TOSCANA – NON TUTTO E’ ORO …

STRADA DEL VINO MONTEREGIO DI MASSA MARITTIMA

Questa è la storia di un flop. Di porte chiuse in faccia e di scortesie per gli ospiti.

Nel corso della mia breve vacanza in Toscana a Castiglione della Pescaia – Punta Ala ho pensato di dedicare un pomeriggio alla visita di qualche cantina.

Prima di partire ho scritto una mail all’indirizzo indicato da loro (info@stradavino.it) nel loro sito in costruzione ma nessuno mi ha risposto.

Vabbè, tanto in vacanza con tutto il tempo libero del mondo ho cercato su internet ed è sortito subito un bellissimo sito, Maremma Wine Shire (mica pizza e fihi -senza la “c”, siamo pur sempre in Toscana). Solo che le cantine sono in ordine alfabetico!!! Sfido chiunque a cercare una cantina vicina alla propria sede di vacanza partendo dal nome delle cantine; la prima, per esempio, Azienda Agricola Alberese, era oltre Grosseto, piuttosto lontano da dove stavo io.

Ancora un po’ di pazienza, ho cercato un po’ qua ed un po’ là, sempre su internet, ed ho poi cliccato le aziende che mi sembravano promettenti, ad es. la tenuta il Fontino -dove poi sono effettivamente andato- su Maremma Wine Shire, che riporta anche gli indirizzi ecc. Un po’ laborioso, ma tanto tempo ce nè.

PS: la sera dopo, in un ristorante (il 13 di Castiglione della Pescaia) ho visto il libro “Maremma Wine Shire” molto bello fra l’altro.

E qui viene il bello. Cercando in Internet infatto ho trovato che c’è anche una sede della Strada del Vino di Monteregio e di Massa Marittima,  con tanto di sito internet ed ho deciso di cominciare andando da loro a farmi dare qualche consiglio, con l’idea di visitare anche Massa Marittima, che non avevo mai visto, e che si è infatti dimostrata una bella cittadina.

Arrivare a via Todini a Massa Marittima è sinceramente piuttosto scomodo, ma peggio è andata con la sede. Che infatti sembrava desolatamente chiusa, alle 15.34 di un mercoledì pomeriggio! Ma, colpo di fortuna, il portone “sembrava” chiuso, in realtà era socchiuso. Ho spinto per aprirlo e mi si è fatta incontro una signora che mi ha detto “non vede che siamo chiusi, la saluto” e mi ha chiuso per l’appunto il portone in  faccia. Come doveva evidentemente essere.

Riepilogando:

alle e-mail non rispondono.

gli uffici informazione li tengono ben chiusi.

se uno prova con un po’ di intraprendenza lo sbattono fuori con male parole.

il sito internet in ordine alfabetico fa sbellicare dalle risate ed è fatto apposta per NON comunicare, o meglio per comunicare a chi già sa.

Qualche volta ci lamentiamo qui del Trentino, ed in effetti un sito complessivo per tutte le cantine non c’è, o non l’ho ancora visto.

Ma in Toscana, luogo dove la publica amministrazione e tutto ciò che è in qualche modo pubblico o comunitario/cooperativistico dovrebbe essere una specie di Mecca, bèh, debbo dire che ho preso una vera e propria delusione.

Pazienza, lungo strada ho visto molte segnaletiche di cantine, sono andato in una a caso, Coliberto, mi hanno dato una semplice cartina ma molto orientativa ed ho potuto trovare quello che cercavo: i buoni vini di cui la Toscana può andare giustamente fiera. Anche perchè fiera della sua organizzazione la Strada di Monteregio eccetera certo non può andare, da quanto ho potuto vedere io.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


BERE VINO TRENTINO

IL VINO AL TEMPO DELLA CRISI

Questo titolo vorrebbe ricordare quello del premio nobel per la letteratura Gabriel Garcia Marquez (romanzo che io non ho letto, lo confesso).

Oggi la fioraia mi ha detto che la crisi si sente moltissimo e che fra le cose che si tagliano per prime ci sono le spese voluttuarie. Poi, mi ha detto, regalare fiori è un po’ demodè. Me lo ha detto con una venatura di tristezza ma anche con la fierezza di chi ama il proprio lavoro e vede un’epoca che passa. E la dolcezza di chi da una vita vende fiori.

Ma ovviamente non è di questo che desideravo parlare. Volevo parlare di vino, ma è necessaria ancora una premessa, semplice e che riguarda l’economia.

