QUALCHE RISPOSTA

I PERCHE’ DI UNA SOSPENSIONE

Le principali ragioni per la recente sospensione dell’Osservatorio sono due.
Una riguarda il rapporto delle persone con l’alcol e del vino con l’alcol.
Una  riguarda il tempo che ci si impiega (e si perde) in un blog amatoriale.
In questo post affronterò la prima
Una serie di articoli e prese di posizione, ma anche altre fonti molto attendibili e qualche amico medico, hanno posto l’attenzione sul fatto che l’alcol fa effettivamente male. Il vino contiene alcol e quindi (anche)  il vino fa male.
Questo  mi ha posto un interrogativo serio sulla opportunità di continuare in un blog tematico.
Le riflessioni che mi sono venute sono queste. A scopo descrittivo sarebbe meglio ripartire in due le questioni, e cioè (1) il male che fa alla salute di chi beve, e (2) il male diffuso che riguarda la rovina delle famiglie degli alcolisti, i possibili incidenti stradali o i reati che commette chi è ubriaco, ecc.

Una premessa però è d’obbligo. In Italia acquistare e bere alcol è lecito per tutti i maggiorenni. Questo non toglie che io continui ad avere molti dubbi perchè questo è un argomento più importante che una disputa verbale, ed avere tutta la ragione o tutto il torto è difficile.

Per quanto riguarda la salute di chi beve, io stesso consiglio, e l’ho sempre fatto, di bere poco, solo come degustazione e senza eccessi. Non bere mai da soli, nè bere in maniera finalistica, tipo per tristezza, per emulazione, per dimenticare eccetera, ma solo per il sano gusto di un piccolo piacere.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, la visione del vino e della vita che viene trasmessa da questo blog non riguarda gli alcolisti o chi beve per sballare: è al contrario una visione culturale e forse romantica; eppoi,  già sono pochi in tutto i miei lettori , credo sinceramente che siano veramente pochi gli avvinazzati che mi leggono.

Si è capito dunque che a fare male è l’alcol. Si è anche capito che l’unica bevanda alcolica che ha una narrazione è il vino. Il whisky o la birra, quantomeno in Italia, non hanno il seguito del vino, con le sue riviste, le sue mostre o le sue fiere grandi e piccole come il Vinitaly o la Mostra dei Vini del Trentino. Non a caso si dice che in una bottiglia sono contenute più parole che vino. Per questo la componente sanitaria che deve far passare il messaggio antialcolico, e specialmente qui in Trentino, si trova perfino costretta ad andare sui blog tematici che parlano del vino: una bevanda a cui è legata una tradizione millenaria ed anche una quota del PIL  provinciale nel comparto agricolo. E tutto sommato questo dev’essere una contraddizione che anche loro vedranno, perché la legge del marketing dice “bene o male purchè se ne parli”. Poi ci sono anche altri ambiti in cui i sanitari agiscono e io considero meritorio questo loro lavoro nelle scuole, nell’educazione o nell’organizzazione di feste a tema senza alcol con i giovani. E questa è una cosa positiva che va continuata.

Dunque anch’io io ho ben compreso che l’alcol fa male perciò ho incominciato a bere veramente pochissimo altro alcol. Quasi niente birra, le bottiglie di whisky che mi regalano giacciono da tempo immemorabile in qualche armadio, rifuggo dai soft drinks alcolici.
Però resto convinto che qualche serata, e non certo tutte,  sia più bella se la commemoriamo con un po’ (occhio, ho detto un po’) di vino. Poi, con l’attuale normativa, toccherà guidare a mia moglie; e non so mai se rischio di più così o colà, ma naturalmente scherzo! Cosi tendenzialmente -perché non sempre capita che qualcun altro poi voglia o possa guidare al posto mio- elimino gli effetti collaterali: alla Mostra dei Vini qui a Trento ci vado in bicicletta, male che vada mi toglieranno la patente -anche se lo trovo ingiusto- ma non credo che causerò grandi incidenti. Al Vinitaly, in treno.
Inoltre il vino è la bevanda dell’unione: sarò fortunato, ma tramite questo interesse culturale ho conosciuto gente nuova, sono nate o si sono rinsaldate amicizie. Grazie alle una o due all’anno serate tematiche della FIBESS, sono riuscito a recuperare amici che vedevo poco ed a riallacciare amicizie perdute che hanno ripreso vigore. E’ un male anche questo? Grazie alla passione per il vino e a qualche tendenza geek che evidentemente avevo, ho imparato come si tiene un blog, come si comunica all’esterno. Non mi sembrano cose sprecate.
Aggiungo una considerazione: l’equazione vino=male diventa sempre meno vera tanto più si parla di vini di qualità. Chi si ubriaca lo fa con vinacci di scarsa qualità e di scarso prezzo, diciamo il famigerato tappo-corona, e ben raramente ho visto gente che ama il Brunello di Montalcino o il Giulio Ferrari, portarsi ubriaco come una zorla1 non fosse altro che per ragioni di prezzo.
Certo, si può dirmi che potevo scegliermi un’altra passione, ma non è andata così. Però come non considerare che sono una persona matura: io mi ricordo le rare volte in cui ho bevuto troppo da ragazzo, e lì si che ero incosciente: adesso ogni volta che ho bevuto qualcosa sono il primo a prendere una quantità di precauzioni a causa delle responsabilità che ho, sia verso la mia famiglia che verso la società.
Insomma io sono pronto ad allearmi con chi dice che l’alcol fa male, perché sono sempre pronto ad allearmi con chi dice la verità. Continuerò a sostenere che è una bevanda pericolosa, da approcciare con discrezione e moderazione, da proibire se possibile alle persone finchè non sanno moderarsi (come i ragazzi).
Però sono anche pronto a rispettare chi, lungi dal vedere nella bottiglia la soluzione dei suoi mali terreni o di chi ci ne abusa solo per gli aspetti deteriori, vede nel vino la bevanda della sincerità, dell’amicizia, e della gioia della vita. E ne fa un consumo moderato, un uso senza abuso, così da ricavarne più benefici che danni.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

