INTORNO A ZANONI PRESIDENTE TRENTODOC

IL PUNTO DI VISTA DEL CONSUMATORE CONSAPEVOLE E IMPARZIALE

In questi giorni di elezioni, ormai avvenute, del presidente del Trentodoc, se ne sono sentite di ogni.

Per un riepilogo cercate sul sito di Trentino Wine Blog e in particolare qui su quello di Franco Ziliani, ed anche qui.

Fra i tanti discorsi che ho sentito, vi sono due aspetti sui quali vorrei soffermarmi:

1) il significato della scelta dei “piccoli produttori” di eleggere una personalità proveniente dalle coop

2) la qualità del vino e la necessità di cambiare il disciplinare

1)

Sul primo elemento io credo di poter dire questo, dal basso della mia inesperienza. I dati, presi dalla pubblicazione “La vitivinicoltura in Trentino” della Camera di Commercio di Trento edita nell’aprile 2011 dicono questo:

Per quanto riguarda il sottoinsieme dello spumante le aziende locali interessate alla produzione di spumante con il metodo classico sono circa cinquanta, per la maggior parte di esse l’attività è a carattere artigianale; il 95% circa della produzione è infatti concentrato in quattro principali case.

Orbene, se questi sono i numeri, e cioè se se il 95 % della produzione è concentrato in quattro case spumantistiche, allora mi sembra naturale che i numeri mantengano il peso della loro forza ed alla presidenza sia eletto uno dei rappresentanti dei numeri maggiori.

Ora sarà ben vero, come dicono gli esperti che intervengono come commentatori sul Trentino Wine Blog (se sono tali, perché salvo Ziliani nessuno ci mette la firma e la faccia) che la qualità dei piccoli è favolosamente maggiore delle coop, ma forse sperare, come anche io ho sperato, che alla presidenza fosse eletto un minore; uno che rappresenta, insieme a moltissimi altri, il 5 % del totale in termini numerici , beh forse era troppo. Ziliani ha ribattezzato sindrome di Trento l’abbraccio dei piccoli con i grandi, ma forse si chiama semplicemente forza dei numeri. Magari potevano anche stare da soli ma dove è che andavano col 5 %? Evidentemente anche il Trentodoc non è un ballo di gala.

A questo proposito mi permetto di citare il compianto dott. Andrea Andreotti che a pagina 64 del suo volume “Spumante Trentino”,  in un capitolo intitolato “parallelismi” dice, riferendosi allo spumante che esso è il prodotto che forse di più “risente della nostra incapacità di proporci uniti all’esterno. Ma uniti non solo come produttori, ma anche come operatori, comunicatori, uomini di cultura, responsabili del bene comune. Senza un radicale cambio di mentalità sarà impossibile far diventare il Trentino una piccola Champagne italiana

2)

Sul secondo aspetto, cioè sulla necessità di cambiare il disciplinare, anche qui io starei attento.

Secondo me il Trentodoc, per diventare un blockbuster, deve essere venduto come qualcosa di diverso da un vino buono. Dirò di più, deve essere venduto come qualcosa di diverso da un vino. Dovrebbero berlo anche gli astemi! E non è una provocazione.

Deve essere venduto come il simbolo della festa e del lusso, il vino che se c’è si nota e se non c’è si nota per la mancanza. Il vino che un mezzo bicchiere lo beve anche la nonna malata o la zia originale. Deve essere veramente la comunicazione del territorio. Uno non deve neanche prendere lo spumante, ma prendere il Trentino, con tutta la magia che esso porta nei confronti degli italiani, e non solo. Prenderlo per regalarlo come un simbolo di status. Provate a guardare il sito dell’Azienda Leader in Trentino, e ditemi se secondo voi punta sul prodotto (peraltro di alta o eccellente qualità) o sullo status.

A questo punto se è buono meglio, e gli esperti sapranno certamente andare a scegliere fra il migliore ed il meno buono. Ma è appunto una cosa da esperti. Nel caso dello spumante, a differenza del vino, non credo tantissimo nel prodotto, se non, ovviamente, quello della fascia più alta. Nonostante tutto cioè punterei più sul marketing.

Perché c’è ancora l’uso di aprire lo spumante con i dolci? L’abbinamento fa schifo ma entrambi simboleggiano la festa ed il potersela permettere. So che stiamo andando verso la crisi, e che qualche astrologo dice che si andrà verso una maggiore concretezza superando l’immagine per la sostanza. Ma chi dice questo vada a spiegarlo a quelli dello champagne, che è il vino che maggiormente incarna gli aspetti che io ho sostenuto qui.

Un saluto dal vostro Primo Oratore

Post scriptum, a scanso di equivoci: personalmente non ho alcun legame con le Coop trentine. Non ci lavoro, non ci faccio affari, nessuno dei miei parenti o affini o simili ha rapporti con le coop. Almeno non che io sappia, salvo andare a fare la spesa al Sait.

