre intorno ai 17 Euro. Ma, anche se non posso dire di averne sempre una bottiglia in cantina, tuttavia ogni anno ne consumo: certo va a periodi, qualche volta in enoteca non l’ho trovato. Siccome sono poco esigente in quei casi ho comperato altri vini, e pazienza. Altri Arneis però no: ci ho provato, ma non mi piacciono tanto. Mi piace proprio questo.

Nota: è quando scrivo questi post che mi sembra che l’Osservatorio, in fondo, è proprio un diario personale. Arneis è stato anche il mio primo nick-name quando ho aperto l’Osservatorio: erano proprio altri tempi.

Un saluto dal vostro Primo Oratore

Annunci

6 commenti on “ROERO ARNEIS”

  1. Mario Crosta ha detto:

    Ho letto il tuo commento da Angelo Peretti, dove ti sei dato del babbeo da solo, ma stai tranquillo, siamo in ottima compagnia, lo sono anch’io. Ma come si fa ancora oggi (eddiciamocelo!) nel terzo millennio, a scrivere un pezzo come hai fatto tu adesso su di un vino del Triassico, l’Arneis, compagno ideale delle squisitezze piemontesi della nonna, quando ormai anche in Langa lo sanno tutti che si fanno i milioni a piantare al suo posto lo Chardonnay e bisogna volenti o nolenti innamorarsene e scriverne bene, anzi benissimo, soprattutto di quelli gia’ podiati e basta, come si bisogna andare modernamente a mangiare il panino di carne congelata al McDonald’s pieno di sughetti schizzati fuori dalla plastica e seguire alla lettera come tanti pecoroni tutte le altre mode mediatiche, eh? Largo ai giovani, Primo Oratore, sveglia! E soprattutto vedi almeno di non scrivere un pezzo anche sulle vacanze alle Terme di Lurisia, di Valdieri o di Vinadio, ma vedi di adeguarti anche tu a seguire la corrente e adare a Sharm El Sheikh, senno’ che razza di babbeo saresti, eh?
    “Mi piace il vino perchè non è troppo difficile”, eccolo lì, ragazzi e’ arrivato quello che gli piace bere e dilettarsi con gli amici… ma in che mondo vivi? Non ti rendi conto che piu’ il vino e’ difficile e piu’ faresti soldi a palate nel descriverlo poeticamente, parlerebbero di te come un guru e magari ti prenderesti pure dei dottorati a Messina? Guarda, babbeo che non sei altro, che il vino non e’ piu’ il re della tavola, non ha importanza berlo con piacere e in allegra compagnia, l’importante per chi ne scrive e’ usarlo come chiave per aprire le porte del mondo che conta, quello delle luci della ribalta, quello dei mass media, facendo soprattutto lo zimbello dei produttori senza scrupoli e meritandosi pure le loro grazie. Non accontentarti delle briciole, cuccia lì e fai il bravo che ti arriva la ciottola con gli avanzi!

  2. Primo Oratore ha detto:

    Naturalmente ti sei guadagnato l’ammissione honoris causa nella Fibess
    http://osservatoriodelvinosplinder.wordpress.com/2011/11/30/fondazione-osservatorio-e-fibess/

    Se ti piace so fare di “meglio” (?)
    Ma a parte la ridicola florealità della descrizione secondo me non dà l’idea vera di quello che ho assaggiato.
    Può darsi che venderebbe di più, ma non è una cosa che mi riguarda.
    Ecco qua, tutto per te, dal re dei babbei.

    Roero Arneis 2010, Bruno Giacosa.
    Vino di un giallo paglierino carico brillante. Naso ordinato, franco e netto con sentori di fiori bianchi maturi e frutta bianca, tendenza alla mela succosa, una venatura di burro alla banana e seminascosto negli effluvii alcolici un fugace ritorno di anice. Si apre con lentezza e dona profumi cangianti e caratteristici. In bocca lungo e persistente, pieno, con una mineralità attenuata nel passare dei minuti; il palato è fresco, secco, con regalo di un ricordo mandorlato nel lungo finale di bocca.

  3. Mario Crosta ha detto:

    Sono molto onorato, grazie.
    Anche quello che ho scritto io “non dà l’idea vera” di quel che penso. Quando in Polonia non arrivava nemmeno un Arneis, me lo portava Ettore, istruttore di partacadutismo a 80 anni suonati, che veniva in macchina dall’Italia una volta l’anno. Non sono così bravo come te a descriverlo bene in pochi versi (sono prolisso, caro mio…), ma ti assicuro che quando lo bevo mi emoziona sempre. In genere e’ sempre molto buono anche da diversi produttori, a volte eccezionale, in ogni caso ci sento l’aria di casa e mi vedo ad occhi aperti il paesaggio, ricordo le persone, certe volte mi commuovo anche. Sono un “arneis” anch’io.

  4. Nic Marsél ha detto:

    Domani c’è una fiera non lontano da casa mia. Tra gli espositori c’è Emanuele Rolfo, un piccolo vignaiolo che fa un Arneis buonissimo. Sarò un po’ pirla ma mi sento come un bambino alla vigilia di natale perchè domani mi portero’ a casa la mia cassa di Menelic 🙂

  5. Gianni Morgan Usai ha detto:

    Bella, efficace ed anche poetica la descrizione dell’Arneis.. non è da tutti..! Ciao PO…

  6. Primo Oratore ha detto:

    Grazie caro Gianni