EPPUR SI MUOVE

PER FORTUNA CHE L’AUTUNNO NON E’ L’ESTATE

Ecco finalmente inaspettati alcuni appuntamenti plausibili con al centro il vino.

Il primo è sabato prossimo, Isera Wine Day . Trovate il programma qui , mentre qui trovate la proposta del concorso (a premi). Poi cosa capiti esattamente ad Isera quel giorno sinceramente non è chiarissimo. Ci sono delle conferenze e poi un appuntamento che io non capisco cos’è. Magari così ci vado e vedo.

Il secondo è dal 12 al 14 ottobre , ad Ala (Trento) allo Sky Wine

.

E lì non potrò mancare visto che mi hanno gentilmente invitato come relatore, nel panel finale. Sto pensando a cosa potrò dire, chissà. In questo caso siete voi che dovrete venire se volete sentire … no naturalmente scehrzo. Per me magari non vale la pena, ma per il resto dei relatori e per la giornata in sè, sicuramente si.

Per intanto basti questo, nei prossimi giorni metterò qualche notizia in più in un post apposito tutto dedicato.

Finalmente, dicevo, che si sta muovendo qualcosa, stavolta principalmente da parte dei privati, e senza una partecipazione diretta, a quanto pare, delle istituzioni: non che sia un male che le istituzioni partecipino, tuttavia in questo caso mi pare meglio così. Insomma anche in Trentino (ho visto oggi sul giornale l’iniziativa dei Cembrani) i privati si stanno mettendo d’accordo per fare qualcosa.

Dopo la desolazione di questa estate, intendo dire dal punto di vista del consumatore, è grasso che cola, amici miei. Infatti, eccettuata la meritoria iniziativa di ferragosto da Pojer e Sandri, dopo le iniziative della tarda primavera non c’è stato proprio nessun posto dove andare. Ho dovuto organizzarmi io una specie di festa privata ma questa è un’altra cosa.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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VINI TOSCANI MINORI

VINI PICCOLI D’ACCOMPAGNAMENTO

Ecco una piccola Toscana che mi piace. Non sempre deve andar male, no?

Ci sono andato di nuovo in Toscana. Un altro periodo di lontananza da casa, che giustifica il mancato aggiornamento del blog, mi ha fatto fare una piccola scoperta.

La Toscana è la terra dei grandi e grandissimi vini che tutti conoscono, anche se non è che se ne bevano tutti i giorni. O quantomeno per me che già bevo poco, quelli sono proprio rari anche perchè fuori dal range di prezzo della Fibess. E fuori dal mio range personale: non mi sento ancora abbastanza sicuro e preferisco non cimentarmi troppo a degustare vini che magari costano troppo per le mie capacità di degustatore.

Mi spiego con un esempio: quando si guarda un quadro lo si può apprezzare o meno. Ma se si guarda lo stesso quadro conoscendo qualcosa di storia dell’arte e in specifico di quell’autore, si apprezzeranno sottigliezze, sfumature e retroscena che un novizio non vede e trascura. E più siamo esperti più apprezzeremo -o disprezzeremo- il quadro.

Così per me, temo sempre che a degustare vini troppo importanti non sia in grado di coglierne appieno la grandezza.

Ma veniamo al dunque. Ho fatto un giro semplice in Toscana, accontentandomi della cosiddetta ospitalità povera (anche se sostengo che non mi va di dire il perchè l’ho fatto). E così anche le cene erano frugali e non ho mai scelto il vino: ma ho semplicemente bevuto il vino proposto dalla casa.

La prima volta mi è arrivato il vino della Poggiarella (Coiano): un vino fresco tendente al viola, corposo ed abbastanza armonico, non proprio ben legato ma con qualche “punta” ma, a mio dire, tutto sommato beverino e semplice. Sicuramente con del Sangiovese ma non saprei dire esattamente cosa.

La seconda volta è arrivato un vino Cingalino di Villa Pillo, che è un bordolese semplice e facile.

La terza volta un Sangiovese di Monteriggioni (non mi ricordo l’etichetta, sorry).

Sono chiaramente vini dedicati al consumo locale, lo si vede anche dai siti internet dove sono presentati con parole semplici e meramente comunicative senza stupori o quei mirabolanti proclami che fanno sempre un po’ ridere. Fatto sta che per tutti si tratta di vini ampiamente nella fascia di prezzo della Fibess, credo che possano venire via tutti a meno di 5 euri.