Nota 1: la parola “Zorla” non so cosa voglia dire, ma nel dialetto trentino si usa per dire una persona talmente ubriaca da non reggersi in piedi.
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22 commenti on “QUALCHE RISPOSTA”

  1. Caro PO, non avevo ancora letto il tuo pezzo sul male alcolico. Che dire, il tuo argomentare è sempre molto equilibrato. Quasi quasi concordo con te. Anche se sono convinto che l’attuale legislazione, e l’attuale applicazione soprattutto nel nord-est, sia eccessivamente proibitiva e punitiva. A tal punto da mettere seriamente a rischio la libertà personale e anche il principio fondamentale dell’habeas corpus. Ma tant’è.
    Mi permetto, invece, di chiarire il significato della parola “zorla”, come è usata nel mio dialetto (lagarino). Dalle mie parti la zorla è il maggiolino, il simpatico animaletto di campagna.
    con ossequio
    Cosimo

  2. Primo Oratore ha detto:

    Concordo con te che l’occhio con cui l’autorità guarda ai degustatori è estremamente severo. Pure troppo.
    Però le notizie che circolano sulla dannosità dell’alcol sono tante e fondate. E queste, insieme al tempo che perdo tenendo aperto il blog, sono state le ragioni della sospensione.

    Adesso ho ripreso a scrivere, con l’intenzione di affrontare il vino come fenomeno culturale e di costume. E per aiutare ad immettere un po’ di una cosa che secondo me manca sempre in questi dibattiti: un po’ di tolleranza. Che aiuterà tutti: chi beve un po’ a non sentirsi colpevolizzato, chi eccede ad essere aiutato, e chi vuole vietare, a lasciare un minimo di libertà, finchè c’è, a chi nel vino vede soprattutto un piacere.
    Tolleranza, come diceva Voltaire (cito a memoria): perdoniamoci reciprocamente le nostre debolezze, è la prima legge di natura.
    Grazie per la precisazione sulla zorla, anche se così riesco ancora meno a capire perchè qui a Trento la si associ all’ubriacatura estrema.

  3. Anche in Lagarina, si usa l’espressione… “fora come na zorla”, appunto per indicare una persona ubriaca o comunque fuori di testa…. chissà quali passaggi semantici….per arrivare fin qui…. dal maggiolino…a meno che non siano cinematografici…. ma quello era un altro maggiolino.
    In quanto poi all’occhio arcigno dell’autorità, in uno dei loro mirabili manuali, i nostri amici Sbarbada e Baraldi, sostengono che statisticamente un italiano ha una sola possibilità di imbattersi in un alcol test ogni 44 anni. Bene, io devo essere l’eccezione che conferma la regola, visto che vengo sottoposto a questa umiliante pratica con una frequenza periodica che si ripete più volte ogni anno. Ultima volta esattamente dieci giorni fa, nella piazza centrale di una ridente cittadina del Trentino a mezzo giorno e mezzo, mentre stavo facendo manovra per uscire da un parcheggio. E senza aver commesso alcuna infrazione. Tutto questo mi pare eccessivo e perfino liberticida. E mi fermo qui.
    Ps: L’amico Sbarbada mi ha mandato una copia del suo primo libro, chiedendomi una recensione. Nei prossimi giorni mi cimenterò…anche io con questo argomento.
    Devotamente
    CpR

