VERTICALE CAMPI SARNI VALLAROM

CINQUE ANNATE – UNA MANO

28 novembre 2011

Prima due parole introduttive: il Vallarom Campi Sarni Rosso è un taglio bordolese rosso trentino. Per una serie di avventure che non sto a raccontarvi ne ho conservate una bottiglia  all’anno fino ad averne 5: dal 2003, anno di forte siccità per il Trentino, al 2007.

Salvo quella del 2003, le ho comperate tutte all’enoteca Grado 12 di Trento quella del 2004 l’ho pagata 13,50 €, l’ultima 16,50 € (scontata): forti aumenti, non c’è che dire 😐

E’ un vino che mi piace e per questo ne tengo (quasi) sempre in cantina. La degustazione verticale di questa sera conferma il mio giudizio complessivo che resta assolutamente positivo.

Passo alle conclusioni immediatamente. Chi ha interesse agli appunti di degustazione di seguito li troverà.

Innanzitutto è un vino che accompagna benissimo la cucina: ha tenuto botta, forse un po’ sovrapponendosi ma in ottimo allineamento gustativo con il primo (risotto con zucca e ciuiga), mentre ha accompagnato perfettamente il secondo (stufato e polenta). Veramente un accostamento riuscito.

Questo del resto è un buon vino. Si beve volentieri, non stanca. E’ un vino con una certa complessità all’interno di una serie di indicatori e di descrittori che ci possiamo aspettare da un taglio bordolese fatto in Trentino. E’ morbido e rotondo, molto onesto e franco. L’unico aspetto particolare è che dopo qualche tempo di permanenza nel bicchiere, casca un po’ giù: in particolare il 2006 che è rimasto lì ad attendere per quasi tutta la durata della cena alla fine era proprio debole.

Una annotazione: le varie annate non si distinguono tanto. Anche quella del 2003 è sembrata molto simile alle altre e la differenza pareva arrivare più dall’invecchiamento che da quel particolare millesimo in cui, come ricorderete, in Trentino non era mai piovuto a partire da febbraio. Questo mi farebbe azzardare a dire che probabilmente la mano in cantina si sovrappone alla “mano della natura” e produce un vino dallo standard elevato tutti gli anni, ma piuttosto uniforme. Ne esce prevalente cioè la continuità di gusto rispetto alla variabilità dell’annata. E’ un po’ questa la morale che ne trarrei dunque: che il vino secondo me mostra più la personalità del produttore Scienza, che non quella delle caratteristiche annuali. E’ un vino sicuramente di terroir, perché vi si sente dentro il Trentino, con i suoi vini tendenzialmente rotondi e levigati, ed è inconfondibile il “marchio Vallarom” che per me è una garanzia. Il millesimo invece non è un dato fortemente distintivo, il che non va inteso come una critica, anzi: casomai è la sicurezza di non sbagliare mai anno dopo anno.

La degustazione ha seguito i canoni teorici dall’anno più recente, il 2007, fino al più antico, il 2003, è avvenuta in accompagnamento ad una cena che prevedeva: risotto alla zucca con ciuiga grattuggiata sopra, due stufati con contorno di polenta.

2007

Il primo vino, 2007, al primo assaggio è sembrato molto fresco, e questo si vedeva già dal colore con riflessi violacei. Un vino ancora acerbo, con aspetti floreali ancora freschi ed una sensazione di amalgama fra il cabernet ed il merlot già iniziato ma non ancora completamente raggiunto. Al palato abbiamo riscontrato un vino che sta in piedi diritto, con molto nerbo, giustamente tannico e di corpo.

2006

Col 2006 abbiamo incominciato a fare confronti. E’ stato l’anno che mi è piaciuto meno, l’ho trovato come il primo ma un po’ più piatto e più piccolo. Sempre un vino che, preso da solo apprezzerei sicuramente, ma in confronto perde un po’. Note di frutta cotta e mora.

2005

Il maggiormente gradito dagli 11 commensali: innanzitutto un carattere forte, un vino adattissimo ad accompagnare i piatti così saporiti della tradizione trentina. Bello tannico ma con tannini non pronunziati come il primo bensì arrotondati e morbidi. Nell’insieme è uscito abbastanza rapidamente con profumi di frutta rossa sotto spirito. Nonostante fosse del 2005, e nonostante la conservazione non fosse stata il massimo, ha comunque manifestato ancora molta freschezza dando l’idea di avere davanti ancora molti anni. Più evidenti note vanigliate e terziarie di liquirizia.

2004

Questo millesimo incomincia un po’ a mostrare difficoltà. Fatica ad aprirsi, ed è quello che si lascia conquistare con più fatica. Le note rassomigliano ai precedenti ma con meno profondità, nel complesso è meno memorabile e si avvicina al 2006.

2003

Il “nonno” della verticale incomincia imbronciato e scontroso nel suo color rubino che vira lievemente al mattone. Per molto tempo dopo essere stato aperto ed essere stato versato nel bicchiere se ne rimane chiuso e non fa uscire nulla. Solo sentori alcolici. Poi, piano piano e veramente con un ritmo da spogliarellista, si manifesta. Apre un occhiolino di vaniglia. Poi, sempre con calma, si apre un altro spiraglio, stavolta è tabacco, poi, predominante secondo me, una nota di cioccolato. Una tensione continua in bocca di tannini morbidi e frutta rossa matura ma senza le note della marmellata così resta un vino “maschile” e tosto. Ovviamente, immancabile, il naso … ordinato.

Per fare un benchmark abbiamo assaggiato anche un vino San Leonardo del 2005: rispetto al Campi Sarni una così forte differenza di prezzo non si giustifica (l’ho pagato 39,50 € direttamente alla rivendita della cantina), ma che sia un vino con una personalità molto differenziata, questo si.

Del San Leonardo e del confronto col Campi Sarni però scriverò su un altro post.

In conclusione posso dire questo: se avete bisogno di un vino universale per accompagnare piatti di sostanza, ad un prezzo tutto sommato ragionevole, anche se non bassissimo, il Campi Sarni può fare per voi.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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