DUBBI NATURALI

BIOLOGICAMENTE O PSICOLOGICAMENTE

Che volete che vi dica, a me il vino biologico non mi convince (so che grammaticalmente è sbagliato ma mi piace).

Se quando penso alla verdura e alla frutta biologica mi viene in mente qualcosa di positivo, ma che non sempre vale la pena perchè ho sempre paura che mi rifilino una “sola” che costa solo di più; quando mi parlano del vino biologico mi viene in mente una cosa minore, non so spiegarmelo, un po’ come la birra analcolica.

Perchè il vino, con il suo fardello di alcol, è anche un po’ un controsenso prenderlo biologico.

Insomma andare a cercare, nel vino, il biologico mi sembra incoerente (mi sembra una cagata in realtà, ma cercavo di essere elegante). E’ come “trasgredire” col silenziatore.

Ma non sono nemmeno convinto che serva sul piano del marketing. Quando incontro dei vignaioli come per esempio la Vallarom, o iDolomitici, che mi raccontano storie sinceramente commoventi-divertenti, e molto credibili, ma che per esempio dicono che tutto sommato non hanno ancora pensato a mettere la dicitura sulle bottiglie, bere il loro vino mi va ancora bene. Nel senso che quando bevo il loro vino mi sembra di bere un vino-vino, anche se so che è realmente vino-biologico.

Mentre quando vado a San Michele non mi passa mai per la testa di prendere il Navicello che, se la memoria non m’inganna, è biologico.

La faccio breve: con il nuovo regolamento sul vino biologico ho capito che almeno a questa categoria di vini qualche trattamento è vietato. E quindi non oso pensare a cosa sia possibile fare per quelli che manco fanno il biologico.

Certo è però che le cose veramente negative nel vino sono l’alcol e, se non ho capito male, in certe dosi lo zolfo.

Ma questi ci sono sia nei biologici che nei tradizionali.

Allora, siccome tanto se devo negarme me nego n’tel mar, preferisco bere un vino buono, senza guardare in etichetta se è biologico o no, piuttosto che limitare la mia scelta di vini a quelli biologici, e magari rischiare di farmi travolgere da puzze puzzette ed indigestioni.

A quanto poi ho capito vi sono molti francesi che fanno vini biologici ma non lo dicono. Chissà perchè…

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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6 commenti on “DUBBI NATURALI”

  1. Ari tedeschi ha detto:

    credo che vino biologico apenna se consegue con pocchi produzioni

  2. Primo Oratore ha detto:

    Caro Ari, non riesco a capire cosa intendi…

  3. Giuliano ha detto:

    Carissimo P.O. condivido appieno quello che hai scritto in merito al vino biologico,
    anch’io diffido da chi mi offre prodotti biologici.

  4. Cari amici, su questi temi vi segnalo un convegno che si terrà dalle parti dei colli euganei il prossimo martedi: 15 maggio 2012 ore 14 presso l’azienda La Costigliola – Rovolon (PD).
    titolo: Vino Biologico: cosa cambia dopo l’uscita del nuovo regolamento europeo
    ciao
    Cpr

  5. andrea ha detto:

    Il post pubblicato mi sembra un po’ limitato, nel senso che si sofferma sul vino bio, punto e basta. Invece si dovrebbe partire da ciò che viene svolto in campagna per capire e condividere un vino frutto del modo di interpretare un’agricoltura diversa da quella convenzionale. Il vino biologico deve, per essere tale, provenire da uve biologiche e/o biodinamiche, da uve che non hanno subito trattamenti chimici con principi attivi di sintesi, che provengono da vigneti dove il diserbo chimico è vietato così come la concimazione chimica. Pratiche che oltre ad influire sulla genuinità delle uve, vanno ad alterare il terreno e l’ambiente in cui viviamo. E il bello di tutto ciò è che il giovamento non è solo per l’uva che si ottiene, ma anche per la vite, per la biodiversità nel vigneto e la sua fertilità, per chi passa le giornate nella vigna.
    Questo modo di operare deve avere origine da convinzioni e scelte aziendali derivanti da una nuova filosofia di condurre il vigneto, atta a rendere i vini prodotti eco sostenibili e non da speranze legate alla prospettiva di entrare in nuovi mercati ed aumentare le vendite per il solo fatto di avere un vino bio. E’ per questo che molti vini prodotti da agricoltura biologica non vengono dichiarati come tali in etichetta, sono solo vini derivanti da scelte che il produttore ha deciso di fare senza imporle a nessuno; sarà il consumatore a decidere se acquistarlo o meno, in base alle emozioni che tale prodotto potrà dare.
    Cercate di rubare un paio d’ore del vostro tempo per andare nei vigneti, cogliere le differenze fra i vari approcci di coltivazione, andate ad assaggiare i vini nelle cantine, se non saranno all’altezza, nessuno vi obbligherà a comprarli.
    Il massimo della soddisfazione? Vedere persone che dopo anni di forzata astemia, sono tornati a gustarsi un vino che non scateni allergie come prurito, macchie rosse sulla pelle, mal di stomaco, cerchio alla testa…

  6. Primo Oratore ha detto:

    Mi sembra, caro Andrea che tu dici cose anche giuste e che io condivido. Di molti vignaioli con i quali ho parlato conservo l’impressione di persone veramente molto positive che hanno maturato dapprima l’idea di cambiare la produzione rivolgendola al biologico/biodinamico per se stessi, per non vivere impestati di pesticidi, e poi l’hanno messa in pratica.
    Tuttavia ho qualche perplessità in più sul piano della comunicazione, perchè può contenere anche la ricerca di un vantaggio commerciale, il che è assolutamente lecito ma non (mi) attira molto. Cioè non comprerei un vino perchè è biologico ma perchè è buono.
    La settimana scorsa ho preso una nosiola da un produttore biologico, che mi ricordavo buonissima ed invece stavolta era pessima. Cosa farò in futuro secondo te con questa nosiola?
    Altra questione, ma ci scriverò un post, riguarda i produttori Trentini “I Dolomitici” che si sono accordati per un Club di prodotto. Iniziativa che io apprezzo molto ma sui quali potrei avere qualche dubbio. I Club di prodotto infatti tecnicamente possono anche condurre ad un aumento del prezzo. Ma è un altro discorso, lo vedremo quando avrò occasione di scriverlo.