PREGIUDIZI DOLOMITICI

LIBERI VITICOLTORI TRENTINI E ALTRE COSE

A latere della manifestazione dei millesimati Ferrari di sabato scorso, ho avuto modo di fare due chiacchiere con Marco Zani, che fra le tante cose è anche proprietario della Maison di Castel Noarna.

Gli ho parlato così, perchè mi pareva di averlo già visto, in effetti non lo conoscenvo, e poi abbiamo ricostruito che l’ho visto ad una degustazione dei suoi vini fatta al Palazzo Roccabruna. Naturalmente lui non aveva visto il post sul vecchio Osservatorio.

Fra una chiacchiera e l’altra sono saltate fuori diverse cose curiose. Abbiamo infatti parlato della prossima manifestazione dei Dolomitici cioè del debutto in società del Ciso, il Lambrusco a Foglia Frastagliata comunitario.

A proposito dei Dolomitici -gli ho detto- mi piace la vostra esperienza, e mi sembra che contenga anche aspetti molto nobili, come il salvataggio in extremis di un vigneto che rischiava l’estinzione, la scelta di produrre l’Enantio, eccetera; ma -gli ho detto- dal punto di vista della teoria economica ho sempre un po’ di sospetto, come consumatore, nei confronti dei Club di Prodotto come i Dolomitici, perchè questo tipo di associazioni hanno l’effetto di segmentare il mercato e di costituire un gruppo che punta alla vendita del prodotto specifico ad un prezzo maggiorato (questa in realtà è l’opinione di uno dei due coautori dell’Osservatorio, che io non condivido pienamente ma l’ho espressa comunque così). So, gli ho detto, che in questo momento di crisi è già difficile venderlo il vino, altro che il prezzo, tuttavia un po’ di perplessità resta.

La sua risposta mi ha sorpreso. Innanzitutto mi ha detto che i Dolomitici non sono un club di prodotto, ma semplicemente una compagnia di amici che hanno gli stessi valori. In effetti se guardi, mi ha detto, non abbiamo nemmeno una strategia comunicativa comune, nessuno utilizza il logo in maniera significativa.

Gli ho risposto che si distinguono per essere accomunati dalla produzione biologica, e mi ha risposto che non c’è scritto da nessuna parte e che nemmeno il loro manifesto fa riferimento esplicito a questo fatto.

In effetti l’ho controllato ed è vero. DI FATTO mi sembra che siano tutti orientati al biologico o biodinamico, ma in effetti nelle carte non c’è scritto.

Ciliegina sulla torta, ma di questo non abbiamo parlato: all’epoca della degustazione fatta al Roccabruna, avevo avuto una perplessità sulla nosiola di Castel Noarna, perchè mi pareva che fosse un vino poco versato per passare in legno. Allora la pensavo in quel modo.

Adesso non sono più così categorico, ed i vini bianchi barricati mi piacciono, o meglio mi piacciono se sono buoni….

Insomma, la morale di questo post è che talvolta ho molti pregiudizi e le mie opinioni non collimano con i produttori. Il che ci può stare, perchè questa è la mia indipendenza di giudizio.

Ma è anche vero che chiacchierare con i produttori indipendenti è molto bello, perchè da loro spesso esce fuori una corrente di calore e spontaneità (come dai loro vini) che non ci sia spetterebbe. perchè è innegabile che i Dolomitici siano un club di prodotto in senso proprio, ma è innegabile che loro non la pensano così e si sentono un “club” di amici. Marco Zani è stato molto convincente.

Ho avuto una attima impressione chiacchierando con lui mi è sembrato una persona concreta e vera.

Domenica andrò sicuramente a Castel Noarna e spero di reicontrarlo, lui e i Dolomitici, a scambiare due chiacchiere in semplicità ed al di fuori delle teorie economiche.

Un saluto dal vostro PO.