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4 commenti on “INTORNO A ZANONI PRESIDENTE TRENTODOC”

  1. Angelo Rossi ha detto:

    Caro PO, ti ho letto tutto d’un fiato e riletto, tanto mi piace il tuo approccio al tema. Sui piccoli che eleggono un grande della cooperazione in linea di principio non c’è nulla di male, anzi è logico fra produttori. Più logico che farsi rappresentare da un grosso industriale, intendo. Questo in linea di principio perchè ci sono almeno due aspetti che vanno tenuti in considerazione. Il primo e più importante in Trentino è che la cooparazione qui si è ammantata d’industria ed allora l’impegno dei vertici è quello di dimostrare separatezza fra politica industriale e politica di territorio. Sappiamo che le due cose non c’azzeccano, come diceva il buon Di Pietro. La seconda è che l’attività spumantistica è per definizione attività industriale perchè trasforma, valorizzandolo, un prodotto grezzo come il vino base spumante in un magico e talentuoso (lasciamelo dire) prodotto d’elite. Significa che anche il piccolo produttore vitivinicolo quando si appresta ad elaborare uno spumante classico compie un’operazione industriale, magari piccola, ma significativa.
    Detto questo, dalle prime dichiarazioni di Zanoni, si può ben sperare, anche se la montagna da scalare resta ardua. Ha detto, infatti, che i piccoli sono una ricchezza, che vede Fabio Piccoli come direttore forte, che il marchio forte è Trentodoc, che bollicine non gli piace, che l’Italia sarà il primo mercato, poi Germania, Russia, Giappone; che la larga forbice dei prezzi si regola con l’autodisciplina sulla base dei dati dell’Osservatorio dei prezzi, che ci sarà compartecipazione finanziaria nei costi promozionali, che la promozione si farà prima in casa e poi in aree vicine intercettando i turisti, che la progettazione ed il coordinamento lo farà l’istituto Trento DOC in collaborazione con Trentino Marketing dotandosi di segreteria organizzativa e ufficio stampa, che le spese si finanzieranno da un lato con una quota sulle bottiglie prodotte e dall’altro con i proventi del PSR e dell’OCM vino. Si è detto anche che è ora di smetterla con la promozione che non ha ritorno (cosa ci sono andati a fare recentemente a Madrid?) e che in definitiva serve un’analisi complessiva che ponga in discussione lo stato dell’arte e delinei gli scenari futuri.
    A me pare che ce ne sia a sufficienza per rimbocacsi le maniche e partire. Poi, come diceva la mia nonna, lungo la strada si raddrizza la soma.

  2. Cosimo Piovasco di Rondò ha detto:

    Leggo che anche Angelo è ottimista e la cosa mi fa piacere. Forse allora c’è da sperare in qualcosa di buono. Ho sentito dire che si stanno già dando da fare, che è in vista un cambiamento del registro comunicativo, che presto anche il sito trentodoc.it, finalmente, cambierà registro e sarà affidato all’esterno ad un paio di bravi professionisti veneti – almeno così raccontano i corridoi del palazzo -, molto attivi nel mondo della comunicazione web; insomma sono trascorsi solo tre giorni dall’elezione e qualcosa pare si stia muovendo. Bene. Tuttavia questa mattina ho letto l’intervista rilasciata a Paolo Ghezzi dal giovane Moser e non mi ha fatto una bella impressione: in tutta l’intervista ha usato la parola Trentodoc una sola volta.Due volte ha usato la parola bollicine. Ma di questo ne scriverò su twb, nei prossimi giorni.
    Devotamente,
    CpR

  3. Primo Oratore ha detto:

    I effetti l’ottimismo di Angelo è un uccello raro. Bisognerebbe anche che lo ascoltassero (e forse lo hanno anche fatto con la questione della compartecipazione).
    La parola bollicine dovrebbe essere come la parola “ho sbagliato” per Fonzie, mentre la parola Trentodoc dovrebbe essere messa in ogni discorso.

  4. Angelo Rossi ha detto:

    Grazie PO, non merito tanto, in fatto di farmi ascoltare. Mi basterebbe un minimo di onestà intellettuale da parte dei capi bastone ben ancorati alle loro seggiole (che hanno cancellato il passato propinando per nuovo molto di quanto già si faceva) e da parte delle aziende che, fino al 2000 compartecipavano eccome al budget pubbli-promozionale vitivinicolo.
    I giovani che stanno subentrando oggi, farebbero bene a farsi raccontare un pò di storia passata, altrimenti si richia di tornare sempre daccapo, facendo errori che già son stati fatti.

    Compartecipare significa progettare, attuare, coordinare, verificare e poi anche guadagnare.

    Quello dell’uso delle bollicine o di Trentodoc, come terminologia, merita un ragionamento a parte. E’ un limite grave che resta da superare sia a livello nazionale che locale. Non ci sono riusciti nemmeno in Franciacorta, ma Trento assieme a loro potrebbero farcela. Più che soldi, servono idee e determinazione. Vedremo se la crisi riuscirà a mettere attorno ad un tavolo i
    protagonisti del classico o se dovremo continuare ad accontentarci del piccolo cabotaggio spacciato per grande successo.