  4. Alessandro Sbarbada ha detto:

    Caro Cosimo,
    “Vino e bufale” è uscito nel 2009. Il dato (ASAPS) del rischio medio per un italiano di incorrere in un controllo con etilometro era sui dati più recenti che c’erano a quel tempo, che erano quelli del 2007. Nel frattempo in Italia i controlli sono quintuplicati.
    Io personalmente non sono mai stato controllato, e come me la gran parte dei miei conoscenti.
    Premesso questo, chi non beve prima di guidare non ha nulla da temere dai controlli.
    Già che sono qua, ho piacere a scrivere che ho davvero apprezzato questo post di “Primo oratore”.
    La mia posizione a riguardo è nota: ciò che trovo inaccettabile è la manipolazione, quando non l’oscuramento, dell’informazione scientifica per promuovere il vino e le altre bevande alcoliche.
    Una informazione seria e corretta rende le scelte sul bere di ciascuno – quali che siano – più consapevoli, quindi più libere.
    Questo è il senso dei libri che ho scritto insieme a Enrico Baraldi.
    Alessandro Sbarbada

  5. Primo Oratore ha detto:

    Nemmeno io personalmente sono mai stato controllato, in effetti. Ma mi dispiacerebbe, per dire, perdere la patente perchè me ne torno a casa in bicicletta dalla Mostra dei Vini. Non sembra un po’ troppo gravatorio anche a Lei, dott. Sbarbada? Anche il sindaco è incappato in una giornata storta, ma non credo sia un etilista. Questi controlli sono troppo ciechi.
    Ed anch’io sono contrario alla manipolazione. Peraltro va detto che la manipolazione economica mi urta molto di più, e quello che hanno fatto con la manipolazione certi governi è stato peggio di qualche bufala sul vino.
    Però: c’è tanta gente che nel vino non cerca l’alcol, o meglio,che sopporta l’alcol per il piacere del vino. L’informazione antialcolica deve essere rivolta a chi lo beve per farsi del male o con ignoranza. Io ritengo, per l’importanza che ha il vino nelle mie relazioni, che il bilancio complessivo di un po’ di vino nella mia vita sia, e di molto, favorevole.Anche se è un luogo comune, comunque personalmente non desidero vivere da malato per morire sano: un po’ di vino mi accorcerà la vita, ma sarà stata più bella.
    Buona battaglia a tutti.

  6. Alessandro Sbarbada ha detto:

    Se io vengo travolto e ucciso da una persona che, avendo bevuto, non ha fatto in tempo a frenare per evitarmi, non mi interessa se è un etilista o un sindaco bevitore occasionale.
    I problemi conseguenti al cosiddetto “alcolismo” sono certamente gravissimi, ma sono solo una piccola parte dei problemi alcolcorrelati.
    Il cancro causato dal bicchiere di vino al pasto per trent’anni, l’incidente conseguente a una bevuta sporadica, nulla hanno a che fare con lo stra-bere damigiane, ma vanno messi in relazione con il consumare bicchieri.
    A proposito di economia, anche sul’economia del vino la manipolazione è diffusa, dedichiamo molto spazio all’argomento nei nostri libri.
    Io penso che l’informazioe corretta vada rivolta a tutti, così che ciascuno possa scegliere più consapevolmente se (e come, e quanto, e cosa) bere.
    Non a caso i due autori dei nostri libri hanno fatto scelte differenti (uno beve, uno non beve), egualmente degne e rispettabili.
    Alessandro
    P.S.: non sono dottore

  7. Primo Oratore ha detto:

    Scusi, mi sta dicendo che se lei viene travolto da una persona astemia è contento? Ah certo, sono morto, o paralizzato eccetera (io mi sto toccando nel frattempo) ma sono felice perchè chi mi ha ucciso / paralizzato era proprio una brava persona … pensa non beveva neanche!

  8. Alessandro Sbarbada ha detto:

    No, sto dicendo che solo una minima parte degli incidenti stradali alcolcorrelati sono causati dai cosiddetti “etilisti”: la grande maggioranza di questi sinistri sono causati da bevute occasionali da parte di persone che, senza quell’episodio, magari non avrebbero mai vissuto particolari sofferenze in conseguenza del loro bere.

