BILANCIO SULLA 76° MOSTRA VINI DEL TRENTINO

LUCI E QUALCHE OMBRA SULLA MOSTRA

Luci

Quest’anno ho visto un’atmosfera più rilassata rispetto all’anno scorso. Sembra quasi che la tensione per la mancanza sostanziale dei vignaioli – non tutti, qualcuno l’ho pur visto come il mio amico Carmelo Grigoletti – sia stata metabolizzata, un po’ perché si è ripetuta, un po’ perché hanno fatto la loro mostra mercato, insomma le cose si sono assestate.

La sede del Castello del Buonconsiglio è sempre uno spettacolo: ha anche qualche limite, di cui dovrò parlare  nella parte delle “ombre”, ma resta sempre una gran bella soddisfazione girare per quelle stanze e quei loggiati.

Ho assaggiato dei buoni vini ed anche del buon teroldego che, non essendo il mio vino preferito, mi ha sorpreso.

Ho incontrato anche un nuova cantina Il Piaggiolo, che a quanto ho capito è anche un ristorante, con un vino buono, non certo beverino, molto carico e fruttato, anche molto alcolico, ma non lo conoscevo e mi ha soddisfatto. Presentato in bottiglie piccole e belle slanciate così si può ordinare anche nel ristorante senza la tristezza delle bottiglie “da mezza” che deprimono sempre un po’.

Ho visto qualche amico che non avevo visto l’anno scorso e mi è sembrata di più la gente venuta per il glamour: c’erano tante donne con tacchetti da vertigine ed eleganti (meno eleganti nel finale ma l’alcol incide su tutti).

Le conferme di alcuni vini veramente buonissimi: il Kretzer Dorigati, il Metius Dorigati, il moscato Rosa dell’Istituto tornato ai livelli alti che ultimamente mi sembrava aver perso, ed uno spettacolare San Martim del Grigoletti che ormai rivaleggia con il vino Santo trentino, ma che si paga la metà.

Ottima l’idea di ricomprendere, nel biglietto, anche uno spuntino con tre panini offerti dall’organizzazione, che hanno spezzato il ritmo delle degustazioni.

Bene il rinfresco pre-mostra a base di spumante: la gente infatti preferiva quasi stare lì a conversare e fare goliardate nel prato (vedi la foto simpatica) anziché entrare a degustare.

Ombre

Questa Mostra ha un po’ perso identità. Sembra che si faccia per volontà dell’ente pubblico e perché non si può interrompere una tradizione di oltre 70 anni. Ma perché veramente si fa questa mostra? Una volta era la presentazione dei vini dell’annata, ma adesso?

C’è un problema strutturale: è difficile, davanti al produttore che ti offre il SUO vino, dirgli che non ti piace o che ha difetti; siamo persone educate e non ci va di offendere una persona gentile che ti fa un regalo, ma così si toglie uno dei piaceri della degustazione non tecnica che è il giudizio sulla piacevolezza. Per dire, dopo aver bevuto il Methius ho provato un Ferrari della linea destinata alla ristorazione (entry level probabilmente) e si sentiva che era un buon vino ma un passo indietro rispetto al precedente. Non ho avuto il coraggio di dirglielo.

Le sale del castello, che sono quel bellissimo spettacolo che sono, tuttavia si sono riempite di troppa gente. Ora, va pur bene che tutti possano godersi lo spettacolo e c’ero anche io a fare confusione, tuttavia in certi momenti non si riusciva nemmeno a capirsi talmente tanto era il frastuono, e il caldo e la sensazione di oppressione erano fortissimi.

Sarebbe bello avere delle idee su cosa fare di questa mostra, per darle all’organizzatore, anche se è difficile sapere esattamente chi è.

Io qualche strampalata idea ce l’avrei.

–  sdoppiare la mostra, mettere vini rossi e vini bianchi in un’area separata, intendo dire in due stanze, con qualche sommelier che li versa ed al quale si possano fare dei commenti o giudicare. L’assenza del produttore consentirebbe questa pratica e, se i sommelier si prendono nota, potrebbero anche ricondurre il feed back ai produttori: avere critiche, se non sono distruttive, è molto sano per le organizzazioni, anche per i vignaioli. Mantenere ovviamente i banchetti dei produttori in maniera da poter fare due chiacchiere in pace con loro;

– certe persone vanno lì solo per bere gratis. Ecco, a chi chiede un rosso o un bianco e che palesemente non mostra interesse per il prodotto, o per il produttore, ed è palesemente alterato, io sarei per non dargli il vino.

Prevedere che il biglietto d’ingresso dà diritto a degustare 4 vini, e per il resto imporre il pagamento. Per esempio direttamente all’ingresso proporre un carnet di 5 assaggi a 10 €, 10 assaggi a 30 € oltre il biglietto, insomma qualcosa che scoraggi la bevuta finalizzata all’ubriacatura molesta e che sia proporzionale e progressivo, come le tasse, in maniera da scoraggiare il bere di più. So che ci saranno le elusioni, che qualcuno si farà comperare il biglietto da un altro, ma almeno il grosso sarebbe salvo.

Poi resterebbe sempre nella discrezionalità del produttore versare il vino gratis a chi vuole.

Altre idee strampalate ce le avrei, ma chissà quanto anche ad altri ne vengono in mente. Se poi ci fosse il modo di far rientrare anche i vignaioli…

Un saluto dal vostro PO

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One Comment on “BILANCIO SULLA 76° MOSTRA VINI DEL TRENTINO”

  1. […] incuriosito. Nella foto di apertura di questo post lo potete riconoscere dato che all’ultima Mostra dei Vini del Trentino al Palazzo del Buonconsiglio, avevo assaggiato un loro vino che mi aveva colpito per l’etichetta, veramente particolare. […]