BOLLICINE SU TRENTO

FRA POLEMICHE E LUCI

TRENTODOC 2011

Che parlano delle bollicine su Trento trovate tantissimi siti:

Qui quello istituzionale, qui quello diversamente-istituzionale e qui quello paludato ed autorevole. E chissà quanti altri ce ne saranno.

Quindi non ho molto da aggiungere, se non il fatto che probabilmente di fronte ad una bella manifestazione, e dirò in seguito i motivi della mia opinione, ci facciamo del male con le parole.

La cerimonia iniziale, alla quale non ero presente perchè impegnato altrove e perchè sinceramente sono ormai abbastanza vecchio da sapere che certe “convenscion” sono perdibilissime, sembra sia stata caratterizzata da una scelta abbastanza curiosa: il Presidente del Consorzio Vini Trentini, Elvio Fronza, avrebbe ritenuto opportuno denigrare la Franciacorta con l’obiettivo di magnificare il Trentodoc dicendo, a quanto riportano i giornalisti presenti: “Altro che le squallide brughiere di Franciacorta, le colline della nostra terra madre non hanno nulla da invidiare allo Champagne”.

Ciò ha scatenato alcune polemiche, almeno a livello di blog, e ho paura che questo abbia coperto le altre virtù di una manifestazione che io considero positiva, per questi argomenti:

1. viene svolta in un momento natalizio, periodo in cui il consumo di spumanti è un proprium, fra l’altro in città c’è tantissima gente che gira e qualcosa anche a loro probabilmente arriva;

2. ha moltissime manifestazioni a sostegno, o, si potrebbe meglio dire, la manifestazione è veramente una corolla di proposte significative;

3. una di queste mi sembra veramente ben architettata: mi riferisco  a quella denominata  Trentodoc on the Road; a parte il titolo, che non mi piace, però è veramente un esempio concreto di promozione territoriale completa.

Chi vuole andare a vedere può vedere i dettagli qui , ma in sintesi sono coinvolte le strade del vino e moltissimi alberghi ed altre strutture ricettive o di offerta eno-gastronomica. Molti ristoranti offrono menù tipicamente trentini, con ricette trentine, prodotti  trentini, ad un prezzo sinceramente calibrato, e con l’immancabile accompagnamento del Trentodoc.

Ogni cosa si può fare meglio e sempre vanno spronati i decisori (assessore Mellarini, che io non conosco in primis) , ma in questa manifestazione io non trovo molto da ridire. E la critica dei Trentini secondo la mia opinione in questo caso è autolesionistica

Immagino che calcolare l’outcome (il risultato complessivo in termini di promozione territoriale) e non l’output di eventi e di persone coinvolte non sia facilissimo.

Inoltre io non sono stato a cercare ma certi dati sono sempre difficile da ottenere e da leggere, quindi non sono in grado di dire se la manifestazione sarà stata un successo e se è costata troppo o il giusto, ma intanto è una manifestazione che c’è, che è arrivata alla settima edizione.

Peccato che ciò che ha calamitato l’attenzione in questi giorni siano state le improvvide esternazioni del nominato presidente questo non ci fa onore.

Non resta che citare l’ineffabile mons. Fisichella: saranno certamente dichiarazioni da contestualizzare: speriamo.

Un saluto dal vostro Primo Oratore

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8 commenti on “BOLLICINE SU TRENTO”

  1. Ti ringrazio per la citazione come “diversamente istituzionale”! Non avrei trovata definizione migliore per Cosimo. Mi ci riconosco in pieno. Poi non entro nel dettaglio della manifestazione, che trovo anche io tutto sommato gradevole e interessante (a parte il convegno di apertura: sconveniente e inutile; costruito appositamente per sentirsi dire: quanto siete bravi). Ma per il resto mi sembra una cosa graziosa e ben architettata. Del resto come ce ne sono tante in giro per l’italia. Ciò che infastidisce (me), è il tono autocelebrativo, da primi della classe. Nemmeno in Francia, guarda, ho mai avvertito questa supponenza.. Ma sarà una questione di carattere (mio). Non sono d’accordo con te, invece, quando sembri trascurare la questione dei costi – benefici: credo invece sia una questione decisiva. Siamo alla settima edizione di Bollicine su Trento e le ricerche demoscopiche, quella pubblicata ad inizio novembre di quest’anno, ci dicono che il trentodoc è conosciuto dal 23 % degli italiani. Questo è un punto da cui partire, secondo me, per fare qualche ragionamento. Non perché sono un trentino autolesionista, ma perché sono un trentino che vorrebbe trovare trentodoc anche a Palermo (e invece, credimi, non lo trovo nemmeno in centro a Trento). Forse, se questo è il livello di penetrazione del marchio, dopo sette (sei) edizioni, qualcosa non ha funzionato. Mi pare…
    Devotamente…
    CPR

  2. Primo Oratore ha detto:

    Attenzione: non è che io trascuro l’aspetto dei costi. Dico solo che i risultati in senso di efficacia sono difficili da valutare e le risorse che sono state impiegate costituiscono un dato che non ho visto. Certo il 23 % di italiani che conoscono il Trentodoc non è un dato incoraggiante e il fatto che sia poco diffuso (concordo, i baristi trentini gran poco lo conoscono) è un cattivo segnale.