LA GRANDEZZA DELLA MAISON FERRARI – RAVINA (TN)

SOTTO LA GUIDA DI RUBEN LARENTIS

Ho scritto su Trentino Wine Blog, come doveroso ringraziamento per avermi mandato a divertirmi alla seconda Giornata Nazionale della Cultura del Vino dell’Associazione Italiana Sommelier.

Per correttezza non scriverò nulla qui sull’Osservatorio, e se proprio qualcuno vuole vada sul Trentino WB

Qui però pubblicherò le foto, fatte di volo col mio telefonino. L’effetto è di uno sfocato completo, assolutamente diverso dalla chiarezza dei vini assaggiati, ma ahimè pericolosamente simile alla mia vista alla fine della degustazione.

Naturalmente a casa mi ha portato un amico sobrio. Ringrazio anche lui, insieme naturalmente a Cosimo Piovasco di Rondò che mi ci ha mandato.

Un saluto dal vostro PO


BILANCIO SULLA 76° MOSTRA VINI DEL TRENTINO

LUCI E QUALCHE OMBRA SULLA MOSTRA

Luci

Quest’anno ho visto un’atmosfera più rilassata rispetto all’anno scorso. Sembra quasi che la tensione per la mancanza sostanziale dei vignaioli – non tutti, qualcuno l’ho pur visto come il mio amico Carmelo Grigoletti – sia stata metabolizzata, un po’ perché si è ripetuta, un po’ perché hanno fatto la loro mostra mercato, insomma le cose si sono assestate.

La sede del Castello del Buonconsiglio è sempre uno spettacolo: ha anche qualche limite, di cui dovrò parlare  nella parte delle “ombre”, ma resta sempre una gran bella soddisfazione girare per quelle stanze e quei loggiati.

Ho assaggiato dei buoni vini ed anche del buon teroldego che, non essendo il mio vino preferito, mi ha sorpreso.

Ho incontrato anche un nuova cantina Il Piaggiolo, che a quanto ho capito è anche un ristorante, con un vino buono, non certo beverino, molto carico e fruttato, anche molto alcolico, ma non lo conoscevo e mi ha soddisfatto. Presentato in bottiglie piccole e belle slanciate così si può ordinare anche nel ristorante senza la tristezza delle bottiglie “da mezza” che deprimono sempre un po’.

Ho visto qualche amico che non avevo visto l’anno scorso e mi è sembrata di più la gente venuta per il glamour: c’erano tante donne con tacchetti da vertigine ed eleganti (meno eleganti nel finale ma l’alcol incide su tutti).

Le conferme di alcuni vini veramente buonissimi: il Kretzer Dorigati, il Metius Dorigati, il moscato Rosa dell’Istituto tornato ai livelli alti che ultimamente mi sembrava aver perso, ed uno spettacolare San Martim del Grigoletti che ormai rivaleggia con il vino Santo trentino, ma che si paga la metà.

Ottima l’idea di ricomprendere, nel biglietto, anche uno spuntino con tre panini offerti dall’organizzazione, che hanno spezzato il ritmo delle degustazioni.

Bene il rinfresco pre-mostra a base di spumante: la gente infatti preferiva quasi stare lì a conversare e fare goliardate nel prato (vedi la foto simpatica) anziché entrare a degustare.

Ombre

Questa Mostra ha un po’ perso identità. Sembra che si faccia per volontà dell’ente pubblico e perché non si può interrompere una tradizione di oltre 70 anni. Ma perché veramente si fa questa mostra? Una volta era la presentazione dei vini dell’annata, ma adesso?

C’è un problema strutturale: è difficile, davanti al produttore che ti offre il SUO vino, dirgli che non ti piace o che ha difetti; siamo persone educate e non ci va di offendere una persona gentile che ti fa un regalo, ma così si toglie uno dei piaceri della degustazione non tecnica che è il giudizio sulla piacevolezza. Per dire, dopo aver bevuto il Methius ho provato un Ferrari della linea destinata alla ristorazione (entry level probabilmente) e si sentiva che era un buon vino ma un passo indietro rispetto al precedente. Non ho avuto il coraggio di dirglielo.