Ma soprattutto si sono dimostrati vini piacevoli, senza particolari pretese, nè di colore, nessuno era particolarmente brillante, ne di profumi, nè di aromi. Ma sono tutti vini che hanno accompagnato bene i piatti forti della tradizione toscana, i mitici pici con l’aglione, le pappardelle col ragù di cinghiale, e la carne in tutti i modi.

Insomma, in fondo sarebbe così facile. Ed è così piacevole, lasciatemelo dire, poter mangiare in pace senza la necessità di star a giudicare il vino, ma godendoselo come un semplice accompagnatore che non alza i decibel della propria voce di fronte alle pietanze, e che lascia che le cose siano.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


FAMILY FEELING TRENTINO

CERCARE CIO’ CHE (NON?) C’E

E in corso una specie di dibattito su internet, in cui la domanda, o almeno la ipotesi difettiva, è piuttosto facile, ma la risposta è difficilissima. Delle volte in effetti le domande  sono facili, e talvolta anche corte, ma le risposte no o quantomeno talvolta sono piuttosto lunghe ed insoddisfacenti (e chiunque abbia un bambino intorno ai tre anni lo sa benissimo, ma anche i filosofi per dire lo sanno bene).

La questione è la presunta mancanza di una specificità del vino Trentino. E, correlativamente, nella necessità od opportunità di trovarla, per competere meglio. Non, attenzione, la mancanza di qualità di ciascuna cantina, ma una deponenza di identità del vino trentino nel suo insieme.

Trentino Wine Blog ne parla a proposito della differenza di Gamberi Rossi assegnata ai vini della Provincia di Bolzano rispetto a quelli della Provincia di Trento.

Internet Gourmet (con un mio modesto commento) ne parla a proposito della mostra dei vignaioli di Riva del Garda del 2012.

Vino Pigro ne parla in un articolo connesso al Vinix Live ferragostano 2012 da Pojer & Sandri.

Come tante domande facili, anche questa ha una risposta difficile.

Ma prima vorrei togliermi un sassolino dalla scarpa. Io ho alcune preferenze nel vino, ed ho a cuore alcuni produttori. Per questo spero che NON vincano premi o benemerenze. Perchè ho paura che così il vino che io amo e che continuo a comperare (eh si, l’indipendenza si paga) aumenterebbe di prezzo. A prescindere dal valore di guida delle guide, argomento che meriterebbe un discorso a parte e che un giorno farò anche, tuttavia è tutto da vedere quanto esse facciano un beneficio anzichè un danno al consumatore, intendo.

Tolto il sassolino ecco la mia idea. Innanzitutto c’è un problema di fini. Infatti andare a cercare qualcosa di nuovo, di specifico e/o di unitario nei vini trentini serve solamente se si presuppone che le cose vadano male. Io quando parlo con i Vignaioli, cioè il sottoinsieme che produce una quota quantitativamente minoritaria (non parlo di qualità) del complessivo del vino trentino, non ho l’impressione di imprese in difficoltà. Ho l’impressione che anche loro, come tutti, hanno tanto da lavorare e da sbattersi per tirare fuori qualcosa, ma da quanto si percepisce andandoli a visitare, si ha un’impressione assolutamente lontana dalla povertà. Poi magari dietro ci sono mutui e notti insonni e pensieri, ma magari no.

Altra questione è ciò che riguarda chi produce la maggioranza del vino Trentino, cioè le cooperative. In questo caso mi sembra che le dinamiche siano diverse. Nel senso che la scelta di queste cantine è stata quella di rivolgersi ad un mercato  generalista che predilige tutto sommato un vino assimilato piuttosto che un vino particolare identitario ma “strano”. E probabilmente ciò è semplificato dal fatto che tutto sommato qui fa premio un lavoro di standardizzazione che opera più in cantina in vigna.

Le cooperative però sono ricollegate a dinamiche politiche, nel senso generale e penso anche nobile (potenzialmente quantomeno), e quindi sono quelle che maggiormente possono aver bisogno di disegni, di piani e di strategie.

I piccoli invece hanno solo bisogno di creare un family feeling, se posso rubare questo termine alla produzione automobilistica. Io, anche se l’ho già detto, continuo a pensare che probabilmente, vista la qualità del vino prodotto dalle cantine, e dalla presenza di alcune cuspidi, ciò che sarebbe fattibile è trovare elementi di unificazione estrinseci, in attesa di quelli intrinseci.

Se voi provate ad andare in una enoteca e guardate lo scaffale dei vini dolci trentini, vedrete tante interpretazioni strampalate e diverse, non unificabili in nulla, di tutti i vini dolci bianchi e rossi possibili ed immaginabili che i produttori trentini fanno.

