L’ALTRA FACCIA DEL VINO

Trilogia 3.1

OPINIONI DI UN CONSUMATORE

E’ ora di concludere la trilogia dell’imprecisione.
I post precedenti li trovate qui:
Introduzione
– 1.1 Cronache dai vini autoctoni
– 1.2 Cronache dai vini autoctoni – due
– 2.1 Il crollo della convinzione centrale – uno
– 2.2 Vino biologico europeo

In questo ultimo capito lo della saga (o anche sega forse) vorrei parlare di come vedo io il vino oggi.
Queste idee, a differenza degli altri post della trilogia, non sono nemmeno para-scientifiche. Sono esclusivamente, per capitoli, le mie opinioni di consumatore consapevole.

Anche questa volta l’argomento è diviso in due. A breve la seconda parte.

Il vino come genere (minore)
Nonostante tutto il mondo del vino mi sembra un genere minore. Non ci sono grandissimi giornalisti e/o scrittori che se ne occupino con un minimo di continuità: forse solo Andrea Scanzi, che però sinceramente non è proprio conosciutissimo. Anche i film sono pochi, ne ricorderei tre (Mondovino; Un’Ottima annata; Sideways – che fra l’altro personalmente non ho visto). Per stare nel mio campo, nonostante le molte leggi di settore, non vi sono grandi giuristi che se ne occupano per quanto ci sia un’associazione specifica.

A chi si rivolge
Il vino nella sua versione attuale, non interessa ai vecchi (intendo quantomeno qui in Trentino). I vecchi (penso a mio padre e lo dico con affettuosità) non amano i rossi potenti tannici e concentrati e non amano i bianchi fruttati e di forte gradazione alcolica. Sono convinto che sia così anche nelle altre regioni, e che anche lì i vecchi cerchino vinelli leggeri della tradizione e non deformati dalla moda.
I vecchi Trentini aspirano ad un vinello leggero, scarico di colore, che bevono come càpita ed anche ai pasti. L’emblema del loro consumo di rossi è la schiava, di bianchi è un uvaggio di chissà cosa. Cantina preferita: la LaVis, o qualche sociale della loro zona; confezione preferita: BiB.
Non interessa nemmeno ai ragazzi (ai giovani, diciamo, per quanto poco possa significare questo termine in Italia, oggi). Vedo i miei nipoti, nessuno consuma vino.
I maschi lo trovano una bevanda amara, per nulla trendy (orrore! speriamo non compaia la Palombella Rossa). Le ragazze invece proprio non intendono nemmeno assaggiarlo: lascia un alito cattivo. Però, grazie ad una specie di allenamento femminile, qualche volta amano annusarlo, come se fosse un profumo.
Sullo sfondo dei consumi giovanili c’è inoltre un mostro. Per i primi tre anni dalla patente il tasso alcolico di chi guida deve essere 0,0.
Per questo motivo uno della compagnia non beve, gli altri se debbono sballare preferiscono cocktail sostanzialmente dolci, con dentro qualche schifezza alcolica: tipo beveroni alla frutta con dentro gin o vodka. Eppoi l’immancabile spritz, dolce anche lui e colorato.
Ovvio che i baristi, che sono commercianti e fanno il loro lavoro, utilizzeranno per questi intrugli le materie prime più scadenti; non ho mai visto un barista lamentarsi di prosecchi venduti a 1,50 €. Quanto alla vodka o al gin vanno benissimo quelli degli hard discount, tanto….
Lunga premessa per dire che il consumo di vino si riduce ad una fascia media di popolazione, per usare una terminologia politica la definirei la popolazione del “ceto medio riflessivo” anche se in questo caso non intendo solo la parte progressista, ma anche il ceto medio riflessivo di destra.
Nel mio immaginario la gente di destra beve più vini modaioli e quella di sinistra vini più complicati, ma come tipologia di vino preferito secondo me si assomigliano. Cercano vini buoni, rossi o bianchi o rosati o frizz. Sarebbe anche gente sufficientemente danarosa, a volerci pensare.

Il vino come alimento
Nel passato questo era una specie di assioma, fino agli anni 60 o 70, dai racconti dei vecchi che io mi ricordo, il vino veniva considerato un alimento. Si beveva sempre vino al pasto; si considerava l’alcol tutto sommato come un ingrediente che fortificava ed apportava calorie. Da qui anche l’uso, francamente pazzesco, di dare vino a chi stava in fase di congelamento, pensando che “el te scalda fora”: mentre in realtà la vasodilatazione produce ancora un maggiore congelamento.
Ma questa cosa appartiene proprio al passato.
Oggi non comperiamo più alimenti, ma finzioni e sogni. Non comperiamo yogurt, ma un alimento che regola l’intestino e aiuta la flora batterica. Non biscotti ma fibre; non latte ma calcio e zinco. Perfino le patate si vendono come apportatrici di selenio ! O iodio! E così via.
E il vino?
In questo momento purtroppo non vedo alcun sogno legato al vino. Perché una persona sana dovrebbe consumare vino? Per il “paradosso francese”: il problema è che si tratta di un concetto assolutamente sconosciuto. In qualche conversazione ho chiesto a caso ma (quasi) nessuno sa cosa sia. Per i resveratroli? A parte che per averne dosi necessarie bisognerebbe bere vino rosso a camionate, la maggior parte delle persone non conosce nemmeno questa parola difficile.
Intimoriti dall’alcol, sia per la dannosità in sé, che per i rischi sulla patente, le persone non si avvicinano.

(continua)

Post troppo lungo, devo concludere qui la prima parte.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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4 commenti on “L’ALTRA FACCIA DEL VINO”

  1. Rolando ha detto:

    Mi sono bevuto quasi tutta d’un fiato la tua trilogia, considerazioni che mi trovano d’accordo con te su molti punti.
    Così, approfitto di questo commento per ricambiare gli auguri, sperando soprattutto in feste serene ed in un 2012 che ci veda, nonostante tutto, ancora in piedi.

  2. Primo Oratore ha detto:

    Entro fine anno concluderò la trilogia con il prox e ultimo pezzo che ho già scritto.
    Grazie e ricambio nuovamente tanti auguri.
    Ciao, PO

  3. Cosimo Piovasco di Rondò ha detto:

    Lettura intrigante (come sempre) e argomentazioni ineccepibili (come quasi sempre…). Ora però mi chiedo: e quindi? Continuiamo a raccontarcela fra di noi ceto medio riflessivo di destra e di sinistra o proviamo, con i pochi mezzi che abbiamo, a comunicare anche oltre i confini angusti del nostro piccolo mondo antico (e un pò sfigatello)?
    CpR
    Ps: ..Palombella Rossa, per oggi, te la risparmio… ma attento..sempre in agguato…

  4. Primo Oratore ha detto:

    Comunicare oltre i confini, dici tu.
    Perché io? Dico io.
    Premesso che ho incominciato a consumare vino ed ho aperto anche un blog, quindi credo di aver già dato, osservo che:
    – come consumatore non mi conviene dato che secondo la teoria economica l’allargamento della domanda crea aumento del prezzo;
    – ideologicamente la crescita continua non mi convince ed anzi sono per la decrescita;
    – come blogger non ci ho mai guadagnato niente e l’Osservatorio resta aperto solo perché è un hobby: utilitaristicamente dovrei smettere e usare meglio il tempo ce ci dedico.
    Insomma, perché io -da consumatore- dovrei pensare ad allargarla questa benedetta cerchia?