L’ALTRA FACCIA DEL VINO – DUE

Trilogia  3.2

CONCLUSIONE DELLA TRILOGIA – ALTRI MOTIVI INTORNO AL VINO

Ecco la continuazione del post di ieri.

Il vino comunicato
Di questi tempi si parla poco di vino nella grande comunicazione. La pubblicità generale del vino è pochissima. Alla radio qualche rara volta si sente qualche spot, alla televisione è inesistente. Non so se è per questioni normative o perché non ci credono.
Restano le riviste specializzate ma l’unica credibile (Porthos) non reca pubblicità di vino per scelta editoriale. Molte altre riviste non le ritengo credibili. Le comprano solo gli addetti ai lavori.

Su internet c’è moltissimo. Si tratta più che altro di persone (quorum ego) che desiderano mettere in mostra la propria personalità. Il report fatto da questo blog (che mi permetto di segnalare a tutti, anche se probabilmente tutti già lo conoscono) la dice abbastanza lunga.
Dopo qualche anno che bazzico in internet e che pubblico il mio Osservatorio, posso dire che siamo una compagnia di giro. Le persone sono sempre le stesse, e i blog come sono restano, non si evolvono. Hanno più o meno sempre gli stessi commentatori che intervengono un po’ su tutto. Tra questi mi ci metto anche io.
Di blog che vale veramente la pena frequentare ce ne sono pochini. Per dire, quello di Armin Kobler vale la pena perché è uno dei pochissimi e forse l’unico produttore che fa vedere cosa succede dietro le quinte: ma incomincia ad avere dei dubbi anche lui, se non ho male interpretato.
I due di Ziliani, questo e questo, sono bellissimi per due motivi: per la capacità di scrittura dell’autore, che io apprezzo moltissimo, e per il fatto che è uno senza peli sulla lingua: come diplomatico Ziliani non lo vedrei bene, ma se serve uno che dica la sua opinione senza fare sconti, ecco direi che è il numero uno. Ed anche per la capacità di reggere urti e battaglie: quella ultima fra lui stesso e Intravino è stata memorabile con 200 (diconsi duecento!!!)  commenti sul sito.
Ecco, Intravino vale la pena perché è multiforme e scanzonato, ma non ha aggiunto nulla alla mia cultura. E’ come una rivista da aeroporto, un po’ leggerina, dice un po’ di tutto ed un po’ di niente. Io la guardo tutti i giorni e commento spesso, è gradevole, ma la sensazione di non fare niente e di perdere il mio tempo alberga inesorabilmente in fondo al mio animo.
Fuori dal coro, secondo me, i due blog Vino Pigro (di Lizzy – Elisabetta Tosi) ed Arstide (di Giampietro Nadali). Belli carini, e con punte veramente acute, sia di pensiero che di stile, aggiornati irregolarmente come piace anche a me.
Però, provate, se leggete i commenti di tutti questi blog, vedrete che le persone che frequentano -o quantomeno commentano- questi siti più o meno sono sempre le stesse.
Qui in Trentino, a parte ovviamente questo Osservatorio, solo un sito merita di essere visitato: il corsaro Trentino Wine Blog, ma anche quello soffre un po’ le caratteristiche degli altri. E’ piuttosto polemico, però è una scelta fatta in scienza e coscienza; se vi desse fastidio non andateci ma vi perdete qualcosa; in generale anche qui i commentatori sembrano un po’ una compagnia di giro.

Naturalmente posso sbagliare: i commenti sono sempre gli stessi ma c’è anche molta pigrizia. Per dire,  il mio blog è commentato pochissimo ma fa buoni accessi.

Il vino è lontano (una risposta a CPR – BBB)
Qualcuno dice che il problema del vino è legato al fatto che si considera un prodotto per iniziati. Io, in parte, condivido questo approccio.
Quando bevo insieme con i miei amici della Fibess, si tratta sempre di occasioni goderecce e mi lascio andare anche nei commenti sul vino. Soprattutto me lo gusto in santa pace in accompagnamento ai cibi.
Ma se mi trovo di fronte ad un’autorità del settore, tipo un sommelier, oppure davanti al mio maestro Rosario Pilati, sono sempre in soggezione. Salvo dire che è rosso o bianco, non mi fido perché ho sempre paura di dire una cagata e di essere giudicato come uno sprovveduto.
Se bere un bicchiere con persone come queste diventa un esame, è ovvio che preferisco di no.
Insomma l’aver caricato il vino di tutta una sovrastruttura, e dei tre passaggi della degustazione (esame visivo, olfattivo e gustativo), la rot(e)azione del bicchiere eccetera, non so se fanno bene alla causa del vino.