  9. Alessandro Sbarbada ha detto:

    Ogni qualvolta si interviene sul fenomeno alcol e guida (con inasprimento delle sanzioni o – meglio – con incremento dei controlli sulle strade) si assiste a una significativa diminuzione globale degli incidenti sulle nostre strade.
    Quindi ci sono incidenti stradali (tanti) in cui il bere è determinante.
    Certo ce ne sarebbe stati altri, ma QUEGLI INCIDENTI LI’ senza la preventiva assunzione di una o più bevande alcoliche da parte di uno dei conducenti coinvolti, NON CI SAREBBERO STATI. Ecco il punto.
    Ebbene questi di cui sto parlando sono per la gran parte provocati da bevitori occasionali, comunemente considerati “moderati”.
    Circostanzio la discussione agli incidenti in cui è determinante il bere, perchè questa pagina è intestata “osservatorio del vino”.
    Su una pagina intestata “Velocità alla guida”, “o “Sorpasso con linea continua”, o “Distanza di sicurezza”, o “uso di cellulare al volante” scriverei altro.

  10. Alessandro, tu sei un appassionato di numeri e di riscontri scientifici, le tue pubblicazioni ne sono piene. Mi sai dire, per favore, a cosa corrispondono gli aggettivi che usi: “significativa (diminuzione)”; “tanti (incidenti stradali)”
    Sia chiaro che anche un solo morto o una sola vittima sarebbero troppi. Ma, mi piacerebbe conoscere questi numeri.
    grazie
    cpr.

  11. Alessandro Sbarbada ha detto:

    eccoti un esempio:
    http://www.cufrad.it/news.php?id_news=7113&titolo=E%27%20bene%20che%20si%20conoscano%20alcuni

    E’ bene che si conoscano alcuni “buoni” numeri
    Fonte: ASAPS lì 25.2.2009

    Incidenti fine settimana e polemiche sul divieto di somministrazione degli alcolici dopo le 2 di notte

    ASAPS lì 25.2.2009
    Forlì Non sappiamo cosa abbia pesato di più per il conseguimento di alcuni indiscutibili dati positivi negli incidenti del fine settimana. Ma questi dati ci sono e a noi basta.
    Certamente l’incremento dei controlli con l’etilometro arrivati a sfiorare quota 1.400.000 nel 2008 (+70% rispetto agli 800.000 del 2007) ha avuto la sua parte di merito. Certamente la confisca dell’auto, approvata nel 2008, ha avuto il suo peso come elemento dissuasivo per far capire che sulla strada l’epoca delle leggerezze era finita. Tuttavia siamo del parere che il divieto di somministrazione degli alcolici dopo le 2 di notte nei locali di pubblico intrattenimento e spettacolo sia stato importante nel determinare una diminuzione dei volumi di alcol assorbiti, attutendo le relative conseguenze drammatiche sull’asfalto, anche se è bene ricordare che l’alcol ha conseguenze serie anche “oltre” la strada. Molti lo dimenticano.
    Allora imitiamo per una volta gli economisti e diamo i numeri.
    Nel 2008 gli incidenti rilevati dalla Polizia Stradale e dai Carabinieri (ai quali si devono poi aggiungere quelli rilevati dalle Polizie Locali) nei giorni e notti del fine settimana sono stati 54.605, ben 5.644 in meno rispetto ai 60.249 del 2007 con una diminuzione del 9,4%. I morti sono stati 1.579, vale a dire – 6,7% e – 113 morti rispetto ai 1.692 del 2007. I morti fra i giovani sotto i 30 anni sono stati, secondo i dati ministeriali, 589 rispetto ai 693 dell’anno prima, 104 lenzuoli bianchi in meno -15%. I morti nelle ore notturne (22-06) sono stati 509, anche in questo caso 74 in meno rispetto ai 583 del 2007 e un calo del 12,7%. Anche i feriti sono diminuiti del 9,2%.
    Dati ancora migliori si registrano nei primi 8 fine settimana del 2009. Infatti gli incidenti sono calati del 10,4% (800 in meno), i morti sono diminuiti del 17,6% (32 in meno), quelli sotto i 30 anni sono stati 57, (4 in più). I decessi in incidenti notturni nel fine settimana sono calati del 16,1% (9 in meno) i feriti sono calati addirittura del 19,9%, con 1.160 ingressi in meno al pronto soccorso.
    Queste le cifre molto positive del 2008 e delle prime otto settimane del 2009. Ora la politica discuta pure come migliorarle o peggiorarle.
    Siamo convinti che una modifica vada certamente fatta ed è quella di estendere il divieto di somministrazione dopo le 2 di notte, per equa utilità, a tutti i locali e non solo a quelli di pubblico intrattenimento e spettacolo.
    Se poi il legislatore volesse fare uno sforzo potrebbe certo contribuire a ripianare l’organico della Polizia Stradale portandolo alla prevista forza di 13.500 agenti, oggi ancorata a quota 12.000, con previsioni di calo ineludibile con i prossimi pensionamenti. Si dotino le pattuglie di tutte le forze di polizia di adeguate “batterie” di etilometri e narcotest e i conti miglioreranno ancora. I risultati ci sono stati vogliamo proprio vedere chi avrà il coraggio di fare passi indietro sul percorso della salvaguardia della vita sulle strade.