Con il Patto di Milano, intercorso fra la Provincia Autonoma di Trento e lo Stato si è stabilito che lo Stato verserà alla Provincia una quota parte pari al 90 % delle tasse e delle imposte relative al prodotto delle imprese residenti in Trentino.

In parole semplici, se un’impresa trentina versa 100 di tasse, 90 rimangono alla Provincia.

Ora, al di là di tutte le polemiche possibili ed immaginabili, e fermo restando che tutti dobbiamo attivarci affinchè la Provincia spenda bene i (suoi=nostri) soldi, è bene salvaguardare anche il lato delle entrate.

Per questo, per il poco che può valere, credo sia giusto che io possa dire che sarebbe bene non rinunciare ad un buon bicchiere di vino trentino. Non considerare il vino trentino un bene solo voluttuario. E’ un vino buono, prodotto da cantine che mediamente tengono molto al prodotto. E’ un vino che fa pochi chilometri per arrivare sulle nostre tavole e se si va a prenderlo in cantina fa solamente i kilometri che lo trasportiamo noi (scusate la sintassi ma suona meglio). E’ un vino che dà soddisfazione bere, che ci darà un po’ di gioia anche in questi tempi difficili. Magari bere un po’ meno, tanto non serve ubriacarsi, ma non rinunciamo a consumare un prodotto buono. Concedersi qualche soddisfazione fa bene, di tanto in tanto, e bere un buon vino, anche se qualche volta, è infinitamente meglio che bere del pessimo vino da pochi euri tutti i giorni e restare sempre insoddisfatti.

Insomma, il vino ai tempo della crisi, meglio buono che cattivo, e quando lo comprerete pensate che le tasse che il venditore dovrà pagare, serviranno un pochino a dare qualche denaro alla nostra Autonomia.

PS:  la fioraia è “De Boni” in fondo alla via Perini. Se dovete regalare un fiore …

Un saluto dal vostro Primo Oratore


DEGUSTAZIONE VS. PIACERE

VIENI CHE TI DIVERTI!

Domenica scorsa  ho aperto un vino nosiola. E’ un tipo di bianco autoctono del Trentino che mi appassiona sempre di più, per le caratteristiche che ha di essere un vino dal profilo minuto. Un vino che in questo momento vado a cercare, nel mio pendolo continuo fra i vini polputi ed i vini tenui.

Si trattava in particolare della Nosiola Casimiro di Bernardino Poli.

Bernardino Poli è un vignaiolo trentino, conosciuto alla Mostra Mercato dei Vignaioli della FIVI, persona estremamente pratica che mi ha detto: dai vieni giù in cantina che assaggi qualcosa e ti diverti. Non quindi l’accento sui sentori e le proprietà del vino, ma sulla convivialità e la condivisione di un’esperienza comune gradevole.

La nosiola , e questa del Casimiro lo era, è un vino che ha un marcatore particolare di cui c’è traccia anche nel nome cioè la nocciola. Ma di solito è un’illusione mentale, perchè in fondo è un vinello acidotto, non troppo verticale, senza particolare allungo, profumato di fiori bianchi quando va bene, ma soprattutto un discreto compagno di inizio pasto. Un vino magro ed intermedio per chi non vuole altro che un accompagnamento leggero.

Tutto questo per dire che l’invito edonistico mi ha fatto piacere e mi ha fatto meditare. Questo è un vignaiolo che non l’ha giocata sulla degustazione del vino, ma sulla sua convivialità. Mi ha invitato ad assaggiare i suoi vini in cantina con l’idea che li proviamo, facciamo due chiacchiere e proviamo a divertirci un po’ col vino anzichè definirlo e giudicarlo.

In fondo, ripensandoci, non ha tutti i torti. La degustazione è un aspetto tecnico che serve per dare una valutazione “pura” ad un certo vino, ma è anche una definizione asettica: specialmente all’inizio provavo anch’io a fare le schede di degustazione. Ma quando talvolta le rileggo non capisco esattamente come era il vino. Me lo ricordo, questo si, perchè ho una memoria prodigiosa. Ma rileggendo le vecchie schede dicono tutte la stessa cosa: tannico – floreale – fruttato – frutti rossi – mirtilli – banana – litchi (per i più fighetti) – erbaceo. Rileggendo le schede fatte dagli altri è ancora peggio, non capisco niente.

Eppoi solitamente il mio vino si accompagna ai pasti; ed è difficile sentire i sentori se annusi il vino a tavola fra i fumi della polenta ed i profumi del coniglio (per dire).