Quando poserete gli occhi sul Vino Santo però, salterà all’occhio una unitarietà indefettibile. Che emerge ancora prima di assaggiarlo quel vino, e si tratta di bottiglie tutte uguali, anche se fatte da produttori diversi, una storia comune, promozione unificata -sono frequenti dei pieghevoli che riportano tutte le sei (? mi pare sei) etichette-.

Poi quando si apre quel vino si sente anche qui un’unitarietà. E anche la vendita credo che accada in base a gusti personalissimi: assaggiandoli tutti e sei le differenze sono minime ed avrebbe un senso acquistare solo in base al prezzo. Solo che probabilmente qui si tratta di un prodotto di nicchia.

Si può, partendo dal Vino Santo, pensare a qualcosa di unitario, riconoscibile a vista d’occhio, e che parla esclusivamente il “dialetto trentino”?

Si, io penso che sia possibile, ma finchè non si trova qualcosa di più legato proprio al vino, in sé, perchè non incominciare da qualcosa di più semplice?

Aggiungo un’ultima cosa: a me sembra che qualcosa di diverso e unitario alcuni vini trentini ce l’abbiano. E’ una specie di venatura fresca e mai pesante. Una “leggerezza” che a me sembra abbastanza tipica. Ecco se io, nella mia ignoranza di chi il vino non lo ha mai FATTO, dovessi dare un consiglio a chi lo sa fare, è puntare su una linea di freschezza leggera. Una freschezza che assomigli alla freschezza che ha l’aria quando si va al Tuckett la mattina presto in estate. In qualche vino io la sento, e soprattutto la sento come differenza dei vini trentini rispetto agli altri anche se non ho mai avuto il coraggio di dirlo. Questo è, secondo me, il vero descrittore che i nostri contadini, che hanno fatto quasi tutti la scuola di San Michele, dovrebbero accordarsi di provare a fare. E che la Cooperazione in particolare potrebbe accordarsi a fare. E i loro uffici stampa a propalare.

Un altro consiglio ai vignaioli, ma non è originale e posso permettermi di formularlo perchè non è un vero consiglio: che i vignaioli facciano il vino proprio come a loro piace berlo. Dar da bere ai clienti il vino che essi stessi amano bere, anziché andare incontro al mercato. Questo non è difficile

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


I TOSCANI RECUPERANO E VINCONO

BRAVO PRESIDENTE

“certo che era per un po’ duro quel post”.

“ma no -ho risposto- ho solamente detto la verità”

“si però delle volte è proprio la verità ad essere la più tagliente delle critiche”.

Questo è il dialogo con un amico avvenuto qualche sera fa a proposito di un post scritto qualche tempo fa e che riportava un episodio capitato a me qualche tempo fa durante visita in Toscana.

Considerata dunque la forza della realtà che qualche volta è proprio gradevolissima altro che tagliente, mi sento in obbligo morale di scrivere il seguito di quell’episodio. Il post è stato letto dal Presidente della Strada del Vino e dei Sapori di Monteregio e Massa Marittima il quale ha effettivamente riconosciuto che quanto era accaduto era un peccato, per quanto ci fossero ampie ragioni giustificative. E in qualche modo per dimostrarmi che si può anche sbagliare ma si può sempre riparare, mi ha inviato un piccolo secondo lui, ma molto significativo secondo me, regalo.

Un corriere espresso mi ha recato due mega pacchi, nella foto vedete che po’ po’, ho messo il telecomando di SKY per far capire le dimensioni. Nel pacco c’erano 3 bottiglie di vino, un bianco ed un rosso dell’Azienda La Cura, ed un rosso di Cacciagrande. Poi 2 libri Maremma Wine Shire -molto graditi- con tutto l’elenco delle cantine della Strada e due Cartine Geografiche. I regali doppi saranno dati al Grande Logoteta, autentico uomo ombra di questo blog. Ma non è finita: nel secondo pacco, 12 bellissimi bicchieri con il logo della Strada del Vino e dei Sapori.

Qui in Trentino diremmo che “no’l s’è fat vardar dreo”, che letteralmente vuol dire che “non si è fatto guardare dietro” ma che significa che ha fatto le cose in maniera da raccogliere l’ammirazione di chiunque: un vero signore.

Adesso due parole sulla Strada di Monteregio e Massa Marittima. Il capoluogo della Strada è la città di Massa Marittima (molto bello). La strada si snoda -erano anni che volevo usare questo verbo, si snoda– in un entroterra dolce e collinare. Quando ci sono passato io si vedeva che la primavera era stata piovosa in quanto i colori verdi prevalevano su quelli secchi gialli e oro che mi ricorda spesso la Toscana. La strada è disseminata di cantine, io ne ho visitate alcune. Ecco i due estremi.