  12. Primo Oratore ha detto:

    Dati interessanti ed anche agghiaccianti.
    Ma (quantomeno a me) piuttosto noti. Ha fatto comunque bene a trascriverli.
    Però qui si sta allargando un po’ troppo l’argomento. Innanzitutto l’alcol non è il vino e il vino non è l’alcol.
    I dati che lei ha pubblicato sono dati tendenziali: sono tantissime le persone che guidano avendo bevuto e senza causare incidenti: a me è capitato qualche volta. E non è successo niente, per fortuna.
    Aggiungerei una cosa, per esperienza personale, ma se avesse dati disaggregati li leggerei volentieri: ho come l’impressione che i consumatori del vino di cui si parla in questo blog, e cioè vino buono, che richiede una certa competenza per essere gradito e che ha un certo costo, diciamo fra i 10 ed i 20 €, abbiano una certa età, chiamata età della ragione. Persone mature e disilluse, poco inclini agli assoluti ma che sono abituate, dalla vita stessa, ad essere in grado di fare comparazioni. Di comparare anche i loro interessi: ed infatti, da quando ho le responsabilità di avere un figlio sto molto più attento di prima. Per questi io direi di sanzionarli maggiormente se sono coinvolti in incidenti, ma meno se guidano senza aver causato incidenti.
    E, se non ho capito male, fra tanti dati positivi dei maggiori controlli, l’unico negativo riguarda incidenti legati al consumo di alcol giovanile. Alcol, che, come si legge dappertutto, non è sotto forma di vino, ma soprattutto di superalcolici e beveroni fruttati.
    Insomma, niente di male a che Lei usi, un po’ opportunisticamente me lo consentirà, un blog sul vino per fare la sua battaglia. Auguri per quella che dovrà fare ai superalcolici ed ai soft drinks.

  13. Noto con piacere, caro alessandro, che stai dando i numeri tratti da fonti accreditate solo presso di te. E pochi altri. (un centro di alcologia e una rivista di settore: perdonami ma non mi pare che come fonti siano propriamente le più autorevoli). I numeri, e tu lo sai bene, sono altri. Ne riparleremo, con piacere nei prossimi giorni. Devo fare una ricerca nel mio archivio circa gli unici numeri ufficiali prodotti in Italia circa il fenomeno. Numeri che tu, da studioso serio quale sei, di sicuro conosci bene, ma che ti guardi bene dal citare. Ora, ti lascio perché mi aspetta la mia quotidiana partitina a tresette in osteria. Ma poi torno….
    con sempre più affetto
    tuo Cosimo

  14. Alessandro Sbarbada ha detto:

    per Primo Oratore:
    ne “La casta del vino” abbiamo dedicato parecchio spazio alla spiegazione del concetto di rischio, che è necessario conoscere per non confonderlo con il concetto di danno.
    Il nonno novantenne che da una vita fuma un pacchetto di sigarette al giorno non è una prova che il fumo non fa male (danno), ma solo che gli è andata bene (rischio).
    Se metto gli etilometri fuori dai ristoranti la domenica pomeriggio scopro che la bavanda alcolica più presente in chi guida ebbro è il vino, se li metto fuori dalle discoteche il sabato notte trovo che il vino ha un ruolo marginale.
    Sulla strage stradale giovanile il vino ha una responsabilità minore rispetto al resto delle bevande alcoliche.
    Rispetto a tutte le altre sofferenze alcolcorrelate, comprese quelle sulla strada di genitori e nonni, il vino – essendo l’alcolico più consumato in Italia – detiene ancora la maggioranza, non relativa ma assoluta, delle azioni.

  15. Alessandro Sbarbada ha detto:

    per Cosimo:
    ho citato i dati ASAPS, che è ormai da anni l’agenzia più seria ed autorevole in Italia a proposito di violenza stradale.
    Se tu fai riferimento ai dati ISTAT su alcol e guida – quelli tanto cari a Luca Zaia per intenderci – non sono per nulla credibili, PER AMMISSIONE DELLA STESSA ISTAT (che infatti ha smesso di riportare il dato dell’incidenza alcolica nella sinistrosità stradale).
    Sono i famosi dati ufficiali per i quali – per fare un esempio – il giovane Lorenzo Guarnieri, ucciso a Firenze da un guidatore ubriaco, è stato statisticato come “incolume” in un incidente causato da “distrazione”.