    Ma è su questo che io confido che in assessorato stiano lavorando, se non lo facessero sarebbero da serar via.
    PO

  3. Enolibero, Trento ha detto:

    Carissimo PO, spero che tu non mi tolga l’Amicizia per quello che vado a dire. Sulla sprovvedutezza del rappresentante (?) dei vinicoli trentini e sulle doverose scuse agli amici di Franciacorta non ci piove. Mi trovo, per esperienze pregresse, critico costruttivo allineato con Cosimo specie quando si parla di costi pubblipromozionali. Di tutta la faccenda, questi costi non sono questione secondaria, anzi, potrebbe essere il bandolo della matassa per venire a capo di una situazione che pare insostenibile a tutti all’infuori dei produttori. Sono essi, infatti, i beneficiari dell’azione istituzionale totalmente in groppa ai contribuenti, eccezzion fatta per un pò di bottiglie (al costo) e ticket d’albergo (sconto comitiva) dei luoghi di manifestazione.

    Pur con tutta la simpatia possibile – ci mancherebbe, per uno che ha mangiato pane e trentino per una vita – dico che l’eliminazione del co-finanziamento delle attività istituzionali in essere fino agli anni ’90 è stata la madre di tutte le disgrazie. Il cancro finale, per dire solo del peggiore, è stato l’aver assopito le coscienze dei produttori (rare le eccezzioni), comperandole con i soldi della PAT affidati all’Ente camerale. Nessuna seria critica sull’operato, mai e poi mai, in quest’ultimo decennio. E sistematica cancellazione di ogni traccia che possa richiamare il modello (se permettete, vincente) in essere prima del 2000. Che non andava buttato.

    Parentesi: a comprova di ciò, basta leggere il nuovo libro sul Trentodoc di Pederzolli&Spagnolli: due amici volonterosi che glissano elegantemente financo sulla genesi dello stesso “Trento” (Trentodoc la considero un’aberrazione enologica e di marketing degna della non cultura imperante), sulle accesissime discussioni sul metodo, sull’affermazione degli champenoisti, sulla stesura del disciplinare di produzione, sullo sgomento perchè nessuno, nemmeno la Real Casa, era riuscito a convincere l’altra metà della Corona a praticare un listino degno di un prodotto di qualità invece di quello di un concorrente fuorizona del Prosecco, sulla lunga empasse che questo ha provocato per anni ed ancora c’è. Nulla di tutto ciò, per non disturbare i manovratori della produzione e della pubblipromozione.

    Torno al dunque: a Bolzano hanno messo su due tasse per finanziare la promozione turistica, i vinicoli lì hanno sempre co-finanziato; a Trento, nel ’99 l’Istituto del Vino pretendeva di far co-finanziare la promozione turistica pubblica, anche se non al 50% dei costi, come facevano già i vinicoli. Risultato: il 31.12.1999 è stato di fatto chiuso l’ITV (liquidato un anno dopo) ed i vinicoli hanno iniziato a risparmiare 3 miliardi di lire dei 6 che costituivano allora il budget.

    Il co-finanziamento, oggi ancor più facile perchè ci si è arricchiti col Pinot grigio delle Venezie, è l’unico modo per co-responsabilizzare i produttori, dalla vigna al bicchiere, magari sbagliando, ma poi correggendo. Invece il Mella ti piazza due gabbiotti consultivi, di gente per bene, ma che non ha potere vincolante per le aziende o enti che rappresentano. Figurarsi per il Trentino tutto.
    In definitiva, serve un’entità (unica) sostenuta dalla PAT che faccia sintesi e decida. Questa figura non si vede all’orizzonte.

    Solo in questo modo, tutti i cittadini avrebbero modo di conoscere tutti i dati in dettaglio, non tanto e non solo delle spese sostenute, ma soprattutto dei risultati raggiunti.

    Altrimenti non ci resta che accontentarci (fino a quando?) dei comunicati stampa istituzionali autocelebrativi o dei resoconti dei giornalisti ospiti delle manifestazioni. Nel colpevole silenzio delle aziende che, se solo alzassero la testa, verrebbero subito invitati a fare da soli. Sbaglio?

    Scusami, PO per la lungaggine, ma dietro una degustazione o un mancato riconoscimento per la qualità per un vino, uno spumante o una grappa del Trentino, c’è prima di tutto da risolvere questo inghippo. Poi arriveranno i piani di rilancio per rimettere il Trentino vitivinicolo – e non solo – al posto che si merita. Il resto è quaquaraqua buono per i gonzi.