Le sale del castello, che sono quel bellissimo spettacolo che sono, tuttavia si sono riempite di troppa gente. Ora, va pur bene che tutti possano godersi lo spettacolo e c’ero anche io a fare confusione, tuttavia in certi momenti non si riusciva nemmeno a capirsi talmente tanto era il frastuono, e il caldo e la sensazione di oppressione erano fortissimi.

Sarebbe bello avere delle idee su cosa fare di questa mostra, per darle all’organizzatore, anche se è difficile sapere esattamente chi è.

Io qualche strampalata idea ce l’avrei.

–  sdoppiare la mostra, mettere vini rossi e vini bianchi in un’area separata, intendo dire in due stanze, con qualche sommelier che li versa ed al quale si possano fare dei commenti o giudicare. L’assenza del produttore consentirebbe questa pratica e, se i sommelier si prendono nota, potrebbero anche ricondurre il feed back ai produttori: avere critiche, se non sono distruttive, è molto sano per le organizzazioni, anche per i vignaioli. Mantenere ovviamente i banchetti dei produttori in maniera da poter fare due chiacchiere in pace con loro;

– certe persone vanno lì solo per bere gratis. Ecco, a chi chiede un rosso o un bianco e che palesemente non mostra interesse per il prodotto, o per il produttore, ed è palesemente alterato, io sarei per non dargli il vino.

Prevedere che il biglietto d’ingresso dà diritto a degustare 4 vini, e per il resto imporre il pagamento. Per esempio direttamente all’ingresso proporre un carnet di 5 assaggi a 10 €, 10 assaggi a 30 € oltre il biglietto, insomma qualcosa che scoraggi la bevuta finalizzata all’ubriacatura molesta e che sia proporzionale e progressivo, come le tasse, in maniera da scoraggiare il bere di più. So che ci saranno le elusioni, che qualcuno si farà comperare il biglietto da un altro, ma almeno il grosso sarebbe salvo.

Poi resterebbe sempre nella discrezionalità del produttore versare il vino gratis a chi vuole.

Altre idee strampalate ce le avrei, ma chissà quanto anche ad altri ne vengono in mente. Se poi ci fosse il modo di far rientrare anche i vignaioli…

Un saluto dal vostro PO


SECONDA GIORNATA NAZIONALE DELLA CULTURA DEL VINO

CON L’A.I.S. A ROVERETO IL 26 MAGGIO 2012

Su Trentino Wine Blog troverete tutte le informazioni ed un breve commento della manifestazione che l’AIS (Associazione Italiana Sommelier) metterà in scena sabato prossimo a Rovereto.

All’interno di questa manifestazione vi è un piatto ricco: la Degustazione dei millesimati Ferrari non dosati.

La tipologia degli spumanti non dosati merita un piccolo approfondimento.

L’ultima operazione nella lavorazione dello spumante è l’aggiunta della liqueur d’expedition o liqueur de dosage. Si dice d’expedition perchè è proprio l’ultima cosa prima di spedire lo spumante al consumo. In effetti al momento della sboccatura dello spumante una piccola quantità di liquido va perduta. Viene perciò aggiunto un pochino di una miscela costituita da zucchero di canna, vino vecchio e, qualche volta, piccole quantità di brandy. Questa piccola aggiunta di liquidi estranei conferisce allo spumante un gusto ed un timbro particolare, specifico della casa produttrice, e determina anche la nomenclatura dello spumante stesso (extra brut, brut, extra dry, dry o sec, demi-sec o dolce-doux).

Tuttavia è anche possibile che la quantità di spumante perduta nella sboccatura sia ricolmata con spumante dello stesso tipo, cosicchè avremo un prodotto estremamente secco ed acidulo in quanto sostanzialmente la fermentazione ha consumato tutti gli zuccheri presenti e null’altro viene aggiunto.