  16. Caro Alessandro, rientro ora a casa dopo la partitona a tresette – e non dirmi che per questo sono un games addicted -, qualche coppa di TRENTO e una pista, anzi due, di noce moscata. Non posseggo, in questo momento – e tu mi puoi capire – la lucidità per argomentare. Ma sono certo che mi aspetterai pazientemente.
    Con ossequio
    tuo
    Cosimo

  17. Alessandro Sbarbada ha detto:

    poche ore per superare l’effetto del vino, un paio di giorni invece per la noce moscata http://psiconautica.byethost13.com/content/view/753/29/
    E poi tornerai quasi come prima.

  18. Primo Oratore ha detto:

    Premesso che i dati non sono quasi mai significativi in sé, in quanto poi si debbono interpretare e ciascuno qui usa la sua discrezionalità, ho deciso di andare ad una fonte che dovrebbe essere autorevole, cioè la relazione del ministro della Salute al Parlamento Italiano.
    Poi ci sarà qualcuno che avrà dati ancora più autorevoli ma a me bastano questi.
    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1686_allegato.pdf
    La relazione è fra l’altro anche scritta in un bell’italiano e piacevole da leggere.
    Debbo dire che è in particolare gradevole per me, perché ho potuto prendere coscienza che il mio Osservatorio si situa esattamente nella nicchia, non grandissima in verità, del consumo di alcol consentito. In generale lungo tutta la relazione si utilizzano formule che non hanno l’obiettivo di vietare il consumo di alcol; ad esempio si dice: “uso dannoso di alcol ” (pag IV, e pag. V); consumo quotidiano che può essere dannoso “quando non si accompagna alla necessaria, rigorosa moderazione” (pag. III). Potrei fare anche altri esempi, ma la relazione del governo non è estremista e non mira affatto ad estirpare e condurre a 0,0 il consumo di vino in Italia.
    Ciò detto, desidero aggiungere quanto segue.
    Primo: si assiste ad un calo continuo e costante del consumo di vino: il consumo di alcol puro (cioè l’alcol ingerito attraverso qualsiasi bevanda,alcolica) è calato dagli anni 70 al 2000 del 33,3 % ed è in costante calo proprio perché il vino come bevanda è in calo.
    Sono sostanzialmente stabili il consumo di superalcolici, mentre cresce il consumo di birra.
    Secondo: in tutta la relazione governativa si prendono a riferimento come categorie a rischio gli anziani, che per tradizione assumono più della dose di alcol che sarebbe adeguata alla loro età e condizioni di salute.
    Terzo: la restante parte della relazione punta il mirino nei confronti del consumo di alcol nei giovani, che hanno comportamenti a rischio in correlazione con la frequentazione di locali da ballo e con l’associazione di stupefacenti.
    Quarto: non c’è nessun riferimento significativo agli adulti “splendidi quarantenni” (diciamo tendenzialmente dai 30 ai 65) che quindi, dovrei arguire, sono il gruppo su cui meno si concentrano le attenzioni, forse perché per loro il problema è più evanescente. E’ la fascia a cui credo si rivolga questo blog, cioè consumatori attenti, con l’estetica del vino e l’etica del comportamento moderato, amanti di qualche piacere e di qualche trasgressione a 12 volts, visto anche che non possono trasgredire altro.
    Quinto: uno degli aspetti più gravi è ricollegato al cambiamento delle abitudini dal cosiddetto modello mediterraneo tradizionale, che consiste nel bere per lo più ai pasti e con una certa moderazione, anche se ancora al di sopra del “consentito” (il che significa che una quota moderata sarebbe consentita), ad un modello più aggressivo di bevute importanti di molte unità alcoliche al di fuori dei pasti, assunte da giovani o giovanissimi.
    ECCO, IO DESIDERO DIRLO UNA VOLTA PER TUTTE:
    IL MODELLO DELL’OSSERVATORIO DEL VINO È QUELLO DEL BERE MODERATAMENTE, AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DANNOSA PER SÉ E PER GLI ALTRI, COME STRUMENTO, FRA MOLTI ALTRI, DI SOCIALIZZAZIONE E DI AMICIZIA.
    PERSONALMENTE CREDO CHE I PROBLEMI DI CONSUMO DI ALCOL CHE VENGONO SOTTOLINEATI NELLA RELAZIONE DEL GOVERNO, ED IN PARTICOLARE QUELLI RIGUARDANTI I GIOVANI, SIANO QUALCOSA DI ESTREMAMENTE DISTANTE DAL MODELLO DEL MIO OSSERVATORIO DEL VINO, E NON HO ESITAZIONI A STIGMATIZZARLI ED A COMBATTERLI ANCHE IO.

