IL CROLLO DELLA CONVINZIONE CENTRALE – UNO

Trilogia 2.1

IL TAVERNELLO E’ NATURALE – DICIAMO

Spesso si parla di vino bio-qualcosa, o ancora meglio, naturale . Vin Natur lo porta perfino nel nome.

E si sente dire, con troppa naturalezza secondo me, che il vino è un prodotto umano e non della natura e che da sola l’uva marcirebbe e non diventerebbe vino.

Queste affermazioni, a prima vista di puro buonsenso, se riguardate con una logica più stringente non hanno poi tutto questo significato.

In primo luogo io personalmente mi sento molto naturale 🙂 . Per dire: Armin Kobler, uno dei vignaioli di cui condivido molte idee, è naturale anche lui. Vi posso assicurare, avendolo visto, che è un uomo in carne ed ossa. Non è un alieno proveniente da qualche astronave interstellare. E le cose che mette nei suoi vini sono naturali nella misura in cui non va mica su Marte o su Venere a prenderle.

Le cose che facciamo con ciò che si trova sulla terra sono dunque, a rigor di logica intendo, anche esse naturali. La cosiddetta solforosa è un elemento chimico ma esiste anche lei, viene fatta con elementi trovati nella natura, per quanto possa dispiacerci. O no?

In secondo luogo nemmeno le bistecche sono naturali. A quanto mi consta non vi sono alberi che danno le bistecche. E’ il prodotto della macellazione delle bestie che dà le bistecche.

Ma a ben vedere nemmeno l’insalata che ho nel piatto lo è, a meno che personalmente non vada a brucarla nei campi. L’averla raccolta e tagliata a pezzettini con una lama di coltello -lama che secondo il ragionamento non è naturale perché fatta dall’uomo- e poi l’averla lavata, la renderebbe artificiale. A meno che non la strappi dal suo gambo, o non la tagli direttamente con una selce trovata naturalmente da qualche parte. Se anche la facessi a pezzi con le mani comunque un intervento umano c’è.

Come la mettiamo?

Possiamo dilungarci all’infinito fra cose che sono naturali perché sono così come sono in natura (l’acqua). O cose che resterebbero naturali perché la trasformazione è solamente meccanica (es. rari mobili di legno tenuti contesti senza collanti). O infine che resterebbero naturali perché non subiscono trattamenti chimici. Ma per esempio un coltello da cucina è naturale o artificiale? O una forbice per le vigne? E raffreddare una vasca di vino è un processo naturale o artificiale? E fare il batonnage?

Se l’intervento dell’uomo si considera artificiale, allora di cose naturali ce ne sono ben poche, sul piano del puro pensiero è veramente una vertigine.

Se invece incominciamo a distinguere e ad introdurre ragioni di qualsiasi tipo per considerare ancora naturale ciò che è manipolato, e già artificiale ciò che è anch’esso manipolato ma in un altro modo, non è più finita e si arriva all’arbitrio. Così io potrei considerare naturale il Tavernello ed un altro solo i vini di -tanto per dire- Elisabetta Foradori. In proposito vedi anche qui per capirne di più, in questo post molto bello (o almeno io la penso così) per quanto non molto “naturale” risalente ad un anno fa.

Insomma, la mia idea è che non sia affatto vero che prodotti trasformati dall’uomo per questo perdano la loro naturalità.

Siccome i precedenti post della Trilogia mi sono venuti troppo lunghi concludo qui, per ora. Il seguito, cioè cosa si può veramente intendere per vini non tradizionali, naturali, biologici, biodinamici ecc.  lo dirò alla prossima puntata.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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2 commenti on “IL CROLLO DELLA CONVINZIONE CENTRALE – UNO”

  1. […] un altro interessante concetto che gira attorno alle discussioni enoiche: quello di vino naturale. Lettura consigliatissima. osservatorio vino vino naturale […]

  2. Discorso impeccabile: come sempre!