ANCORA SUL VINO (vinificazione) BIOLOGICO

NUOVA LEGGE EUROPEA

Fino a poco tempo fa non era prevista dalle leggi, nei paesi della comunità Europea, la produzione di vino biologico. Come avevo spiegato in un due precedenti post (ecco i link qui e qui), era normata la produzione di uve biologiche, ma non la vinificazione, e siccome si tratta di una materia comunitaria i singoli stati non potevano farsi una legge domestica.
I paesi membri, a causa degli interessi sottostanti, non erano stati in grado di accordarsi su alcuni punti fermi relativi al processo di vinificazione.
Per questo motivo era possibile la dicitura “ottenuto con uve biologiche” ma non era ammessa invece la dicitura “vino biologico”. Tantomeno era consentito l’utilizzo dell’ambìto logo comunitario dedicato alle produzioni biologiche.
Con il “Regolamento di esecuzione (UE) n. 203/2012 della Commissione, dell’ 8 marzo 2012 , che modifica il regolamento (CE) n. 889/2008 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio in ordine alle modalità di applicazione relative al vino biologico”  (questo è il titolo ufficiale) un passo avanti è stato fatto e sarà possibile, dalla prossima vendemmia del 2012 etichettare il vino con la dicitura “Vino Biologico” e con l’utilizzo dello specifico logo.
Prima di passare ad una illustrazione di alcuni dei contenuti principali del regolamento debbo sottolineare una cosa importante. Questo Regolamento non è una normativa in sé compiuta, ma si pone come la modifica di altri regolamenti comunitari che concernono la produzione biologica. Per questo motivo è pieno di rinvii e rimandi ad altre norme ed è abbastanza difficile da leggere.
In questo breve articolo mi limito a descrivere alcune norme salienti tagliando i rinvii normativi, ma chi dovesse applicarlo è bene se li vada a guardare tutti con precisione. Una lettura completa del regolamento può essere fatta qui.
Dunque abbiamo finalmente la possibilità di vedere in etichetta la tanto sospirata (da alcuni quantomeno) dicitura “Vino Biologico”. Ciò potrà avvenire a partire dalla prossima vendemmia del 2102, dato che la norma entrerà in vigore il 10 agosto 2012.
Tuttavia la lungimirante Commissione ha anche tenuto conto del fatto che alcuni vini vengono venduti dopo essere stati a lungo conservati, cioè invecchiati, nelle cantine dei produttori, quindi per queste fattispecie ha previsto che:
a) se per i produttori è possibile dimostrare che nella fase di vinificazione si sono seguiti i dettami del nuovo regolamento, questo opera con una specie di retroattività e quindi i vini prodotti possono essere commercializzati come biologici;
b) in alternativa, se questa prova non può essere data ma il vino è stato ottenuto da uve coltivate con i metodi previsti dal previgente regolamento comunitario n. 2092/91 del Consiglio, esso potrà essere messo in commercio in virtù del regolamento (CE) n. 889/2008 fino ad esaurimento delle scorte con la vecchia dicitura “ottenuto con uve biologiche”.
Come tutti sanno le difficoltà, ed i conseguenti ritardi, nell’approvazione di questo regolamento sono legate alle differenze di vedute, ricollegate ai differenti interessi sottostanti, dei grandi paesi produttori di vino, e cioè Francia, Germania ed Italia, più altri paesi “minori“. Differenze a loro volta dovute ai differenti climi e tipologie di vini di questi paesi.
La strada prescelta dalla Unione Europea è stata quella di un iniziale compromesso salvo autorizzare fin da subito una revisione a seguito dei primi 5 anni di applicazione e comunque prevedendo alcune esclusione nell’utilizzo di metodiche e prodotti, ed autorizzando l’utilizzo di altri prodotti entro soglie specifiche, derogabili solo in condizioni climatiche estreme.
Le vediamo con ordine qui di seguito.
Le pratiche vietate sono queste (articolo 29 quinquies):
a) concentrazione parziale a freddo;
b) eliminazione dell’anidride solforosa con procedimenti fisici;
c) trattamento per elettrodialisi per garantire la stabilizzazione tartarica del vino;
d) dealcolizzazione parziale del vino;
e) trattamento con scambiatori di cationi per garantire la stabilizzazione tartarica del vino.
Le pratiche per ora ammesse ma che saranno riconsiderate entro il 2015 sono le seguenti:
a) i trattamenti termici di cui all’allegato I A, punto 2, del regolamento (CE) n. 606/2009 (dovrebbero essere i trattamenti a temperatura non superiore a 70 °C );
b) l’impiego di resine scambiatrici di ioni;
c) l’osmosi inversa.
Inoltre sono previste altre limitazioni, cioè se si utilizzano determinate sostanze per la chiarificazione, esse debbono provenire da agricoltura biologica. Queste sostanze sono:
Gelatina alimentare
Proteine vegetali ottenute da frumento o piselli
Colla di pesce
Ovoalbumina
Tannini
Resta l’ultimo punto importante che riguarda l’anidride solforosa.
I regolamenti comunitari già prevedevano l’utilizzo di questa sostanza su altri alimenti, per esempio i crostacei, ed anche in questo regolamento ne è stato autorizzato un utilizzo differenziato a seconda del vino che si intende produrre e commercializzare
Dice il regolamento che  “Il tenore massimo di anidride solforosa non deve superare”
– 100mg/l per i vini rossi con zucchero residuo inferiore a 2g/l.
– 150mg/l per i vini bianchi e rosati con un livello di zuccheri residui inferiore a 2g/l.
– per gli altri vini il tenore massimo deve essere ridotto di 30mg/l rispetto ai limiti stabiliti nel reg. (CE) n. 606/2009, allegato IB.
Insomma, questa normativa è un buon compromesso che consente finalmente di commercializzare vini con le etichette recanti la dicitura “Vino biologico”. Compromesso che ben si vede dalle disposizioni sull’utilizzo del zolfo specifico che non è stato affatto eliminato, come qualcuno chiedeva o poteva aspettarsi. Chi alla parola “biologico” sente risuonare nella propria testa la parolina magica “naturale” deve quindi considerarsi deluso.
Certo, a contrario, comprendere per differenza che in relazione ad altri vini si può fare tutto ciò che qui viene vietato, fa abbastanza impressione, ma ne parleremo un’altra volta.
Come voi sapete, io nutro alcune perplessità rispetto al vino biologico e soprattutto guardo con sospetto a processi che, se non ben condotti, fanno arrivare sulla mia tavola dei vini imprecisi, puzzolenti e sgradevoli; e fin qui andrebbe anche bene. C’è da sperare che non arrivino vini dannosi che mi fanno star male. Le pratiche, sia in agricoltura che in enologia, che hanno consentito a tutti noi di sfamarci con alimenti sani non vanno demonizzate a favore di un romantico ritorno ad una “purezza naturale” che non è mai esistita, men che meno nel vino.
Ma qui sto esondando dall’argomento, magari anche di questi argomenti me parleremo un’altra volta..
Un saluto dal vostro Primo Oratore
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