  19. Alessandro Sbarbada ha detto:

    I dati bisogna leggerli tutti.
    Ho più di venti anni di lavoro al fianco delle famiglie devastate dal bere, e vi assicuro che arrivano al culmine della sofferenza tra i 40 e i 50 anni, e che ancora oggi il problema alcolcorrelato in Italia è perlopiù vinocorrelato.
    Come si può dire che nella relazione del ministro non c’è alcun riferimento alla fascia di età tra i 30 e i 65 anni?
    Andiamo a vedere le tabelle e i grafici, verso la metà della relazione.
    Analizziamo i dati della tabella 8, e scopriremo che il 76,9 per cento delle persone in carico a servizi pubblici per problemi legati al bere ha tra i 30 e i 59 anni.
    Andiamo al grafico 10, e scoprirai che il 63,4 per cento delle persone in carico a servizi pubblici per problemi legati al bere consuma prevalentemente vino. Superalcolici, aperitivi, amari, digestivi arrivano al 11,8 per cento.
    Perchè un conto sono le parole del ministro, un conto sono i fatti.
    Nella relazione precedente
    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1180_allegato.pdf
    il ministro Fazio diceva:
    “Il vino è la bevanda alcolica più consumata ed anche quella che maggiormente
    contribuisce, in relazione alle quantità quotidiane consumate otre i limiti consigliati, a
    determinare rischio e danno alla salute della popolazione”.
    A quel tempo ancora molti studi sulla correlazione tra il consumo moderato di alcol (uno o due bicchiedi di vino al giorno) e aumentata incidenza di cancro non erano stati pubblicati.

  20. Alessandro Sbarbada ha detto:

    Già che parliamo della relazione del ministro, vi si dice anche: “L’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che nel 2008 circa il 37% della mortalità maschile per incidente stradale è alcolcorrelata”. Mica il due per cento dell’ISTAT.
    Affrontiamo la questione del cosiddetto “bere mediterraneo”, che molti rimpiangono.
    Con il cambiamento dei modelli del bere, ma soprattutto con il continuo calo dei consumi – soprattutto di vino – sta precipitando in Italia la mortalità alcolcorrelata (dodici per cento in meno in un solo anno!!!).
    Pensare di affrontare i problemi alcolcorrelai tornando al passato piacerebbe a molti produttori, che rimpiangono le vendite degli anni che furono, ma significherebbe far nuovamente crescere la mortalità alcolcorrelata tra le famiglie italiane.
    Infino, ho una personalissima idea, che vi confido (ma non fatene parola a nessuno).
    I problemi del bere giovanile ci sono, e sono serissimi, ma quando gli adulti si occupano dei problemi alcolcorrelati parlano ssoprattutto dei giovani perchè si allineano al principio aureo dell’Alcologia: “IL BERE SBAGLIATO E’ SEMPRE QUELLO DEGLI ALTRI”.

  21. Primo Oratore ha detto:

    Non so più come fare a dirglielo: i modelli di cui lei mi parla non sono i miei modelli di riferimento. Non sono favorevole a bere in maniera smodata. La sua mi appare come una crociata, che da molti punti di vista è anche condivisibile, ma non ha nulla a che fare con il piacere del vino di cui si parla su questo blog. Nonostante quello che Lei pensa io un po’ di vino continuerò a berlo e delle mie esperienze in questo campo continuerò a parlare. Finchè sarà possibile e lecito farlo.
    Il suo continuo e insistente riferimento alle cose peggiori del vino mi ricorda sa che cosa? Lo sketch di Troisi, che di fronte a LelloArena che gli dice “Ricordati che devi morire!!” gli risponde “Mo me lo segno”. Guardi, io i suoi dati me li segno, è contento?