Coliberto è strana, abbastanza dimessa al suo esterno, con attrezzature e beni in abbandono, ma con una vista mozzafiato sulla valle e con vini che io ho giudicato buoni (e li ho acquistati).

L’estremo opposto è la Tenuta del Fontino, una specie di relais/agriturismo lussuoso nella campagna toscana bellissimo sia per arrivarci che per starci. Bel posto.

Che dire. Che la Toscana sia bella si sapeva. Questa è però una delle zone che come vino si conoscono meno, non è Bolgheri e non è Chianti, ma a differenza di questi non ha stufato. Ci sono buoni vini e sentori nuovi da scoprire. Ma soprattutto, se Bolgheri è vicino a San Vincenzo, questo posto è vicino a Follonica ed a Punta Ala e chi va al mare può con vantaggio addentrarsi in queste meraviglie di posti.

Se del caso, vale la pena fare un giretto nell’interno che è gradevole, o quantomeno io l’ho gradito molto.

Non tutto il male vien per nuocere, e sicuramente se tornerò una capatina per questa strada non mancherà di sicuro.

Un saluto dal vostro Primo Oratore


GUERRIERI ANCHE A VENDERE

AZIENDA AGRARIA GUERRIERI

Si trova a Piagge vicino a Fano (Pesaro-Urbino). Il mio navigatore è un burlone e per arrivarci si è perfino perso entrando in un inaspettato loop. Ma a forza di dai e dai orientandosi un po’ a caso ci siamo arrivati. L’azienda è un’aziendona bella grande. L’abbiamo scelta a caso solo perché era la più vicina a dove alloggiavamo.

Siamo entrati per assaggiare e comperare un po’ di vino, e dopo una stanza piena di premi e di menzioni, a cui evidentemente tengono molto come si può vedere anche dalla mia foto del Guerrieri Bianco, ci ha accolti una ragazza giovane brava e gentile. Gentile ma anche impostata nel senso che abbiamo dovuto ascoltare la presentazione impeccabile di tutti i prodotti, compresi la pasta e l’olio per il quale non avevo interesse e l’avevo anche detto! Ma non c’era verso, dell’olio mi doveva parlare e dell’olio mi ha parlato.

Ora, la degustazione in generale è andata bene, vini gradevoli e ne ho comperate alcune bozze. Ma è un’altra la cosa che vorrei raccontare. Assaggiamo un vino rosso. Si chiama Galileo, 85% Sangiovese 15 % Merlot , forse nel nome era contenuto il destino di questa degustazione (ma anche no, a pensarci). Premetto che tutti questi vini tentano di essere un po’ internazionali, ma non è che ci riescano bene, ed è il  loro pregio, il loro carattere distintivo diciamo.

Insomma in questo rosso io ci sento profumo di spezie e la venditrice ed il mio amico lo confermano. Poi sento anche un aroma di spezie in bocca, e la venditrice mi dice risolutamente di no. Io, piano perché poi non sono mai sicuro, ma questo aroma mi pare di sentirlo, dico. La ragazza di nuovo nega risolutamente.

E a me mi dà fastidio che, visto il mio status di cliente ed in buona fede, mi si contraddica. Ma magari è anche vero e perfino il mio amico un po’ imbarazzato mi dà in effetti torto. Insomma alla fine ci accordiamo su un gusto un po’ amarognolo che la venditrice qualifica mandorle, il mio amico qualche altra frutta secca tipo nocciole. Con me restano solo le spezie e lo scorno.

Bei tempi quelli in cui il cliente aveva sempre ragione.

Insomma me ne sono andato via  contrariato (diciamo) perché nemmeno una venditrice mi ha dato ragione. Ma anche, onestamente, con l’idea che è una ammirabile persona di principio che non cede nemmeno di fronte al cliente. Fa sempre piacere vedere persone che tengono la schiena dritta, e che non sono compiacenti per tornaconto.

Anche se nel commercio … mah, misteri dei venditori.

I vini comunque non sono male; non saranno la punta di diamante della produzione vinicola italiana, tuttavia darne un giudizio negativo sarebbe veramente una ingiustizia. Sono vini, quale più quale meno, di taglio internazionale, non spiccano per distinzione; ma costano anche relativamente poco e ce li hanno fatti assaggiare alla temperatura giusta. Insomma lamentarsi non si può… ma l’aver ricevuto torto su un palato un po’ dentro nel mio cuore mi ruga :-).

Un saluto dal vostro Primo Oratore.