MARTINOTTRENTO – Metodo Martinotti in Trentino!!

UNA SCOMMESSA DAGLI OCCHI DI PERNICE

C’è a Rovereto (TN) un vignaiolo che fa dei vini seri e severi: molto buoni.  Questi è Marco Manica, mentre la cantina è la Longariva.

Sul sito di Angelo Peretti, Internet Gourmet, è comparso un articoletto curioso: Marco Manica ha deciso, in Trentino, di fare uno spumante con il metodo Martinotti (detto anche Charmat) ; siccome la nostra non è la terra dei colpi di testa, e nemmeno Manica mi sembra uomo dei colpi di testa, ho deciso di andare a trovarlo per capire anch’io il perchè mai egli decida di non seguire il pensiero unico trentino dominante del Trentodoc, o semplicemente “Trento” come vorrebbe autorevolmente qualcuno.

Lo trovo in compagnia di un suo amico, apriamo una bottiglia di questo spumante e ci mettiamo a conversare davanti al fuoco allegro e scoppiettante che ci fa compagnia dal grosso camino della stube: in occasioni come questa si dicono tante cose, ed anche il vino ci ha aiutato, ma io non posso verificarle. Le riporterò come opinioni non accertate.

Ma prima parliamo di alcuni fatti:

il Maso Palt Spumante Brut Rosè, così è stata battezzata questa nuova creatura, è uno spumante realizzato con uve del vitigno pinot nero al 100 %. Per far tenere questo colore si è scelto di dare un PH 3 . L’acidità è del 7 % mentre il residuo zuccherino è di 12gr/lt.

Nella foto vedete la retroetichetta della bottiglia ed i dati tecnici minimi scritti a mano da Marco Manica su un foglietto a quadretti: comunica molto di più questo, sull’uomo e sulla sua personalità, che non mille brochures patinate (che pure mi ha comunque dato)

Questi dati tecnici per dire che è un vino con un bel color rosa corallo, ma in realtà la definizione giusta sarebbe occhi di pernice; occhi che, come quelli dei gatti, hanno la caratteristica di illuminarsi quando sono colpiti da un fascio di luce, ed è esattamente ciò che accade con questo vino: illuminato sembra sprigionare luminosità, è un effetto bellissimo.

Per il resto è uno spumante secco ed acido, che al naso sprigiona profumi floreali e freschi mentre in bocca sta in piedi senza cadere e lascia un sapore di frutta fresca senza però il caratteristico sapore dei lieviti e della crosta di pane che è tipico degli spumanti ottenuti con l’altro metodo, e qui volevo arrivare.

Io ho proprio chiesto a Manica se fosse dato fuori di testa: lui inizialmente mi ha guardato un po’ sorpreso, ma non troppo. Mi ha spiegato infatti che molti produttori trentini, sostanzialmente agganciandosi al traino della potente promozione  pubblica del metodo classico, e forse guardando anche alla favolosa azienda leader che (per fortuna dico io) abbiamo a Ravina , si sono detti: faccio anch’io un bel metodo classico così in quattro e quattr’otto vendo grandi volumi e tutto va bene.

I risultati sembra siano stati diversi dalle aspettative e mentre l’azienda leader ha continuato ad ottenere risultati (si favoleggia che abbia venduto tutte le bottiglie in America e che non abbia in cantina una boccia nemmeno per regalarla ai suoi amici), gli altri produttori si sono trovati con cantine piene di un vino che:

1. non ha neanche un nome, dato che si stanno ancora decidendo se chiamarlo talento, metodo classico, Trentodoc, semplicemente Trento ed intanto la festa la fa il Franciacorta.

2. è un vino che richiede molto tempo, molti oneri, lunghi depositi nella cantina e che si fa oggi e chissà quando si venderà

3. è un vino che deve trovare un posizionamento su un mercato competitivo ed incerto, dove ci sono grandissimi produttori con grandissimi capitali, mentre i piccoli debbono confidare, almeno qui in trentino, sull’iniziativa pubblica.

4. è un modello di vino che, nonostante tutti gli sforzi, fa fatica ad emanciparsi da un modello essenzialmente francese che ci penalizza mentre avvantaggia i cugini transalpini: c’è poco da fare.

Insomma chi imbocca la strada del metodo classico fa una scelta precisa, ed io auguro, da buon Trentino, che sia una scelta buona e giusta sperando che vada anche bene.

Altrettanto precisa è quella di chi sceglie il metodo Italiano, o Martinotti, caratterizzato da un’autoclave con una valvola su in cima, dalla possibilità di produrre un vino veramente giovane, forse più adatto del metodo classico ad andare incontro a gusti più superficiali e appunto giovanili, dalla possibilità di farlo in tempi rapidi e di produrre una serie di bottiglie tutte uguali.

Se il bello del metodo classico è che la fermentazione avviene in bottiglia e quindi ogni bottiglia, quantomeno in linea teorica può essere diversa da tutte le altre, nel metodo Martinotti il contenuto di tutte le bottiglie è uguale, perchè la fermentazione è fatta in una singola botta (o botte o più correttamente autoclave).

Debbo dire che, rispetto al metodo classico che qualche volta è un vino impegnativo e che richiede una certa energia per essere bevuto, e non a caso spesso restano bottiglie mezze piene sul tavolo, questo spumante qui si tracanna a garganella, va giù che è un piacere e non è nemmeno troppo pesante con i suoi 12°.

Insomma una scelta in controtendenza nella terra del metodo classico: mi piacciono i bastian contrari,  e anche se fosse solo per questo  io gli auguro tanta fortuna.

Un saluto dal vostro Primo Oratore.


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2 commenti on “MARTINOTTRENTO – Metodo Martinotti in Trentino!!”

  1. […] due interventi su Maso Palt: uno firmato da Angelo Peretti su Internet Gourmet e l’altro su Osservatorio del Vino, a firma di Primo Oratore. Vi consiglio di leggerli entrambi; soprattutto il secondo perché non si ferma alla degustazione […]

  2. […] due interventi su Maso Palt: uno firmato da Angelo Peretti su Internet Gourmet e l’altro su Osservatorio del Vino, a firma di Primo Oratore. Vi consiglio di leggerli entrambi; soprattutto il secondo perché non si ferma alla degustazione […]