(per questa spiegazione mi sono rifatto al testo “Spumante Trentino – Storie di Uomini, Cantine, Talento” – di Andrea Andreotti)

Questa è una tipologia di spumante che sta incontrando sempre più consenso.

Ma veniamo a noi. Alla degustazione dell ‘AIS non è stato invitato nessun giornalista né nessuna testata giornalistica locale, ad eccezione di Trentino Wine Blog. Tuttavia, come tutti sanno, il TWB per scelta è un blog dove gli autori preferiscono agire senza aver palesato la propria identità.

Quindi si poneva un problema, perchè naturalmente la partecipazione di uno degli autori avrebbe posto fine all’incanto della loro velatura. E quindi essi mi hanno contattato per mail, io infatti non li conosco personalmente, e mi hanno chiesto se fossi interessato a partecipare in loro rappresentanza e di scrivere poi una breve relazioncina da pubblicare su TWB.

Debbo dire che è stato un piacere -visto quello che mi aspetta ad assaggiare spumanti Ferrari così pregiati- ma anche un onore per essere stato prescelto da gente così in gamba.

Perchè, bisognerà pur dirlo, il Trentino Wine Blog è la vera novità significativa nel mondo del vino. E’ diretto e tagliente, affronta questo specifico ambito della realtà trentina con un piglio ed un’acutezza che è poco frequente nella cosiddetta stampa libera. Perchè, naturalmente, tutti coloro che operano professionalmente o come munus nel campo del vino, hanno un interesse che intendono difendere, e chi è più debole o si sente tale tende a rispettare e compiacere il più forte.

Trentino Wine Blog invece, pur rispettando tutti, non compiace e non fa sconti a nessuno e questo nel nostro Trentino sempre un po’ paludato non fa altro che bene.

Posso dire queste cose in maniera liberissima: io non ho mai scritto finora su Trentino Wine Blog, anche perchè non avrebbe senso: la mia scelta è diversa dalla loro, io non appartengo a questo mondo del vino, salvo che come Osservatore esterno e semplice consumatore (da qui il nome di questo Blog). Inoltre ho disposto la linea dell’Osservatorio come un luogo di incontro pacato ed aperto dove si possono esprimere opinioni in tranquillità ma mostrando la propria identità, e senza lo spirito di battaglia che -peraltro- tanto mi piace sul TWB.

La loro scelta diversa però è preziosa per il Trentino e per il vino Trentino. Sono contento che l’AIS incominci a riconoscerlo. Sono contento anche perchè, umanamente, so quanto è faticoso tenere un blog, e quindi vedere qualche riconoscimento farà sicuramente piacere ai cari Cosimi del Trentino Wine Blog.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


FORUM TRENTINO PER LA PACE E IMPERIAL WINES

A RAVINA (TN)

Pubblico volentieri questo annunzio arrivato per mail. E’ sempre un piacere, per me, scoprire quanta gente che non conosco mi legge e mi manda cose interessanti.

Mi dicono che sarà una chiacchierata informale e serena, tra amici, alla quale parteciperanno i vignaioli moravi del gruppo “Autentisti”, il nostro amico Norbert Blasbichler di Radoar (Velturno), alcuni vignaioli trentini (Cobelli, Cesconi, Pravis …). Parteciperanno anche i redattori della rivista Porthos ( http://www.porthos.it/ ) e altri appassionati.

Maso Pez è una fattoria gestita da una cooperativa sociale: un posto molto bello, che si raggiunge dal centro di Ravina (Trento sud) seguendo le indicazioni per Villa Margon. Se decidi di venire in autobus, a Ravina arriva il n. 12: la fermata è Ravina Piazza. Garantiamo il servizio “navetta” fino al Maso, se avvertiti per tempo … 🙂

Buona lettura di questo testo, non mio dunque, che gli Imperial Wines mi hanno inviato.