  22. Alessandro Sbarbada ha detto:

    Lei mi ha scritto che il problema non è il vino e che il problema non è la fascia tra i 30 e i 65 anni, e io le ho replicato che si è dimenticato di leggere qualche tabella e grafico dalla relazione che mi ha citato.
    Ma lei ha ragione, non è questo il punto: che lo stra-bere faccia male siamo tutti d’accordo.
    Su questo non avrebbe nemmeno senso discutere e confrontarsi.
    Ci mancherebbe pure che qualcuno difendesse l’ubriacarsi o l’utilizzo delle bevande alcoliche per sballare.
    Il fatto è che nei libri che ho scritto con il dottor Baraldi io non mi occupo di questo, se non mrginalmente: noi non parliamo di damigliane, parliamo di bicchieri.
    Quindi la discussione e il confronto tra noi ha un senso.
    Bere un bicchiere di vino al giorno è per lei “bere in maniera smodata”? Non credo.
    Allora parliamo di questo, parliamo di un bicchiere di vino al giorno.
    Dai 3 ai 6 bicchieri per settimana (meno di uno al giorno) il rischio di cancro al seno sale del 15 per cento. Lo sapeva?
    Due bicchieri al giorno (un buon bicchier di vino al pasto) e il rischio sale del 50 per cento.
    E’ il risultato di uno studio enorme, su oltre centomila donne: in Italia viene tenuto nascosto, negli Stati Uniti ne parla l’ABC! Ci dia un’occhiata:
    http://abcnews.go.com/Health/WomensHealth/alcohol-boost-breast-cancer-risk-bit/story?id=14857946#.T55epVJmPTo
    “There was no difference among women who drank wine, beer or liquor”.
    Le pare strano? faccia un semplicissimo esperimento: vada a digitare su google, in inglese: alcohol breast cancer risk , e legga cosa di dice nel resto del mondo.
    Vada a vedere i nostri cugini francesi, ce l’hanno anche loro la cultura del vino, no?
    Vada a digitare “alcool” sul sito dell’Institut National du Cancer: arriverà qui:
    http://www.e-cancer.fr/prevention/facteurs-de-risque-et-de-protection/alcool# .
    Ci dedichi un po’ del suo tempo, apra i documenti, legga un po’, c’è da rimanere a bocca aperta.
    Poi magari, come me, si chiederà: “ma come mai queste cose in Italia non ce le dicono?”
    Lei mi parla di “bere in maniera smodata”, ma qui si parla di un bicchiere di vino al giorno (mezzo bicchiere al pasto), e dice che il rischio di cancro della bocca e della gola si incrementa del 168%!
    Lo sa chi è stato l’UNICO sito a riportare la notizia, qui in Italia?
    Non ci crederà, ma è stato winenews.it
    E lo ha fatto per dire che i produttori di vino francesi, per contrastare l’Istituto Nazionale sul Cancro, investiranno due milioni di euro (!) per dimostrare che il vino fa bene.
    http://www.winenews.it/index.php?c=detail&id=17884&dc=15
    Capito il loro metodo scientifico: scrivono prima il risultato, poi cominciano a studiare.
    proprio come fecero con il cosiddetto “paradosso francese”, che ha il valore scientifico dell’oroscopo di “Confidenze”, ma con cui ci hanno abbindolato per anni.
    Sono questi studi, poi, che arrivano sui nostri giornali, quelli finanziati dai produttori, non quelli governativi.
    Quelli dell’Università Cattolica di Campobasso, magari, coordinati dal dottor Giovanni De Gaetano: quante volte li ho trovati riportati dalla stampa.
    Ma nessuno diceva mai che De Gaetano è Socio corrispondente dell’Accademia Italia della Vite e del Vino http://www.ecodelmolise.com/giovanni-de-gaetano-nominato-socio-dellaccademia-ita-liana-della-vite-e-del-vino.htm.
    A parlare in televisione di vino e salute in Italia non chiamano Enrico Baraldi, che scrive i libri con me, ci va sempre il professor Giorgio Calabrese, che nel suo curriculum può vantare: il premio dell’Enoteca Italiana per l’importante contributo alla valorizzazione dell’enologia, il Premio Giovanni Dal Masso Vite d’oro, il Premio Gutturnium 2004 e il premio “Il matto” 2002 riconosciutogli dalle cantine Scrimaglio, il Premio Scrivi il paesaggio del vino 2003-2004, il riconoscimento dal 2000 di Ambasciatore Vinarius, la nomina a personaggio dell’anno per l’enogastronomia e la ristorazione 2009, nonchè di essere membro del Comitato Scientifico del Museo della Grappa delle Distillerie Franciacorta.
    Io farò pure le crociate, ma siamo tra persone intelligenti: le pare che tutto questo che le ho scritto sia normale?
    Denunciare tutto questo non significa affatto negare alle persone la possibilità di bere, nemmeno negare che il vino possa essere per molte persone un piacere della vita.
    Non a caso io e Baraldi abbiamo sul bere scelte differenti: uno beve, l’altro non beve, nell’assoluto reciproco rispetto per la dignità di entrambi i comportamenti.