Fra l’altro la degustazione fatta da esperti non sempre tiene conto del gusto, ma guarda ad altri aspetti: per esempio a come si evolverà un vino: è un dato che non mi ha mai interessato. Non sono tantissimi coloro che detengono tante bottiglie uguali in cantina e assaggiano il vino tenendo conto di come evolverà. Dunque chi se ne importa di  come un vino che ho nel bicchiere evolverà: prima di evolvere … finirà, e chissà quando e se mai berrò una bottiglia della stessa annata.

Casomai mi ricordo di com’era una bottiglia già bevuta, e quando la ritrovo, mi piace confrontarla non tanto con i sentori che avevo sentito ma con il “ricordo complessivo unitario” che ho in memoria.

La nosiola bevuta domenica, per esempio, non me la ricordo così buona come quella che mi aveva versato il Bernardino Poli alla mostra mercato dei vini. Ma se mi fossi scritto una scheda tecnica (giallo paglierino scarico, vino fluido e scarsamente alcolico -pochi archetti-, luminoso; al naso -ordinato- sentori di fiori bianchi con una nota appena percettibile di nocciola tostata e un vago ricordo di fieno; in bocca abbastanza acido, fine e di poco corpo, non molto persistente ma con un fine di bocca piacevole) sarebbe identica a quella di domenica. Invece, mi sfugge il perchè, ma erano diverse.

Mistero!

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


IL BATTESIMO DEL CISO

DOLOMITICI IMPRESSIONI EMOTIVE

Scrivo mentre il debutto del vino Ciso dei Dolomitici sta accadendo a Castel Noarna. La foto è l’autoscatto dell’adesivo che mi hanno appiccicato (di traverso così come si vede) sulla maglietta .

Per motivi che non ha senso dire qui, mi sono potuto fermare solo mezz’ora scarsa. Ho fatto solamente  un assaggio, in compagnia del mio Amico Armin Kobler, di Nosiola Sottovi di Francesco Poli – Santa Massenza ed hanno iniziato con i discorsi bloccando la degustazione: dapprima la breve introduzione di Marco Zani e poi la piccola prolusione di Elisabetta Foradori. Poi sono dovuto andare via.

La sensazione è stata quella di persone molto emotive: nel senso più positivo che si possa intendere questo termine. Hanno parlato di amicizia fra i componenti del gruppo dei Dolomitici, hanno parlato di valori che loro condividono, valori di rispetto e di mitezza, insomma belle parole.

Ero distratto e non ho ascoltato nemmeno bene, ma tanto non ce n’era bisogno. Le facce dei Dolomitici erano serene e soddisfatte; anche emozionate e confermavano con la loro espressione che il discorso non era di parole, ma di serenità e consapevolezza. Non so se riesco a spiegarmi, ma le espressioni degli altri sembravano confermare la verità delle parole della Foradori. Purtroppo era abbastanza buio ed io non potevo fare una foto decorosa col mio telefonino.

C’era tanta gente, troppa per il castello infatti facevano entrare solo i prenotati e con parsimonia. Nell’aria c’erano i profumi della polenta che veniva cotta di sotto, e questo fumetto ha reso difficile l’unica degustazione che ho fatto, di nosiola. Mi fido del giudizio di Armin, che ha detto “una nosiola classica” effettivamente per chi conosce la nosiola c’è tutto in questo giudizio. Per chi non la conosce, un vino magro, gradevole, acidulo e con qualche appena accennato sentore di nocciola e floreale.

Di nascosto, durante i discorsi, ho assaggiato anche il mitico Ciso, servendomelo da solo mentre nell’altra stanza parlavano.

Mi sono trovato nel bicchiere un vino austero e complesso, tannico e che ricorda un po’ il vino che beveva mio papà e che da piccolo schifavo quando me lo faceva assaggiare (una volta andava così, i genitori erano un po’ matti ma certamente più sereni, in media).

Purtroppo, pur con tutto il bene che voglio ai Dolomitici, il Ciso non l’ho capito. La prima impressione, l’unica che posso dare in quelle condizioni in cui ho degustato di fretta, con gli altri che segnavano con l’indice il loro orologio da polso, è stato di un vino molto potente e tannico. In altre occasioni, beato me, certi vini sconosciuti che avevo assaggiato mi avevano colpito sicuramente di più.

Diciamo che è un vino con un punto di domanda che mi piacerebbe ri-assaggiare con maggiore calma. Lo vendevano a 17 €, d’acchito direi un po’ caro. Giudizio sospeso, non nel senso che ci sia qualcosa di male nel vino. Solo che non l’ho capito e non era l’occasione per capire.

Un saluto fuggente dal vostro Primo Oratore.

 

PS aggiunto a posteriori: chi volesse approfondire veda qui, qui o qui, con anche altri rimandi.