Un saluto dal vostro PO

Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani & Imperial Wines – Vini e vignaioli nei confini del vecchio impero (www.imperialwines.org) in collaborazione con gli “Autentisti”

STORIE DI VITE

Buone pratiche nei campi e in cantina nelle esperienze dei vignaioli mitteleuropei

Venerdì 1 giugno 2012

ORE 17.30

Maso Pez via Margone 11, Ravina (Trento)

Incontro aperto tra vignaioli: dalla Moravia al Trentino per confrontarsi sulle diverse esperienze che accomunano regioni con una storia che scorre in parallelo. Sostenibilità, tradizioni, autenticità: come si declinano in territori così vicini e così lontani?

 Si ringraziano la cooperativa sociale Progetto 92 e in particolare Maso Pez per l’ospitalità

per info: info@imperialwines.org

Parlare di agricoltura significa parlare dell’uomo e del suo stare al mondo. Significa parlare di ambiente e paesaggio. Significa parlare di nutrizione e gusto, di produzione e cultura, di tradizione e modernità, di padri e figli. Il vino racchiude meglio di qualsiasi altro prodotto questa sequenza di significati, e nessuna pianta come la vigna è capace di narrare e interpretare la terra.

Il tentativo di attuare buone pratiche nei campi e in cantina non è più, fortunatamente, un’esperienza di pochi: al contrario, sta diventando una consapevolezza diffusa, anche se ancora marginale e, talvolta, contraddittoria. “Piccole luci ancora accese illuminano il buio e fanno sempre più chiaro intorno a loro”, come dice il vigneron francese Nicolas Joly. Troppe volte però ci si cristallizza sulle definizioni, avvitandosi sul concetto ambiguo di “naturalità”. Troppo poche sono invece le occasioni di confronto concreto tra vignaioli, per condividere le tante, originalissime esperienze che in tutta Europa stanno proponendo un modello di produzione consapevole della fragilità della natura e attento alle vocazioni territoriali.

Il tema del “limite” è al centro delle riflessioni e dell’impegno del Forum per la Pace, in questo 2012. Un tema complesso, che si intreccia con molti altri per farlo diventare, in qualche modo, la “misura del futuro”, la declinazione dell’uomo che assume piena consapevolezza di aver superato la soglia della sostenibilità. L’agricoltura ha un ruolo centrale, in questa assunzione di responsabilità: l’agricoltura che può essere nel contempo pratica di rispetto della natura e azione di distruzione e impoverimento della stessa. Il limite che ci si deve dare è faticoso da definire: quali sono i parametri da rispettare? Hanno a che fare con le sole tecniche agronomiche o investono il contadino nella sua totalità, sociale e culturale? Rispettare la terra significa anche rispettarne la sua storia e quella della gente che la ha abitata e coltivata? E ancora: cosa cogliere dal passato, cosa c’è invece da superare? Quale sintesi tra le generazioni che si trasmettono i saperi, le pratiche e la cultura agricola?

Sono le domande che impongono il confronto, non la presunzione della risposta. La tavola rotonda che intendiamo organizzare si propone quindi di mettere attorno ad un tavolo vignaioli di diverse regioni europee, con l’intento, appunto, di porre queste domande ai veri protagonisti della terra. Simbolicamente, abbiamo scelto di invitare produttori provenienti dai confini del vecchio impero asburgico, una grande area nel cuore dell’Europa, unita da un passato comune e, oggi, troppo spesso incapace di costruire relazioni ed esperienze di conoscenza reciproca, bloccati ancora da confini sempre più fragili e privi di senso.

 


COSI PARLO’ IL GRAN MAESTRO

VINI PIACEVOLI TRENTINI

Frequento la mostra dei Vini del trentino da molti anni prima di essere diventato Confratello. Ma anche allora ho sempre ascoltato con piacere la prolusione che il Gran Maestro teneva regolarmente prima dell’apertura delle “usare” del Teatro Sociale. Di solito un discorso fra il tecnico e l’accorato di spiegazione di qualcosa attinente alla viticoltura. Alla Mostra dello scorso anno il GM non aveva preso la parola, ma forse non ce n’è stata l’occasione o non era il caso visto il disastro della mancata parte cipazione dei Vingnaioli.