Allo scopo di venderlo sarebbe meglio convincere la gente che è semplicemente buono e che dà piacere, non che per berlo bisogna avere una doppia laurea in chimica e fisica.

Il vino non è uno status.
Qui poche righe, vi rimando al post sul lusso accessibile. Resta il fatto che il vino non è di moda e che al di là del piacere del prodotto stesso purtroppo il vino non ne veicola tanti altri. Qualche vino diventa di moda -penso al pinot grigio come è stato fino a poco fa, al nero d’Avola, al Prosecco oggi- ma in generale non vedo una moda del vino, come per dire delle attrezzature informatiche di consumo (I Phone per dire).
Un vantaggio il vino però ce lo avrebbe. E’ quello del legame con il territorio. Della trasmissione culturale.
Potrebbe essere davvero un ambasciatore della propria terra di origine.
Lo vedrei quindi più come un prodotto della filiera turistica che di quella agricola. O meglio posizionato proprio in quell’ambito agri-turistico. Intendo dire questo: anche nell’agriturismo molti non accettano più soluzioni spartane e difficili. Per semplificare: mi piace l’agriturismo, ma solo se c’è anche la sauna e la Jacuzzi. In questo genere di offerta deve andarci il vino buono, non quel vino che non sa di niente e che ti viene servito in tristi brocche di vetro acido e grinto.

Il vino però è buono.
E’ buono ed è una ricerca continua. Ce ne sono tantissimi, in Italia, in Francia e dappertutto. È una sfida con i propri sensi. Personalmente considero una gioia della mia vita aver risvegliato il senso dell’odorato, che nell’epoca attuale è il più reietto, mentre abbiamo fondato tutto sulla vista.
A causa delle mode, si tende sempre più a proporre un prodotto unico. Il vino parkerizzato, si chiama. Solo che non è un male assoluto. A me per esempio i vini di quel tipo piacciono, ed anche molto. Perché se come “degustatore” amo andare a cercare le sfumature, come semplice bevitore, e ricordatevi che all’interno della Fibess c’è anche un agguerritissimo trinkteam, cosa c’è di meglio che abbandonarsi ad un vino felice e gradevole?
Talvolta il vino è semplicemente indispensabile. Per dire, con il pesce non si può bere altro che vino: l’acqua è veramente scompagnata e le bevande dolci non andrebbero mai consumate ai pasti.

Insomma come conclusione della trilogia (doppia perché ogni argomento ha richiesto due post) posso dire che io stesso, a forza di bere vino, o forse proprio a causa di ciò, non so più esattamente cosa è il vino, è troppe cose (prodotto, marketing, sogno, o triste realtà), però so che è buono e so che è veramente una gioia della vita, una gioia anche culturale, per chi vuole apprezzare una cosa semplice ed alla portata di tutti. La felicità a 15 € (che è il prezzo di un vino buono Trentino) non è poi così male. No?

Un saluto e un buon 2012 dal vostro Primo Oratore

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3 commenti on “L’ALTRA FACCIA DEL VINO – DUE”

  1. Cosimo Piovasco di Rondò ha detto:

    Grazie per la segnalazione fra le righe della tua bella riflessione, PO.
    E tuttavia, mi pare ti sia dimenticato di citare.. i blog charmousi, che fanno tendenza, modaioli..e fighettissimi.. che ci sono anche in Trentino… e quelli fra quale categoria li cataloghi….. non vorrai discriminare… ne va della completezza della tua analisi. 🙂
    Saluti e buon fine anno
    CpR

  2. Primo Oratore ha detto:

    Hai ragione.
    Dimenticavo http://www.enophilia.it/lang/IT/eventi/elenca_per_categoria/da_oggi/ e http://www.elpael.com/.
    Altri, nemmeno guardando ad Oriente, non me ne vengono in mente.
    Saluto, PO