FORUM TRENTINO PER LA PACE E IMPERIAL WINES

A RAVINA (TN)

Pubblico volentieri questo annunzio arrivato per mail. E’ sempre un piacere, per me, scoprire quanta gente che non conosco mi legge e mi manda cose interessanti.

Mi dicono che sarà una chiacchierata informale e serena, tra amici, alla quale parteciperanno i vignaioli moravi del gruppo “Autentisti”, il nostro amico Norbert Blasbichler di Radoar (Velturno), alcuni vignaioli trentini (Cobelli, Cesconi, Pravis …). Parteciperanno anche i redattori della rivista Porthos ( http://www.porthos.it/ ) e altri appassionati.

Maso Pez è una fattoria gestita da una cooperativa sociale: un posto molto bello, che si raggiunge dal centro di Ravina (Trento sud) seguendo le indicazioni per Villa Margon. Se decidi di venire in autobus, a Ravina arriva il n. 12: la fermata è Ravina Piazza. Garantiamo il servizio “navetta” fino al Maso, se avvertiti per tempo … 🙂

Buona lettura di questo testo, non mio dunque, che gli Imperial Wines mi hanno inviato.

Un saluto dal vostro PO

Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani & Imperial Wines – Vini e vignaioli nei confini del vecchio impero (www.imperialwines.org) in collaborazione con gli “Autentisti”

STORIE DI VITE

Buone pratiche nei campi e in cantina nelle esperienze dei vignaioli mitteleuropei

Venerdì 1 giugno 2012

ORE 17.30

Maso Pez via Margone 11, Ravina (Trento)

Incontro aperto tra vignaioli: dalla Moravia al Trentino per confrontarsi sulle diverse esperienze che accomunano regioni con una storia che scorre in parallelo. Sostenibilità, tradizioni, autenticità: come si declinano in territori così vicini e così lontani?

 Si ringraziano la cooperativa sociale Progetto 92 e in particolare Maso Pez per l’ospitalità

per info: info@imperialwines.org

Parlare di agricoltura significa parlare dell’uomo e del suo stare al mondo. Significa parlare di ambiente e paesaggio. Significa parlare di nutrizione e gusto, di produzione e cultura, di tradizione e modernità, di padri e figli. Il vino racchiude meglio di qualsiasi altro prodotto questa sequenza di significati, e nessuna pianta come la vigna è capace di narrare e interpretare la terra.

Il tentativo di attuare buone pratiche nei campi e in cantina non è più, fortunatamente, un’esperienza di pochi: al contrario, sta diventando una consapevolezza diffusa, anche se ancora marginale e, talvolta, contraddittoria. “Piccole luci ancora accese illuminano il buio e fanno sempre più chiaro intorno a loro”, come dice il vigneron francese Nicolas Joly. Troppe volte però ci si cristallizza sulle definizioni, avvitandosi sul concetto ambiguo di “naturalità”. Troppo poche sono invece le occasioni di confronto concreto tra vignaioli, per condividere le tante, originalissime esperienze che in tutta Europa stanno proponendo un modello di produzione consapevole della fragilità della natura e attento alle vocazioni territoriali.

Il tema del “limite” è al centro delle riflessioni e dell’impegno del Forum per la Pace, in questo 2012. Un tema complesso, che si intreccia con molti altri per farlo diventare, in qualche modo, la “misura del futuro”, la declinazione dell’uomo che assume piena consapevolezza di aver superato la soglia della sostenibilità. L’agricoltura ha un ruolo centrale, in questa assunzione di responsabilità: l’agricoltura che può essere nel contempo pratica di rispetto della natura e azione di distruzione e impoverimento della stessa. Il limite che ci si deve dare è faticoso da definire: quali sono i parametri da rispettare? Hanno a che fare con le sole tecniche agronomiche o investono il contadino nella sua totalità, sociale e culturale? Rispettare la terra significa anche rispettarne la sua storia e quella della gente che la ha abitata e coltivata? E ancora: cosa cogliere dal passato, cosa c’è invece da superare? Quale sintesi tra le generazioni che si trasmettono i saperi, le pratiche e la cultura agricola?

Sono le domande che impongono il confronto, non la presunzione della risposta. La tavola rotonda che intendiamo organizzare si propone quindi di mettere attorno ad un tavolo vignaioli di diverse regioni europee, con l’intento, appunto, di porre queste domande ai veri protagonisti della terra. Simbolicamente, abbiamo scelto di invitare produttori provenienti dai confini del vecchio impero asburgico, una grande area nel cuore dell’Europa, unita da un passato comune e, oggi, troppo spesso incapace di costruire relazioni ed esperienze di conoscenza reciproca, bloccati ancora da confini sempre più fragili e privi di senso.

 

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