Quest’anno invece ha detto solamente del lancio del Concorso per la premiazione, da parte della Confraternita, del vino giudicato migliore cioè più piacevole fra i vini autoctoni, al cui rappresentante presente in sala ha presentato e donato il Diploma di Vino Confratello.

Ecco l’elenco dei premiati:

Trento doc brut Perlè Ferrari, per gli spumanti (bollicine, o come dir si voglia)  (mi sa che il Gran Maestro ha avuto il primato di nominare il ferrari come un Trentodoc)

Pisoni 2008, per il Trentodoc Rosè

Nosiola 2011 le Meridiane

Vallagarina Schiava Simoncelli 2011

Marzemino Superiore dei Ziresi 2010 Vivallis

Teroldego Pini 2008 – Zeni

Enantio Maso Roveri Terra dei Forti 2008

Insomma, è andata meglio dell’anno scorso, anche se in una fase così significativa, purtroppo in negativo a causa della crisi, mi aspettavo sinceramente qualcosa di più.

Un saluto dal vostro Primo Oratore


LA MOSTRA UN ANNO DOPO

MOSTRA O MOSTRO?

Sono anch’io piuttosto perplesso, come il Trentino Wine Blog; leggere quel post sulla Mostra dei Vini è molto istruttivo e mi permetto di consigliarvelo.
Avevo scritto cose simili, a caldo, già l’anno scorso, e mi fa insieme piacere e dispiacere; è sempre carino vedere che qualcun altro la pensa come me, sia pure con accenti e da un’angolazione un po’ diversa. Ma mi fa dispiacere perché sinceramente speravo che qualcosa fosse cambiato in meglio, in qualche passo avanti, invece leggo gli stessi accenti scorati.
Come si sa questo è il blog del consumatore quindi non devo più di tanto affrontare le questioni della politica vinicola.
Quindi senza affrontare quell’aspetto, una cosa voglio dirla.
L’anno scorso è mancata una cosa alla quale ero abituato e che mi ha sorpreso. Hanno preso la parola molte autorità, fra cui l’Assessore ed il Direttore del Castello e del Museo del Buonconsiglio. Discorsi istituzionali e va bene.
Ma a differenza delle edizioni passate, non ha preso la parola il Gran Maestro della mia Confraternita. Associazione che, giova ricordarlo, fu fondata proprio all’uscita da una vecchia mostra dei vini del Trentino del 1958.
Ora io, nel giorno delle elezioni del nuovo Capitolo, ho fatto il discorso dell’unità ed ho sostenuto che proprio noi Confratelli, gli alfieri della cultura del vino del Trentino, non abbiamo alcuna posizione da difendere se non quella del vino, e siccome per noi è vino trentino tutto quello che viene prodotto in questa provincia, dovremmo provare, come i pontieri di una volta, a fare ogni sforzo per riunire, senza aver paura di fare la classica “bruta figura” che sempre i Trentini temono come la peste.
Riunire e far colloquiare coloro che sono lontani. L’Assessore, i vignaioli e le mega Coop.
Per farlo c’è un metodo semplice che ha insegnato Claus Gatterer: dire la verità, perché “La verità conduce gli uni verso gli altri”.
Speriamo che il GM prenda la parola questa volta, sennò ho paura che diventiamo orfani del nostro ruolo.
Al post dell’anno scorso, un commentatore ha risposto (riassumo) che se non si fa qualcosa subito poi cominciano le ferie, poi i lavori per la vendemmia, poi il lavoro in cantina poi le feste e ci si troverà a Natale senza aver fatto un bel niente.
E’ importante stavolta, visto che il libretto della Mostra è rimasto smilzo come l’anno scorso, dire qualcosa. Magari qualcosa di sinistra 🙂
Un saluto dal vostro Primo Oratore.