SORPRESE INATTESE

PETITE ARVINE 2009

INSTITUT AGRICOLE REGIONAL/AOSTA

Questo era un vino mai visto, nè sentito nè assaggiato.

L’ho preso come ricordo di un viaggio ad Aosta proprio per il fatto che non ne avevo mai sentito parlare. Credo che una delle cose belle del vino, ed in particolare dei vini italiani, è che sono tantissimi e che non si potrà mai assaggiarli tutti. Affacciarsi sul mondo del vino è come affacciarsi sulla biodiversità.

La bottiglia è particolarissima e quando uno dice che un’etichetta è minimale non può che pensare a questa.

Probabilmente, e con buona pace del marketing e di ciò che si vuole comunicare con le etichette, questa non riporta null’altro che dati tecnici scritti in piccolo con un carattere stampatello minuscolo ed in tre capitoli, il primo intitolato Zona di produzione, il secondo Dall’Uva al Vino ed il terzo Caratteristiche del vino ed abbinamenti. Nella foto non si vede perchè ho messo la retroetichetta.

L’Institut Agricole Regional è “una fondazione tra la casa ospitaliera del Gran San Bernardo e la Regione Autonoma Valle d’Aosta, ha come scopo lo sviluppo dell’agricoltura valdostana attraverso l’insegnamento (è scuola) , la sperimentazione (è istituto di ricerca) e la produzione (è azienda agricola)” – così riporta l”etichetta.

Insomma da queste brevi note si comprende che non si tratta di un prodotto in competizione sul mercato, ma al contrario il sottoprodotto di una finalità diversa.

Naturalmente l’ho aperto con una certa curiosità. Innanzitutto il colore: un colore giallo paglierino pieno, nè carico nè scarico, ma trasparentissimo. Veramente uno dei vini più trasparenti fra quelli che mi ricordo.

Al naso lo stupore maggiore, perchè mi è sembrato una copia del müller-thurgau, con dei sentori abbastanza identificabili di pompelmo o altri agrumi. La cosa d’acchito mi è dispiaciuta, questo tipo di profumi non sono fra i miei preferiti.

In bocca il vino ha riservato qualche sopresa. Innanzitutto mi è sembrato piuttosto caldo e sbilanciato rispetto ai profumi. Infatti accanto a un sapore rotondo e largo, di fiori bianchi ed un pochino pieno (il mio amico ha detto che il sapore gli sembrava di banane e di mela bianca) si è distinto un sapore minerale, ma il vino mi è sembrato ai limiti della sua evoluzione. In bocca mi è sembrato che crollasse.

Come sapete, questo tipo di vini sono quelli che preferisco in fase di degustazione. sono vini che faticano a mostrarsi, sono pieni di sfaccettature, se ne può parlare a volontà. Ad ogni successivo bicchiere ed a ogni successivo assaggio il vino si esprime con atteggiamenti diversi, è estremanmente cangiante e divertente da esplorare.

Poi non è il mio vino preferito: quando dalla fase diciamo di degustazione siamo passati a berlo come amico delle nostre chiacchiere si è dimostrato per un vino dimenticabilissimo: non perchè fosse cattivo, non si merita una valutazione nettamente negativa, ma perchè non incontra i miei gusti. Troppo agrumato ed acido, non è quello che cerco nei vini bianchi.

Ma questo attiene al gusto, e de gustibus…

Un saluto dal vostro Primo Oratore.

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