  4. lavorano cosi’ tanto che hanno un sito (trentodoc) inagibile: è stato aggiornato tre giorni prima dell’inizio di bollicine. Dopo che li avevamo tempestati di post polemici. Il giorno prima dell’inizio di bollicine, la sezione per la stampa era ancora impraticabile: poi non ho piu’ provato. Davvero mi ero rotto, sia di provare che di protestare.La questione non è se lavorano o non lavorano, la questione è se qualcuno lavora per un obiettivo e se questo obiettivo ogni tanto si misura. Oppure se si lavora tanto per lavorare. E guarda, purtroppo. e lo dico davvero da trentino amareggiato, questo risultato io non lo vedo: appunto il 23 %.

    Ps: oggi ho fatto una prova, da Lavis ad Avio, passando per trento e rovereto: sono entrato in 15 locali e ho chiesto un trentodoc (ho rischiato di ubriacarmi…), bene solo in quattro sapevano cosa stavo chiedendo, e di questi due mi hanno pero’ precisato che lo vendevano solo a bottiglia. Non ti sto ad elencare cosa mi è stato risposto. Sono dieci anni che si lavora e questi sono i risultati. Un giorno, nemmeno tanto tempo fa, durante una conferenza stampa, chiesi educatamente a Mellarini quale fosse il problema della comunicazione di questo benedetto trentodoc. Mi è stato risposto letteralmente: “No te vorai miga che me meta mi el grombial con su scrit trentodoc e vada en giro a venderlo, e po’ comunque em apena vint en gram premio per la comunicaziom a Londra”. Sulle cronache ufficiali, che ogni tanto mi tocca di fare, naturalmente per carità di patria ho omesso questa conversazione. Ma, mi sarebbe venuto da dire (anzi, glielo ho anche detto scherzando): Si, caro metete el grombial ti e via andare…!”. Scusa il tono vagamente sopra le righe… ma oggi avevo una gran voglia di trentodoc…e invece per tutto il giorno mi sono sentito proporre prosecchini… !
    CPR

  5. Primo Oratore ha detto:

    Non posso che quotarvi.
    Se CPR tu sei è andato in lungo per il Trentino e non hai trovato il trentodoc non è colpa tua ma dell’offerta.
    Enolibero, tu sembri conoscere bene una materia che io, come “semplice” consumatore non conosco: non ho dubbi che sia tutto vero, ed anche a me sembra giusto che chi beneficia di una cosa (la promozione) ne sopporti anche un po’ il peso (i costi): dovrebbe valere anche per tutti gli operatori turistici che si giovano della promozione territoriale: altrimenti perchè le industrie metalmeccaniche (per dire) non hanno di diritto di vedersi fatta la promozione dalla Provincia?

    Sui costi di queste operazioni, sinceramente, ma non so più come dirvelo, non sorvolo affatto. Solo che non li conosco e non ho avuto il tempo (e neanche la voglia tutto sommato: e questo è probabilmente parte del problema) di cercare.
    Prendo atto che non va affatto bene.
    Che fare?

    Grazie PO

  6. Primo Oratore ha detto:

    Che onore!!!
    Il primo post sul nuovo indirizzo di Trentino Wine Blog riprende questa polemica.
    http://www.trentinowine.info/2011/11/29/il-bandolo-della-matassa/
    WOW

    A proposito, per tutti, il nuovo indirizzo di TWB è questo:
    http://www.trentinowine.info/
    segnatevelo nei preferiti, saluto, PO

  7. Grazie per la pubblicità|!!!
    INFO DI SERVIZIO: ho provato ancora ad entrare nella sezione di trentodoc per i giornalisti: niente da fare il sito si pianta o hanno bannato istituzionalmente cosimo e lo tengono fuori anche dal sito, o lavorano cosi tanto che nemmeno il sito riesce a star loro dietro. (la stessa cosa mi aveva peraltro confermato anche una mia collega qualche giorno fa)

  8. Massarello ha detto:

    Caro PO, se bastasse qualche milione di € per lanciare un prodotto come il Trentodoc, allora ogni bar lungo l’asta dell’Adige lo proporrebbe. E’ commovente che CPR si sia preso la briga di chiederlo come se fosse un nuovo aperitivo, o un tablet, o una scarpa alla moda. Non funziona così con lo spumante classico.
    Io che non seguo il calcio, ho detto “sob” stamattina a sentire che l’Inter aveva perso in casa: non la sponsorizza il Trentino? Allora? Portiamo pegola, prima la Juve, ora questi che hanno la testa altrove…
    Dico questo perchè lo Champagne, tanto per dirne uno, non si sognerebbe di sponsorizzare una squadra di undici che in mutande corrono dietro al pallone. A meno che questa non sia classe. Potrei sbagliarmi? Stapagati dall’ente pubblico poi, no, non è così che si costruisce l’immagine di un prodotto elitario.
    Per me bisogna azzerare tutto, nuova dirigenza competente, nuovo piano, bagno di umiltà ed a testa bassa cominciare a costruire insieme mettendo mano al portafoglio. Altrimenti non funzioneranno che le singole marche aziendali.